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Il valore reale del denaro virtuale

mercoledì, 16 novembre 2011

virtual currency

L’università di Urbino e l’Associazione Culturale NeuNet organizzano il seminario interdisciplinare “Il valore reale del denaro virtuale: dai giochi online ai mercati valutari“, Urbino, Piazza della repubblica, 13, giovedi’ 17 novembre 2011, ore 16:00.

Verranno trattati aspetti tecnologici, economici, sociologici e legali.

Riferimenti:

Il (basso?) valore del tempo in rete

sabato, 23 luglio 2011

Dal 2010 in America il volume di affari della pubblicità online supera quello della pubblicità sui giornali, ma i numeri restano confrontabili (26 miliardi di dollari online contro 23 miliardi sui giornali nel 2010) a dispetto della rivoluzione digitale.  Internet assorbe il 15% dei profitti della pubblicità in un paese in cui la popolazione passa su Internet il 31% del tempo dedicato ai media. Ne deriva che il tempo degli utenti vale meno su Internet che sui media tradizionali. Questo fenomeno è stato quantificato da Chris Anderson, di TED, incrociando dati di varia natura. Il risultato è che un’ora di attenzione di un utente vale 1 dollaro su carta stampata, un quarto di dollaro davanti alla TV, e 10 centesimi online.

Bob Garfield propone una spiegazione in un bell’articolo divulgativo su IEEE Spectrum di giugno, nel quale, tra l’altro, mette a confronto il potenziale di Facebook e di Google e individua come elementi chiave di successo il dominio della ricerca da terminale mobile, l’e-mail e il denaro elettronico.

Riporto in sintesi le riflessioni di Garfield sui limiti della pubblicità online:

1. I contenuti illimitati della rete rendono illimitati i luoghi dove si puo’ inserire pubblicità, riducendo il prezzo;

2. Gli utenti online sono attivi e non ammettono che si tolga loro il controllo per mostrare inserzioni pubblicitarie (la pubblicità online è sempre percepita come spam);

3. La pubblicità mirata è vista come una forma di violazione della privacy, anche quando è fatta rispettando la privacy.

Sono questi, secondo Garfield, i tre fattori principali che riducono il ritorno economico della pubblicità online, malgrado l’efficacia di strumenti come i motori di ricerca, il social targeting, e i video preroll.

Riferimenti:

Gli operatori vogliolo le NAN

sabato, 11 dicembre 2010

France Telecom, Telecom Italia, Vodafone e altri operatori sentono il bisogno di nuovi modelli di business per sostenere il traffico generato sulle proprie reti dalla crescente offerta (e domanda) di contenuti e applicazioni a banda larga.

internet traffic

La situazione e’ ben spiegata negli articoli apparsi su Bloomberg ( Matthew Campbell and Jonathan Browning, 8 dicembre 2010) e su Repubblica.it (Alessandro Longo, 10 dicembre 2010).

In sostanza quello che chiedono gli operatori e’ che i fornitori di contenuti e servizi (Google, Apple, Facebook e gli altri) contribuiscano a pagare il traffico. Questo sovverte il modello di business orientato all’accesso e all’integrazione verticale e apre la strada ad un nuovo modello orientato ai servizi. Al momento la situazione sembra preludere ad uno scontro tra operatori e service provider, e riapre il dibattito sulla neutralita’.

Ma superando le polemiche e i contrasti apparenti quello che chiedono gli operatori sembra proprio l’adozione del modello di “neutral access network” (NAN) che e’ l’oggetto di questo blog. Forse i tempi sono maturi per approfondire il dibattito e per sperimentare sul campo il modello, conciliando le esigenze di operatori e fornitori di servizi a vantaggio dello sviluppo sostenibile delle reti e nel rispetto della neutralita’.

Alessandro Bogliolo

Riferimenti: