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Skype e Nokia non bastano

Giovedì, 4 Marzo 2010

skype nokiaLa comparsa del client Skype nell’OVI store, il repository online delle applicazioni ufficiali per i telefoni Nokia, è una novità di grande interesse nel campo della convergenza e dell’interoperabilità tra telefonia mobile e WiFi. L’applicazione consente agli utenti di fare chiamate gratuite skype-to-skype dovunque ci siano reti wireless…

Ma le chiamate sono davvero gratuite solo se lo sono le reti wireless a cui gli smartphone Nokia si collegano in alternativa alle reti 3G. Altrimenti le chiamate hanno un costo che non ha nulla a che fare con il profilo tariffario della telefonia mobile, ma che non è necessariamente conveniente. Se entrambi gli interlocutori hanno contratti a tariffa piatta senza limiti per accedere alle rispettive reti wireless, allora va ancora tutto bene, perchè più usano le reti meglio è. Ma se pagano la connessione in base al traffico, allora il costo delle telefonate (in uscita e in entrata) diventa difficile da quantificare, e diventerebbe proibitivo se skype fosse usato usando la connesione dati della rete mobile stessa. A questo si aggiungono il problema del roaming, che può incidere pesantemente sul traffico dati, e il problema dell’autenticazione per l’accesso WiFi, che può limitare l’usabilità.

Skype e Nokia fanno la loro parte, ma non bastano: per offrire telefonate gratis dovrebbero fare i conti con gli operatori. Se i conti con gli operatori non li fanno loro, devono farli gli utenti. In questo scenario fatico anche a comprendere le reazioni allarmate degli operatori riportate sui giornali di oggi.

A prima vista direi che Skype installato su uno smartphone Nokia non realizza la magia del Kindle: permettere agli utenti di usufruire di un servizio di rete senza preoccuparsi della connessione (si veda il post “Kindle: the Trojan eBook reader“). E così il VoIP non è ancora pronto a svolgere il ruolo di cavallo di troia per le reti wireless.

Lo scenario sarebbe diverso se ci fossero reti di accesso neutrali aperte nei confronti delle quali skype svolgesse il ruolo di service provider. Non mi è difficile immaginare accordi commerciali tra skype e il gestore della rete neutrale che potrebbero portare significativi vantaggi ad entrambi pur facendo gli interessi degli utenti.

Riferimenti:

Wireless broadband

Sabato, 28 Novembre 2009

Guest post di Giovanni cancellieri

Esistono due famiglie di prodotti nel settore wireless. Quelli che impiegano frequenze libere (come le bande intorno a 2.4 GHz e 5.4 GHz), e quelli che impiegano frequenze così dette licenziate, cioè per le quali l’operatore ha pagato una licenza al fine di poterle utilizzare, per un certo numero di anni in determinati territori. Sono del primo tipo i prodotti che aderiscono a tutti gli standard IEEE 802.11. Sono del secondo tipo il WiMAX (standard IEEE 802.16) e tutti i sistemi radiomobili. In Italia alla tecnologia WiMAX è per il momento stata riservata la banda intorno a 3.5 GHz

Nel corso del BBF (Broadband Business Forum), che si è svolto a Roma nei giorni 24 e 25 novembre scorsi, queste due tecnologie si sono fronteggiate.

wireless terminals

Entrambe mostrano una formidabile evoluzione. A vantaggio degli standard 802.11 ci sono i costi più contenuti, e anche una certa flessibilità di impiego. La versione 802.11n (deliberata nel corso del mese di ottobre 2009) prevede sia il MIMO, che il Beam Forming; due tecnologie destinate a rendere più affidabile la tratta in aria. Inoltre prevede sistemi destinati a risolvere il problema delle interferenze (inevitabili sulle frequenze libere), e organizzazioni mesh dei nodi di rete.

Sui sistemi che impiegano invece frequenze licenziate si deve rilevare uno scenario ambivalente: mentre il WiMAX sostanzialmente non registra la diffusione che ci si aspettava, stanno rapidamente evolvendo e diffondendosi le chiavette Internet negli standard HSDPA e HSDPA-plus. Al momento attuale, esse sono offerte con velocità di scarico di 7 o 14 Mbit/s, ma si prevede anche la versione a 21 Mbit/s.

Si tratta di velocità veramente molto alte; c’è però da chiedersi se la rete di back-bone sarà in grado di supportarle, soprattutto in presenza di una forte crescita della domanda, come ci si attende nei prossimi mesi.

WiMAX e UMTS convergeranno nel futuro standard LTE (Long Term Evolution), il primo portando l’esperienza di un quasi fallimento (le esperienze negative però sono sempre le più importanti), e il secondo invece l’enorme vantaggio di una infrastruttura territoriale capillare e consolidata. Inoltre i terminali stanno evolvendo con rapidità verso la capacità di svolgere le funzioni di un vero e proprio PC portatile. L’unico guaio rimane la permanenza di diversi sistemi operativi non aperti, che contraddistinguono i marchi più prestigiosi (ad esempio Symbian per Nokia, o Android per Google-phone), che non permettono facili migrazioni di applicativi da un mondo all’altro.

