Articoli marcati con tag ‘banda’

Nuove nuvole nel cielo degli operatori

mercoledì, 29 dicembre 2010

MP3 clouds

Si chiama mSpot il portale che porta la musica sulle nuvole per seguire gli utenti ovunque, su piattaforma Apple, Android, o Microsoft. Ma quando dalle nuvole la musica ripiove sulla terra intasa le solite reti degli operatori (mobili e non) che non hanno modelli di business adeguati a sopportare questo nuovo tipo di traffico e a trarne vantaggio.

Il cloud computing non è una novità: è argomento di ricerca da più di 10 anni ed è entrato nell’uso comune grazie alla diffusione di applicazioni e servizi online di successo come quelli offerti da Amazon e, soprattutto, da Google (Google Apps). Se ce ne fosse bisogno, una conferma indiretta della diffusione del cloud computing viene dal recente successo dei netbook .

L’iniziativa di mSpot apre però uno scenario nuovo, perchè spinge gli utenti a depositare in Internet i propri file multimediali, indipendentemente dal desiderio di condividerli con altri o dall’esigenza di elaborarli. La motivazione principale è la comodità di averli sempre “a portata di mano”.

E’ questa la rivoluzione: pensare che ciò che sta in rete sia più a portata di mano di un file sulla memoria di massa del nostro smart phone o del nostro notebook.

Quando si sviluppano sistemi o applicazioni di rete si devono fare i conti con la capacità di elaborazione, lo spazio di archiviazione e la capacità di comunicazione. Di solito si ricorre alla rete quando la comunicazione è essenziale (applicazioni condivise) o quando servono capacità di elaborazione o spazio di storage tali da giustificare il costo della comunicazione. Fino ad ora ascoltare musica non era ritenuta un’attività che rendesse vantaggioso l’uso della rete se non per “scaricare” nuovi file. Infatti le capacità di elaborazione e di memoria dei dispsitivi ultraportatili sono più che adeguate allo scopo. Il fatto di ricorrere alla nuvola solo per comodità, presuppone che la comunicazione tra la nuvola e il proprio dispositivo abbia un costo trascurabile, al punto da riscaricare lo stesso file multimediale ogni volta che lo si vuole ascoltare. Al momento non è così: scaricare un file multimediale ha un costo. Se questo costo non è percepito dall’utente finale, qualcuno deve comunque farsene carico perchè il modello sia sostenibile.

Non escludo che il via-vai di file multimediali tra le nuvole e la terra possa essere un’applicazione vincente, nè che possa generare profitti e utilità, ma di due cose sono convinto. La prima è che tenere i file distanti da chi li deve usare è intrinsecamente antieconomico (la diseconomia è il prezzo da pagare per offrire agli utenti la comodità di cambiare smartphone senza trasferire i file), la seconda è che l’equilibrio tra gli interessi in gioco si può trovare solo con modelli che tengano conto dei costi. In una rete di accesso neutrale si può cercare di instaurare questo equilibrio senza che le nubi minaccino gli operatori.

Riferimenti

Il bisogno di banda e di luce

giovedì, 8 ottobre 2009

Nòva 24 (in edicola con il Sole 24 ore) oggi dedica la prima pagina a un bell’articolo di Marco Magrini sul bisogno di banda. L’apertura (“E’ nato prima il bit o il nostro bisogno di bit?“) e la chiusura (“E che luce sia“) dell’articolo ne riassumono efficacemente il contenuto.

La prima pagina lancia il servizio dello stesso autore nelle due pagine centrali dedicato a Light Peak, la tecnologia Intel con ambizioni di standard che promette di portare la fibra nelle interfacce di rete dei PC a costi accettabili, offrendo connessioni da 10Gbps che potrebbero arrivare a 100Gbps.

Gli articoli a pagina 12 e 13 di Alessandro Longo e Antonio Dini fanno da spalla alla storia di copertina, riportando e commentando i dati dell’osservatorio della banda larga e analizzando l’incidenza delle licenze di brevetti e standard sui prezzi al consumatore.

Riferimenti:

  • Intel, Light Peak Technology.
  • Marco Magrini, “Voglio una banda spericolata”, nòva 24 dell’8 ottobre 2009.
  • Alessandro Longo, “La qualita’ in connessione”, nòva 24 dell’8 ottobre 2009.
  • Osservatorio Banda Larga
  • Antonio Dini, “Licenza sui costi”, nòva 24 dell’8 ottobre 2009.
  • Marco Magrini, “Alla velucita’ della luce”, nòva 24 dell’8 ottobre 2009.

L’ultimo miglio e la velocità di connessione

mercoledì, 18 febbraio 2009

Per collegarci ad Internet abbiamo bisogno di un provider (fornitore di accesso) che faccia da tramite tra noi ed Internet. Noi ci colleghiamo alla rete del provider (rete di accesso), che a sua volta è collegata ad Internet. Il tratto che ci separa dalla rete del provider è detto “ultimo miglio“, mentre il collegamento tra la rete del provider ed Internet è detto “gateway“.

