Articoli marcati con tag ‘asimmetria’

L’ultimo miglio e la velocità di connessione

mercoledì, 18 febbraio 2009

Per collegarci ad Internet abbiamo bisogno di un provider (fornitore di accesso) che faccia da tramite tra noi ed Internet. Noi ci colleghiamo alla rete del provider (rete di accesso), che a sua volta è collegata ad Internet. Il tratto che ci separa dalla rete del provider è detto “ultimo miglio“, mentre il collegamento tra la rete del provider ed Internet è detto “gateway“.

Se non c’è una rete di accesso siamo in digital divide. Se c’è la rete di accesso è già qualcosa, ma resta da coprire l’ultimo miglio. Mentre le reti hanno una struttura che consente a molti utenti di condividerne le infrastrutture senza interferire, l’ultimo miglio richiede un collegamento (e quindi un investimento) dedicato per ogni utente. Inutile dire che questo è un bel problema, sia perchè incide per l’80% sui costi infrastrutturali, sia perchè coinvolge l’utente, che in un modo o nell’altro deve farsi carico di questo costo,  adeguarsi alle scelte tecnologiche del provider e comprenderne le peculiarità.

La qualità del collegamento

Sia l’ultimo miglio che il gateway del provider sono due colli di bottiglia (strettoie) che limitano la velocità di collegamento ad Internet. Una volta arrivati in Internet possiamo incontrare altre strettoie nel collegamento verso il servizio che ci interessa, ma quelle non dipendono dal nostro provider, e quindi non ne parliamo qui. Vale però la pena di nominarle per ricordarci, se ce ne fosse bisogno, che avere un collegamento veloce non ci garantisce di comunicazioni veloci con qualsiasi altro computer di Internet.

La velocità di collegamento (detta banda) si esprime in Mbs o in Kbs, milioni o migliaia di bit trasmessi in un secondo. Si parla di banda massima, per indicare le prestazioni di picco offerte dal collegamento, banda minima garantita, per indicare le prestazioni di caso peggiore, banda in download, per indicare la velocità con cui si riescono a scaricare dati da Internet, banda in upload, per indicare la velocità con cui si riescono a trasmettere dati verso Internet. Se le velocità da e verso Internet sono diverse, il collegamento è detto asimmetrico.

Generalmente la banda massima è determinata dall’ultimo miglio (per limiti della tecnologia utilizzata o per limitazioni applicate dal provider), mentre la banda minima è riservata all’utente a livello di gateway.

Se la velocità di connessione dichiarata da un provider è espressa da un solo parametro di solito indica la velocità massima in download. Per capire perchè c’è bisogno anche di una banda minima garantita pensiamo ad una rete di accesso che serve 100 utenti ciascuno con una connessione a 10Mbs. Il dimensionamento della rete di accesso è basato sul presupposto che i 100 utenti non siano sempre contemporaneamente connessi e che ciascuno di loro, quando connesso, non usi sempre 100Mbs in download. Sulla base di queste considerazioni la rete del provider potrebbe avere un gateway verso Internet a 100Mbs. Supponendo che tutti gli utenti abbiano lo stesso contratto, a ciascuno di loro il provider potrà garantire solo 1Mbs di banda minima nel caso peggiore in cui tutti siano contemporaneamente connessi. In altre parole, la rete non è dimensionata sulla banda massima, ma sulla banda minima garantita. Alcuni contratti non prevedeno alcuna garaniza di banda minima (come dire che la banda minima è zero).

La differenza tra banda massima e banda minima non è un inganno (a meno che non sia nascosta all’utente), ma una esigenza di ottimizzazione che, se ben sfruttata, consente di contenere i costi dell’infrastruttura e quindi di offrire contratti a buon mercato che però, nella maggior parte dei casi, consentono di raggiungere velocità molto superiori a quella minima garantita. Se la banda massima e la banda minima coincidessero le reti sarebbero enormemente sovradimensionate, con conseguenti gravi diseconomie.

Traffic shaping

Abbiamo già detto che se si parla di accesso ad Internet senza ulteriori specifiche si intende che l’accesso sia neutrale, ovvero non discriminatorio. Per ragioni di ottimizzazione del traffico (simili in linea di principio alle considerazioni che abbiamo fatto sulla banda minima e la banda massima) alcuni provider applicano delle limitazioni diverse alle diverse tipologie di traffico. Politiche di questo tipo vengono comunemente dette di traffic shaping, in quanto modificano la forma del traffico.

Anche il traffic shaping di per sè non è un inganno, ma una tecnica per sfruttare al meglio le reti di accesso. Diventa un inganno (e viene perseguito come tale) solo se è taciuto o negato. La trasparenza contrattuale in questo caso di scontra però con un altro problema: l’asimmetria informativa dovuta alla difficoltà dell’utente medio di comprendere completamente i termini della questione e le sue implicazioni pratiche.

Google misura la neutralità dei provider

giovedì, 29 gennaio 2009

Se ci fossero stati dubbi sull’interesse di Google a difendere la neutralita’ della rete, la notizia lanciata dalla Reuters dovrebbe averli dissipati: Google mette a disposizione degli utenti gli strumenti per verificare la neutralita’ dei loro provider.

Di strumenti software per la verifica della neutralita’ ne sono gia’ stati sviluppati diversi, tra i quali Switzerland, della Electronic Frontier Foundation, che prende il nome dalla nazione neutrale per eccellenza. Io stesso ho da poco coinvolto alcuni studenti in attivita’ di tirocinio e tesi sull’argomento. Ma il MeasurementLab (M-lab), frutto della collaborazione di Google con PlanetLab, non si limita a sviluppare strumenti software, ma si pone come promotore di un network globale di server che offrano supporto a questi strumenti di misura. Questo puo’ davvero fare la differenza, perche’ per effettuare misure attendibili occorre avere una sponda al di la’ della rete del provider di cui si vuole determinare la neutralita’. Sarebbe come chiedersi se il vetro di una finestra altera i colori del panorama senza poterla aprire per guardare oltre.

L’intento dell’M-lab (e delle altre iniziative simili) non e’ solo quello di tutelare la neutralita’ su cui Google basa il suo funzionamento e lo sviluppo dei nuovi servizi, ma anche quello di dare consapevolezza agli utenti del servizio che stanno effettivamente ricevendo dal proprio provider. In un certo senso questa e’ una risposta tecnologica al problema dell’asimmetria informativa che impedisce all’utente medio di scegliere consapevolmente il proprio provider anche qualora le condizioni del contratto siano correttamente espresse, ma con termini troppo tecnici. E’ questa l’osservazione alla base del recente provvedimento di AgCom contro Tele2.

Per concludere, non posso fare a meno di notare che al momento il sito M-lab e’ praticamente irraggiungibile. Dati i mezzi e l’esperienza di Google sembra difficile pensare che si tratti di un problema di congestione… Che sia il mio provider (il consorzio GARR) ad oscurarlo?

Riferimenti: