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La responsabilità dei motori di ricerca

mercoledì, 23 novembre 2011

Google Diabolik

Chi cerca trova guai?” E’ questo il titolo del seminario interdisciplinare sulla responsabilità dei motori di ricerca che ho avuto il piacere di organizzare ieri a Urbino per conto dell’Associazione Culturale NeuNet, del Dipartimento di Scienze di base e fondamenti e del Corso di Laurea in Informatica Applicata dell’Università di Urbino.

Gabriele Marra e Chiara Bigotti hanno discusso l’argomento dal punto di vista giuridico partendo dal caso giudiziario della PFA Films srl contro Yahoo! Italia srl. Il discorso è stato poi esteso al recente caso Moncler, che ha coinvolto tutti i provider italiani.

Cosa accomuna questi due casi? Il fatto che chi ritiene lesi i propri interessi in rete ha chiamato in causa chi fornisce accesso e chi gestisce i motori di ricerca data l’impossibilità di agire contro i veri responsabili. L’ulteriore analogia è che in entrambi i casi i provvedimenti cautelari sono stati revocati.

Quindi tanto i gestori dei motori di ricerca quanto gli ISP diventano capri espiatori ai quali si vorrebbero attribuire responsabilità penali o affidare compiti di controllo preventivo e di intervento cautelare solo in virtù della loro capacità tecnica di intervento, della loro ubicazione sul territorio nazionale e del loro ruolo strategico.

Lo strano caso Moncler e la neutralità violata

giovedì, 13 ottobre 2011

fake-monclerCosa pensereste se andando in spiaggia la trovaste chiusa, con il bagnino di guardia, perchè se ci andaste rischiereste di incontrare qualcuno che vende falsi oggetti di marca?

O cosa pensereste se andando all’aeroporto trovaste il vostro volo cancellato dalla compagnia aerea perchè nel paese di destinazione potrebbe esserci un mercatino di oggetti taroccati?

O ancora cosa pensereste se andando a visitare una città d’arte la trovaste chiusa perchè vicino ai monumenti ci sono bancarelle non autorizzate?

Nel mondo reale sembrano situazioni paradossali, ma qualcosa di simile sta già succedendo in rete. Un recente provvedimento del GIP di Padova ha infatti imposto agli Internet provider italiani di bloccare l’accesso a circa 500 siti web i cui domini usavano impropriamente o senza autorizzazione il nome Moncler (o sue versioni storpiate), rischiando di ledere gli interessi del marchio.

In pratica, a fronte dell’istanza presentata dalla Moncler, si è deciso di tutelarne gli interessi imponendo agli ISP di limitare la libertà dei loro clienti e di violare il principio di neutralità. E’ proprio come se anzichè far chiudere le bancarelle che vendono oggetti contraffatti, si decidesse di impedire alla gente di passeggiare in prossimità delle bancarelle affidando la funzione di controllo a persone preposte a fare tutt’altro (nel nostri esempi potrebbero essere i bagnini o gli autisti di autobus, in Internet sono gli ISP).

Lo strano caso Moncler ha riacceso il dibattito sul conflitto tra neutralità, diritti e prevenzione del crimine (http://lnkd.in/Bu7-rw).