Se non c’è una rete di accesso siamo in digital divide. Se c’è la rete di accesso è già qualcosa, ma resta da coprire l’ultimo miglio. Mentre le reti hanno una struttura che consente a molti utenti di condividerne le infrastrutture senza interferire, l’ultimo miglio richiede un collegamento (e quindi un investimento) dedicato per ogni utente. Inutile dire che questo è un bel problema, sia perchè incide per l’80% sui costi infrastrutturali, sia perchè coinvolge l’utente, che in un modo o nell’altro deve farsi carico di questo costo,  adeguarsi alle scelte tecnologiche del provider e comprenderne le peculiarità.

La qualità del collegamento

Sia l’ultimo miglio che il gateway del provider sono due colli di bottiglia (strettoie) che limitano la velocità di collegamento ad Internet. Una volta arrivati in Internet possiamo incontrare altre strettoie nel collegamento verso il servizio che ci interessa, ma quelle non dipendono dal nostro provider, e quindi non ne parliamo qui. Vale però la pena di nominarle per ricordarci, se ce ne fosse bisogno, che avere un collegamento veloce non ci garantisce di comunicazioni veloci con qualsiasi altro computer di Internet.

La velocità di collegamento (detta banda) si esprime in Mbs o in Kbs, milioni o migliaia di bit trasmessi in un secondo. Si parla di banda massima, per indicare le prestazioni di picco offerte dal collegamento, banda minima garantita, per indicare le prestazioni di caso peggiore, banda in download, per indicare la velocità con cui si riescono a scaricare dati da Internet, banda in upload, per indicare la velocità con cui si riescono a trasmettere dati verso Internet. Se le velocità da e verso Internet sono diverse, il collegamento è detto asimmetrico.

Generalmente la banda massima è determinata dall’ultimo miglio (per limiti della tecnologia utilizzata o per limitazioni applicate dal provider), mentre la banda minima è riservata all’utente a livello di gateway.

Se la velocità di connessione dichiarata da un provider è espressa da un solo parametro di solito indica la velocità massima in download. Per capire perchè c’è bisogno anche di una banda minima garantita pensiamo ad una rete di accesso che serve 100 utenti ciascuno con una connessione a 10Mbs. Il dimensionamento della rete di accesso è basato sul presupposto che i 100 utenti non siano sempre contemporaneamente connessi e che ciascuno di loro, quando connesso, non usi sempre 100Mbs in download. Sulla base di queste considerazioni la rete del provider potrebbe avere un gateway verso Internet a 100Mbs. Supponendo che tutti gli utenti abbiano lo stesso contratto, a ciascuno di loro il provider potrà garantire solo 1Mbs di banda minima nel caso peggiore in cui tutti siano contemporaneamente connessi. In altre parole, la rete non è dimensionata sulla banda massima, ma sulla banda minima garantita. Alcuni contratti non prevedeno alcuna garaniza di banda minima (come dire che la banda minima è zero).

La differenza tra banda massima e banda minima non è un inganno (a meno che non sia nascosta all’utente), ma una esigenza di ottimizzazione che, se ben sfruttata, consente di contenere i costi dell’infrastruttura e quindi di offrire contratti a buon mercato che però, nella maggior parte dei casi, consentono di raggiungere velocità molto superiori a quella minima garantita. Se la banda massima e la banda minima coincidessero le reti sarebbero enormemente sovradimensionate, con conseguenti gravi diseconomie.

Traffic shaping

Abbiamo già detto che se si parla di accesso ad Internet senza ulteriori specifiche si intende che l’accesso sia neutrale, ovvero non discriminatorio. Per ragioni di ottimizzazione del traffico (simili in linea di principio alle considerazioni che abbiamo fatto sulla banda minima e la banda massima) alcuni provider applicano delle limitazioni diverse alle diverse tipologie di traffico. Politiche di questo tipo vengono comunemente dette di traffic shaping, in quanto modificano la forma del traffico.

Anche il traffic shaping di per sè non è un inganno, ma una tecnica per sfruttare al meglio le reti di accesso. Diventa un inganno (e viene perseguito come tale) solo se è taciuto o negato. La trasparenza contrattuale in questo caso di scontra però con un altro problema: l’asimmetria informativa dovuta alla difficoltà dell’utente medio di comprendere completamente i termini della questione e le sue implicazioni pratiche.

Internet a pedali: digital divide di prima generazione

sabato, 31 maggio 2008

Questa mattina ho trasportato in bici 8MB di un amico e collega.

Sui 7Km ch separano la sua casa in campagna dalla banda larga più vicina ho battuto il suo modem e soprattutto non ho mandato in timeout l’applicazione. Mettendo in conto anche la doccia sono andato a 35Kbps, ma se l’allegato fosse stato più grande avrei potuto fare molto di meglio!

Con un pò di flash al posto del kit per la foratura in quanto a banda potrei competere anche con un collegamento in fibra, ma il mio limite è la latenza. Anche allenandomi e rinunciando alla doccia non riuscirei a scendere sotto i 20 minuti…