Esistono poi dei prodotti che, pur impiegando le frequenze di un sistema, adottano il protocollo dell’altro. Cioè prodotti in tecnologia 802.16e (WiMAX in mobilità) sulle frequenze libere; oppure prodotti HiperLan (802.11a ed equivalenti) che invece saranno impiegati da operatori con licenza nelle frequenze destinate al WiMAX. Quest’ultima opzione appare di interesse, soprattutto nella prospettiva di rendere meno costoso il dispiegamento di una infrastruttura capillare sulle frequenze della banda intorno a 3.5 GHz.

Antenna

Da questo punto di vista, una sorta di spartiacque che separa i due mondi può essere considerata la previsione di recupero dell’investimento fatto. Se si installa una rete HiperLan, ad esempio con la prospettiva di superare il problema del Digital Divide territoriale, automaticamente si dovrebbe scegliere un recupero dell’investimento in 3 o al massimo 5 anni. Se invece si opta per una rete WiMAX, con la prospettiva di confluire nel futuro standard LTE, assorbendo anche il mondo della telefonia radiomobile, con tutte le sue evoluzioni verso l’accesso ad Internet, si dovrebbe prevedere un recupero dell’investimento in almeno 10 anni.

A mitigare in parte questa dicotomia, vi sono due considerazioni che riguardano i terminali dell’utente. Le tradizionali CPE per utenze residenziali mostrano un sostanziale allineamento nei prezzi tra la soluzione HiperLan e la soluzione WiMAX. E’ inoltre disponibile, ormai da alcuni mesi, una chiavetta Internet in tecnologia WiMAX, che potrebbe risultare di interesse per gli utenti in mobilità veloce, o quanto meno in frequente nomadicità.

Da tutto quanto finora discusso appare chiaro che il panorama è ancora in divenire, ma ormai alcune tendenze si stanno delineando. Quello che resta terribilmente incerto è il mix tra finanziamento pubblico e finanziamento privato nella realizzazione delle reti che sarà indispensabile mettere in atto. Riguardo al primo, il ViceMinistro Paolo Romani, intervenuto al Convegno, ha riaffermato la disponibilità degli 800 milioni di Euro (probabilmente 400 milioni nel 2010, e 400 milioni nel 2011) ormai più volte dati e altrettante volte tolti. Riguardo al secondo, un problema in più è costituito dall’eventuale progetto di scorporo della rete di trasporto di Telecom Italia. Questo progetto, dopo un fax che sfuggì ad un consigliere del Governo Prodi, e sul quale molto si è discusso, oggi potrebbe essere quanto mai attuale, data la difficoltà in cui versano le casse dell’ex monopolista. Ma, ancora una volta, tutto dipenderà dalla valutazione economica che sarà fatta di questa infrastruttura.

Giovanni Cancellieri

Switch off TV - Turn on the Internet

Giovedì, 9 Luglio 2009

La Federal Communication Commission aveva stabilito che lo switch off, il passaggio alla TV digitale, dovesse avvenire in America entro il 12 giugno 2009, e così è stato, o quasi. Si tratta di un evento epocale (la fine dell’era della TV analogica negli Stati Uniti!) che offre un nuovo stimolo al dibattito sull’utilizzo degli spazi liberi nello spettro delle frequenze televisive (in gergo, white space) per risolvere problemi di digital divide.

Lo spettro può essere suddiviso (e assegnato) in base alle frequenze, al tempo e allo spazio. Le tre dimensioni vengono abbreviate in STF (Space Time Frequency). Lo spettro della TV analogica è particolarmente attraente perchè a quelle frequenze le onde elettromagnetiche hanno comportamenti migliori di quelli del WiFi (coprono distanze più ampie, risentono meno degli ostacoli, …). Per sfruttare in modo ottimale le frequenze libere occorrono norme, standard e dispositivi e da tempo ci si muove su tutti questi fronti. Sia degli aspetti tecnici che degli aspetti strategici si è parlato a NGI-09 la scorsa settimana ad Aveiro. In particolare Victor Bahl (fondatore del Networking Research Group di Microsoft e Fellow IEEE e ACM) ha tenuto una relazione intitolata “White Space Networking - Is it Wi-Fi on Steroids?“.

