
Kindle è il lettore di eBook di Amazon che sta conquistando (e rivoluzionando) il mercato mondiale dei reader non tanto per le caratteristiche tecniche (anche altri, tra cui Sony, usano la stessa tecnologia, E-Ink, e sono attesi lettori con doppio schermo a colori da MSI e Asus) quanto per il modello commerciale adottato da Amazon, che non ha precedenti.
Innanzitutto, molti si aspettavano che Amazon lanciasse il Kindle con un paradigma commerciale orientato al suo core business, i libri. Ci si aspettava cioè che il lettore sarebbe stato offerto gratuitamente o a un prezzo simbolico a chi avesse acquistato un pacchetto significativo di eBooks. Invece il Kindle 2 (quello piccolo e più economico) ha un prezzo post-natalizio tutt’altro che simbolico di 259$ per il mercato americano e di 249 Euro per quello Europeo.
Ma il principale elemento di novità è la connessione: il Kindle scarica e aggiorna libri e quotidiani connettendosi automaticamente attraverso le reti 3G di 100 paesi del mondo senza che gli utenti debbano stipulare contratti con gli operatori telefonici o preoccuparsi delle tariffe applicate. Il costo della connessione è compreso nel prezzo del contenuto scaricato in virtù di accordi tra Amazon e gli operatori. Per meglio dire, l’accordo di Amazon è con AT&T, che a sua volta ha accordi di roaming internazionale di cui possono avvalersi gli utenti dei Kindle che vengono forniti direttamente dall’America con una SIM registrata da AT&T. Il modello regge grazie all’efficienza della codifica di libri e giornali, le cui dimensioni sono generalmente molto inferiori al MB e il cui trasferimento comporta un costo wholesale di pochi decimi di dollaro che incide marginalmente sul prezzo del libro, di circa 10 dollari. Dove gli accordi di roaming dovessero essere meno vantaggiosi, sarebbero i prezzi dei contenuti a risentirne, comportando una differenza di prezzo dei contenuti tra il mercato USA e quello Europeo dovuta non solo ai diritti d’autore.
Per Amazon la scelta di 3G al posto di WiFi è fortemente motivata dalla copertura, dalla connessione automatica e trasparente e dagli accordi di roaming internazionale che già legano gli operatori, ma non sarebbe al momento applicabile a contenuti a banda larga.
Amazon ha anche annunciato il lancio del Kindle development kit (KDK), che ha l’ambizione di dar vita ad una comunità spontanea di utenti-sviluppatori che accrescano le funzionalità del Kindle, come Apple ha fatto con successo per iPhone e iPod. Il modo in cui la comunità di sviluppo si sposa con il modello commerciale del Kindle è scritto nelle specifiche tecniche alle quali dovranno attenersi gli sviluppatori di applicazioni. Per poter essere distribuite gratuitamente da Amazon, le applicazioni sviluppate per il Kindle dovranno avere dimensioni inferiori al MB e non dovranno generare più di 100KB di traffico wireless al mese per utente.
Cosa c’entra il cavallo di Troia con il Kindle? Nel precedente post ho chiamato cavalli di troia le applicazioni online che vivono di vita propria e riescono a raggiungere gli utenti che non dispongono già di un contratto per la connessione ad Internet. La mia congettura è che se si diffondessero applicazioni e servizi online con un mercato indipendente da quello degli accessi ad Internet, avrebbero la funzione di cavalli di troia perché contribuirebbero ad aumentare la penetrazione della banda larga e la sostenibilità delle infrastrutture di accesso. Il modello adottato da Amazon per il Kindle va in questa direzione, anche se la rete alla quale si appoggia è quella cellulare, che non sembra avere bisogno di motivazioni esterne per diffondersi e penetrare il mercato.
Riferimenti:
- Stephen Lawson, “Amazon Kindle finds a new Use for 3G“, PC Word, November 20, 2007.
- Dean Bubley, “Amazon Kindle 2: Does this herald the arrival of ‘Dumb roaming pipes’?“, Disruptive Wireless, October 09, 2009.
- Amazon, Kindle Development Kit, http://www.amazon.com/kdk/ (visitato il 23 gennaio 2010).