Leggendo il testo dell’ Art. 7 della legge 155/2005 e il verbale della seduta n. 113 del 5/11/2010 del Consiglio dei Ministri, non è facile interpretare cosa intenda il Ministro Maroni quando parla di collegarsi liberamente a reti WiFi, né prevedere i tempi in cui questo sarà reso possibile.
Dal verbale si evince infatti che il Consiglio dei ministri ha approvato sia un decreto legge che contiene diverse disposizioni in materia di sicurezza pubblica (tra le quali non si cita il WiFi), sia un disegno di legge “che, fra l’altro: […] in materia di accesso alla rete Wi-Fi: prevede il superamento delle restrizioni al libero accesso alla rete contenute nel cosiddetto decreto Pisanu, mantenendo tuttavia adeguati standard di sicurezza”.
La questione merita alcune osservazioni.
La prima è che si tratta di un disegno di legge, che dovrà affrontare l’iter parlamentare in un periodo di affanno del governo e rischia quindi di trovarsi imbottigliato malgrado l’appoggio di massima bipartisan al punto in questione.
La seconda osservazione, che riprendo da alcuni blog e dal confronto con gli amici giuristi, è che il riferimento al primo gennaio 2011 lascia intendere che non si tratti di un’abrogazione dell’articolo 7, che potrebbe avere decorrenza da qualsiasi momento, ma della mancata proroga del comma 1, l’unico ad avere un riferimento temporale, che è quello che prescrive l’obbligo di licenza per i gestori di Internet point.
La terza osservazione è che l’abrogazione in toto dell’Art. 7 del decreto Pisanu creerebbe un vuoto normativo che mal si concilia con il “mantenimento di adeguati standard di sicurezza” e che pertanto richiederebbe la contestuale emanazione di nuove norme che dovrebbero, quantomeno, essere discusse e approvate.
La quarta osservazione è riferita alle dichiarazioni di Maroni in conferenza stampa circa il superamento delle “restrizioni imposte dal decreto di cinque anni fa, che ora sono state oltrepassate dall’evoluzione tecnologica”. Questo riferimento all’evoluzione tecnologica fa ben sperare circa l’abolizione dell’obbligo di registrazione dei dati di un documento di identità, ma fa pensare che si mantenga comunque l’obbligo di identificazione mediante nuove tecnologie. Pur non sapendo a quali tecnologie alluda il Ministro, me me ne vengono in mente due che sono già utilizzabili:
- identificazione indiretta (attraverso SMS o attraverso carta di credito);
- autenticazione federata per l’accesso ad Internet.
L’identificazione indiretta era stata ammessa dal Ministero dell’Interno già nel 2007, su sollecitazione di Assoprovider.
L’autenticazione federata per l’accesso ad Internet è stata invece introdotta nelle linee guida elaborate dal gruppo di lavoro che ho il piacere di coordinare in seno al Tavolo Tecnico Università Digitale (istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal MIUR). Le linee guida, che fanno anche riferimento anche alle forme di identificazione indiretta, sono state approvate in luglio 2010 dal tavolo dopo aver raccolto il parere favorevole del Ministero dell’Interno.
Di “Aspetti normativi delle reti IP e della comunicazione digitale” e di “Autenticazione federata per l’accesso ad Internet” ho parlato oggi al workshop ICT4University che si è tenuto a Napoli, nello splendido complesso di San Marcellino.
In attesa che si chiarisca cosa vuol dire liberalizzazione del Wi-Fi e quando avverrà, in molti si aspettano che dal prossimo primo gennaio potranno accedere gratuitamente ad Internet da qualsiasi luogo pubblico. Temo che questa aspettativa verrà delusa.