A parlare di “WiFi on steroids” era stato Larry Page (co-fondatore di Google) più di un anno fa:



Sia Google che Microsoft sono membri della White space coalition, organizzazione di aziende a sostegno dell’utilizzo delle zone bianche dello spettro. A detta di Victor Bahl le aziende della white space coalition non solo promuovono la liberalizzazione di parte delle frequenze UHF e lo sviluppo delle tecnologie necessarie a sfruttarle, ma non escludono di intervenire direttamente acquistando parte delle licenze che i governi decideranno di non liberalizzare, per poi lasciarle libere sulla falsariga del WiFi. L’interesse delle aziende che partecipano alla coalizione è la penetrazione di Internet, necessaria alla diffusione di servizi e dispositivi, che sono il loro business.

Stupisce che non ci sia un sito ufficiale della white space coalition e che il sito della wireless innovation alliance stia chiudendo…

Riferimenti:

NeutralAccess09 - si accettano proposte!

Giovedì, 7 Maggio 2009

Come vi avevo anticipato, è appena stato pubblicato il modulo per proporre relazioni da presentare il 13 giugno 2009 a Urbino nell’ambito del convegno NeutralAccess09. Chiunque può proporre una relazione seguendo questi 3 semplici passi:

  1. compilazione del modulo online completo di recapito e-mail valido
  2. ricezione e-mail di validazione
  3. click sul link di conferma contenuto nella mail di validazione

Le proposte verranno valutate nell’ordine in cui saranno state presentate, fino ad esaurimento degli slot disponibili. Enti, aziende, privati sono invitati a proporre il loro punto di vista, a parlare delle proprie esperienze e a presentare le proprie soluzioni tecniche e commerciali. Indicativamente i contributi saranno organizzati in tre sessioni:

  • Le tecnologie per l’accesso ad Internet
  • I modelli gestionali e commerciali
  • Le reti e i servizi

Non verranno accolte proposte che non riguardino il tema del convegno.

FON: accesso condiviso e roaming globale

Domenica, 8 Marzo 2009

Chi ha un accesso ad Internet residenziale a tariffa piatta non lo usa sempre (se non altro perchè trascorre fuori di casa buona parte della giornata) e di solito non lo sfrutta al massimo (perchè molte delle attività online non hanno grandi esigenze di banda e perchè in rete si possono incontrare colli di bottiglia più stretti del gateway del proprio provider). Uscendo di casa lasciamo la nostra connessione Internet inutilizzata e ci possiamo trovare in luoghi privi di punti di accesso. Ma magari passiamo sotto casa di chi, come noi, ha una connessione sottoutilizzata e non avrebbe nulla da perdere a farci usare un po’ della sua banda, chiedendoci in cambio solo di ricambiargli il favore quando mai dovesse trovarsi a passare sotto casa nostra.

Accesso condiviso. La comunità FON è nata in Spagna nel 2006 da questa idea: utilizzare il WiFi per condividere connessioni ad Internet residenziali. Chi ha una connessione a tariffa piatta acquista una Fonera (un router wireless che genera una rete WiFi protetta e una rete WiFi aperta) ed entra a far parte della comunità. La rete wireless aperta è gestita centralmente da FON come un hot spot pubblico con captive portal centralizzato. La rete protetta invece è didicata all’uso privato da parge del proprietario della Fonera. Chiunque mette a disposizione la propria connessione (tenendo accesa la propria Fonera) ha diritto di accedere ad Internet gratuitamente dalle Foneras altrui.

Lo scorso gennaio ho incontrato a Barcellona Jordi Valleio, CTO di FON, che parla cosi’ della comunità FON:



Il modello ha attirato l’attenzione di importanti investitori (tra cui Google e Skype) e si è diffuso a livello globale creando una comunità di circa un milione di Foneros. Oggi in molti paesi del mondo FON è una realtà consolidata, in molti altri sta prendendo piede, in altri è guardato come un fenomeno interessante ma incompatibile con i modelli di business degli operatori dominanti e con la normativa vigente. L’Italia è tra questi ultimi, come dimostrano la scarsa concentrazione di Fon spots sul nostro territorio e le riflessioni autorevoli pubblicate il mese scorso su Datamanager (L’unione fa … la rete). Tutti concordano sulla bontà dell’idea, ma sollevano perplessità riguardanti: il rapporto tra utente e provider (che in genere non prevede la rivendita), il ruolo di Inernet Service Provider esercitato indebitamente da chi accende una Fonera, la responsabilità del proprietario della Fonera (nonchè intestatario della connessione ad Internet) per il traffico generato da chiunque utilizzi la sua connessione, la qualità del servizio, l’affidabilità, … Ognuna di queste preoccupazioni è in parte fondata, nel senso che evidenzia una criticità del modello di condivisione d’accesso che lo rende più o meno adatto a rispondere a specifiche esigenze di connettività o ad affermarsi in determinati contesti.

