Articoli marcati con tag ‘condivisione’

FON: accesso condiviso e roaming globale

domenica, 8 marzo 2009

Chi ha un accesso ad Internet residenziale a tariffa piatta non lo usa sempre (se non altro perchè trascorre fuori di casa buona parte della giornata) e di solito non lo sfrutta al massimo (perchè molte delle attività online non hanno grandi esigenze di banda e perchè in rete si possono incontrare colli di bottiglia più stretti del gateway del proprio provider). Uscendo di casa lasciamo la nostra connessione Internet inutilizzata e ci possiamo trovare in luoghi privi di punti di accesso. Ma magari passiamo sotto casa di chi, come noi, ha una connessione sottoutilizzata e non avrebbe nulla da perdere a farci usare un po’ della sua banda, chiedendoci in cambio solo di ricambiargli il favore quando mai dovesse trovarsi a passare sotto casa nostra.

Accesso condiviso. La comunità FON è nata in Spagna nel 2006 da questa idea: utilizzare il WiFi per condividere connessioni ad Internet residenziali. Chi ha una connessione a tariffa piatta acquista una Fonera (un router wireless che genera una rete WiFi protetta e una rete WiFi aperta) ed entra a far parte della comunità. La rete wireless aperta è gestita centralmente da FON come un hot spot pubblico con captive portal centralizzato. La rete protetta invece è didicata all’uso privato da parge del proprietario della Fonera. Chiunque mette a disposizione la propria connessione (tenendo accesa la propria Fonera) ha diritto di accedere ad Internet gratuitamente dalle Foneras altrui.

Lo scorso gennaio ho incontrato a Barcellona Jordi Valleio, CTO di FON, che parla cosi’ della comunità FON:



Il modello ha attirato l’attenzione di importanti investitori (tra cui Google e Skype) e si è diffuso a livello globale creando una comunità di circa un milione di Foneros. Oggi in molti paesi del mondo FON è una realtà consolidata, in molti altri sta prendendo piede, in altri è guardato come un fenomeno interessante ma incompatibile con i modelli di business degli operatori dominanti e con la normativa vigente. L’Italia è tra questi ultimi, come dimostrano la scarsa concentrazione di Fon spots sul nostro territorio e le riflessioni autorevoli pubblicate il mese scorso su Datamanager (L’unione fa … la rete). Tutti concordano sulla bontà dell’idea, ma sollevano perplessità riguardanti: il rapporto tra utente e provider (che in genere non prevede la rivendita), il ruolo di Inernet Service Provider esercitato indebitamente da chi accende una Fonera, la responsabilità del proprietario della Fonera (nonchè intestatario della connessione ad Internet) per il traffico generato da chiunque utilizzi la sua connessione, la qualità del servizio, l’affidabilità, … Ognuna di queste preoccupazioni è in parte fondata, nel senso che evidenzia una criticità del modello di condivisione d’accesso che lo rende più o meno adatto a rispondere a specifiche esigenze di connettività o ad affermarsi in determinati contesti.

Roaming globale. Mentre si dibatte sulle criticità della condivisione d’accesso, e sugli strumenti e sulle motivazioni per affrontarle e superarle, FON ha iniziato a stringere importanti accordi con grandi operatori (tra i quali BT) che forniscono direttamente ai propri clienti l’opportunità di diventare Foneros. Questi accordi non tradiscono il modello di FON, ma ne accelerano la diffusione, in quanto ogni accordo con un ISP fa fare a FON un lungo balzo in avanti sia in termini di dimensione della comunità sia in termini di diffusione di FON spot. Ma la differenza non è solo di scala, poichè in virtù di questi accordi FON affianca al modello originale di accesso condiviso dal basso, un nuovo modello di roaming globale dall’alto.

Se tutti gli ISP partner FON permettono ai propri utenti di diventare Foneros e aprono le loro reti alla comunità, dal punto di vista del singolo ISP l’accordo con FON equivale alla stipula di accordi di roaming WiFi con tutti i partner FON. L’utente di uno degli ISP che decide di diventare Fonero assume il diritto di accedere ad Internet da tutti i FON spot del mondo, indipendentemente dall’operatore che offre la connessione ad Internet. Al valore aggiunto per gli utenti si somma il ritorno d’immagine e popolarità per l’ISP, al quale viene riconosciuto il merito di favorire, anzichè osteggiare, un fenomeno di condivisione partito dal basso.

Separazione, condivisione e neutralità

sabato, 22 novembre 2008

Scrive Nicola D’Angelo (Commissario AgCom) su Nova24 di questa settimana, che il valore delle comunicazioni non è solo nelle reti, ma anche nei servizi. La neutralità delle infrastrutture, e magari la loro condivisione, serve a garantire pluralità e non discriminazione dell’offerta di servizi, riducendo il rischio di conflitto d’interessi degli operatori, controllo discriminatorio dell’accesso ai contenuti e violazione del diritto alla libertà di informazione.

Riferimenti:

  • Nicola D’Angelo, “Libero traffico in libera rete“, Nova24, 20 novembre 2008.

Flashback UWiC – I presupposti (febbraio 2006)

mercoledì, 28 maggio 2008

I presupposti sono semplici, e sono dati di fatto:

  • Urbino è una città-campus (ha più studenti che abitanti)
  • Si comincia a sentir parlare di città-wireless
  • Il territorio provinciale è pesantemente colpito da digital divide di prima generazione
  • Le reti possono essere separate dal punto di vista logico pur condividendo la stessa infrastruttura fisica.

L’idea è altrettanto semplice: promuovere la creazione di un’infrastruttura wireless condivisa che copra la città (e magari vada oltre) estendendo il campus universitario e creando i presupposti per l’erogazione di altri servizi.

Gli ingredienti, oltre al wireless, sono il campus, l’innovazione, la condivisione di infrastrutture, l’integrazione di reti e servizi, le economie di scopo.

L’idea di campus si rivela subito una carta vincente. Una rete wireless che propaghi un campus universitario porta un doppio valore aggiunto (di immagine e di sostanza) ai territori che raggiunge, rendendoli di fatto parte del campus.

L’innovazione è l’elemento propulsore che motiva chi lavora al progetto (soprattutto studenti) e consente all’Università di svolgere a pieno titolo la sua funzione.

La condivisione di infrastrutture consente di riutilizzare ciò che c’è, evitare duplicazioni, creare valore aggiunto a costi marginali trascurabili, giustificare e remunerare gli investimenti, rendere sostenibile la gestione.

L’integrazione di reti e servizi è l’elemento centrale dell’idea, che garantisce scalabilità al wireless campus integrando reti esistenti e propagando servizi erogati da terzi.

Le economie di scopo nascono dalla condivisione e dall’integrazione. Se l’infrastruttura è condivisa e può crescere integrando reti e servizi fino a raggiungere la massa critica che conferisce valore alla rete, diventa interesse di tutti contribuire ad estenderla e a potenziarne i servizi.