Roaming globale. Mentre si dibatte sulle criticità della condivisione d’accesso, e sugli strumenti e sulle motivazioni per affrontarle e superarle, FON ha iniziato a stringere importanti accordi con grandi operatori (tra i quali BT) che forniscono direttamente ai propri clienti l’opportunità di diventare Foneros. Questi accordi non tradiscono il modello di FON, ma ne accelerano la diffusione, in quanto ogni accordo con un ISP fa fare a FON un lungo balzo in avanti sia in termini di dimensione della comunità sia in termini di diffusione di FON spot. Ma la differenza non è solo di scala, poichè in virtù di questi accordi FON affianca al modello originale di accesso condiviso dal basso, un nuovo modello di roaming globale dall’alto.

Se tutti gli ISP partner FON permettono ai propri utenti di diventare Foneros e aprono le loro reti alla comunità, dal punto di vista del singolo ISP l’accordo con FON equivale alla stipula di accordi di roaming WiFi con tutti i partner FON. L’utente di uno degli ISP che decide di diventare Fonero assume il diritto di accedere ad Internet da tutti i FON spot del mondo, indipendentemente dall’operatore che offre la connessione ad Internet. Al valore aggiunto per gli utenti si somma il ritorno d’immagine e popolarità per l’ISP, al quale viene riconosciuto il merito di favorire, anzichè osteggiare, un fenomeno di condivisione partito dal basso.

Bicing in Barcelona: Open access a pedali

Mercoledì, 28 Gennaio 2009

Sono stato a cena con Jorge Infante e Jaume Barcelò, due dei promotori del progetto Barcelona Open-Access Network, che prevede la realizzazione di una rete neutrale (open access network) che faccia da intermediario tra gestori di reti wireless aperte (chiamate wireless islands) e fornitori di servizi (ISPs). Gli utenti usano le reti wireless aperte per registrarsi presso i fornitori di servizi. Il modello economico prevede che gli utenti paghino solo gli ISPs, che pagano il gestore della rete neutrale, che paga i gestori delle wireless islands. Abbiamo mangiato bene e parlato a lungo delle opportunità e delle sfide delle reti di accesso neutrali e delle analogie e differenze tra Barcelona OAN e UWiC.

BicingTempo fa avevo intitolato “Internet a pedali” un post in cui raccontavo di aver trasportato in bicicletta dei file che un amico in digital divide non riusciva a spedire con il suo modem. Sono venuto a Barcellona per  parlare di reti e torno a parlare di biciclette. Si chiama Bicing il sistema di biciclette condivise ad uso gratuito che ha riempito la città di rastrelliere con biciclette bianche e rosse. I cittadini possono prenderle gratuitamente (con un limite di utilizzo continuativo di un’ora) per spostarsi da un posto all’altro. Se si accetta la metafora di Internet a pedali, il sistema Bicing diventa metafora di una rete aperta e condivisa.

Al momento a Barcellona il sistema Bicing ha avuto molto più successo della rete wireless neutrale.

Riferimenti:

  • J. Barceló, A. Sfairopoulou, M. Oliver, J. Infante, and C. Macián, “Barcelona’s Open Access Network Testbed”, IEEE TridentCom, 2006.
  • Bicing web site

NeutralAccess08 - intervento di Massimo Morgantini - DIT

Mercoledì, 24 Settembre 2008

Massimo Morgantini, del Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie (DIT) della Presidenza del Consiglio dei Ministri, presenta il programma ICT4University. Potete consultare le slides e vedere la registrazione.

Reti personali: WiFi vs Bluetooth

Venerdì, 19 Settembre 2008

Si sa, WiFi è per la connessione di rete, Bluetooth per le periferiche. Reti locali (WLAN) da una parte e reti personali (PAN) dall’altra. WiFi è supportato da tutti i PC portatili, Bluetooth da telefonini e periferiche wireless.

Ma se un PC ha già la scheda WiFi, potrebbe usarla anche per comunicare con le proprie periferiche? Gli ostacoli sono due:

  1. la stessa scheda di rete non puo’ essere usata contemporaneamente per la connessione di rete e per comunicare in modo diretto con mouse, tastiera e auricolare
  2. le schede WiFi consumano troppo per essere installate su periferiche ultraportatili

A superare entrambi gli ostacoli ci ha pensato Ozmo Devices. La soluzione al primo problema è un nuovo driver che permette di usare la stessa scheda di rete WiFi per entrambi gli scopi, la soluzione al secondo problema è il dynamic power management. Il risultato, detto low-power WiFi PAN, è stato presentato in agosto all’Intel Developer Forum.

I primi prodotti saranno disponibili nel 2009. Avranno successo? Dalla loro ci sono’ la compatibilità con gli standard WiFi già supportati dai PC in commercio e la maggior disponibilità di banda rispetto a Bluetooth. Contro c’è la diffusione di periferiche Bluetooth (si stima siano miliardi quelle già in uso). Nel frattempo anche Intel sta lavorando nella stessa direzione.

Riferimenti: