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openBOXware – 11.11.11.11 – resoconto

martedì, 15 novembre 2011

OBW-11-11-11-11

Sul sito di NeuNet è stato pubblicato un resoconto dettagliato, con tanto di foto e appunti, degli esperimenti condotti in pubblico l’11 novembre scorso sul prototipo di openBOXware.

Gli esperimenti dimostrano la possibilità di sfruttare la convergenza tecnologica e funzionale tra smartphone e smartTV a vantaggio della semplicità di utilizzo e dell’inclusione digitale.

Con openBOXware, uno smartphone Android collegato ad un televisore trasforma qualunque contenuto digitale online in un canale televisivo accessibile tramite un normale telecomando.

OpenBOXware sarà presto disponibile nel market di Android. Nel frattempo, chi volesse diventare alpha-tester di openBOXware può scrivere a info@neunet.it.

Riferimenti:

Tele-Fonino. Prove tecniche di convergenza

mercoledì, 9 novembre 2011

Cosa rende un telefonino diverso da un televisore? Le differenze sono così evidenti che la domanda sembra retorica, ma quando ad entrambi si aggiunge il prefisso “smart”, sotto le evidenti  differenze si nascondono forti analogie. E’ l’effetto della convergenza tecnologica e funzionale, che consente di usare le stesse infrastrutture di rete per telefonare e per diffondere contenuti video e che rende intimamente simili tutti i dispositivi connessi, compresi smartphone e smartTV, perché controllati da microprocessori capaci di fare le stesse cose.

OBW convergence

Il mercato sta sfruttando la convergenza tecnologica per dotare ogni dispositivo connesso di tutte le funzioni che il processore è in grado di supportare. Così gli smartphone consentono di vedere la TV in mobilità, mentre gli smartTV consentono di navigare in Internet e di eseguire applicazioni.

Ma a dispetto della convergenza, a rendere davvero diverso uno smartphone da uno smartTV (oltre alla dimensione dello schermo) è l’uso che ne facciamo. Non tanto perché continuiamo ad usare il primo per fare quasi di tutto e il secondo quasi esclusivamente per guardare la TV, ma anche perché li usiamo in luoghi diversi e con atteggiamenti diversi.

Quando usiamo uno smartphone siamo spesso fuori casa e abbiamo l’atteggiamento attivo di chi usa un computer, quando usiamo una smartTV siamo sprofondati nel divano con un telecomando in mano e abbiamo l’atteggiamento passivo di chi lascia scorrere un canale lineare. Siamo “protesi” verso il primo (leaning forward) e “reclinati” di fronte al secondo (leaning back).

Questa differenza di paradigma d’uso si riflette anche sulla nostra disponibilità a dedicare tempo e attenzione alla personalizzazione dei due dispositivi. Mediamente dedichiamo molto impegno alla personalizzazione del nostro smartphone, che diventa così il dispositivo personale per eccellenza, e accettiamo passivamente le impostazioni standard del nostro televisore. La proliferazione di dispositivi connessi non fa che accrescere il divario rendendoci sempre meno disponibili ad investire tempo nella configurazione di strumenti diversi dal telefonino.

Il progetto openBOXware-for-Android parte da queste considerazioni e si pone due obiettivi contro tendenza:

  1. permettere di usare lo smartphone anche per guardare la TV in salotto, evitando di configurare e personalizzare tanti dispositivi diversi;
  2. rendere accessibili tutti i contenuti e le applicazioni multimediali in rete con le semplici modalità di accesso dei tradizionali canali televisivi, portando su Internet chi non ha mai navigato in rete ma sa usare la TV.

“Vogliamo consentire agli utenti di ritrovare sul televisore lo stesso ambiente di lavoro che si sono pazientemente costruiti sul proprio smartphone, con tanto di applicazioni, file e link  – spiega Alessandro Bogliolo, responsabile del progetto – e al tempo stesso vogliamo preservare l’esperienza d’uso della TV tradizionale, che ha l’enorme vantaggio di essere familiare al 99% della popolazione. In altre parole, vogliamo ridurre la proliferazione di interfacce utente e sfruttare la popolarità della TV per colmare il divario digitale.”

Il prototipo di openBOXware è quasi pronto. Mancano gli ultimi ritocchi prima dell’esperimento che verrà condotto in pubblico a Urbino il prossimo 11 novembre alle ore 11. Per partecipare è sufficiente compilare il modulo di registrazione gratuita all’indirizzo http://blog.neutralaccess.net/OBWandroid2011/

Il progetto openBOXware è frutto della collaborazione tra l’Associazione Culturale NeuNet, il Dipartimento di Scienze di Base e Fondamenti (DiSBeF) e il Corso di Laurea in Informatica Applicata dell’Università di Urbino. L’esperimento di Urbino è allestito in collaborazione con RAI Radiotelevisione Italiana SpA, IMAB Group SpA e BAX srl.

L’evento dell’11 novembre 2011 è inserito nel programma di seminari del Corso di Laurea di Informatica Applicata dell’Università di Urbino (http://informatica.uniurb.it/).

Comunicato stampa dell’8 novembre 2011
http://blog.neutralaccess.net/OBWandroid2011/
info@neunet.it

Esperimenti di convergenza tecnologica – Invito

giovedì, 3 novembre 2011

OBW Android Convergence

L’associazione Culturale NeuNet, il Dipartimento di Scienze di Base e Fondamenti e il Corso di Laurea in Informatica Applicata dell’Università di Urbino, in collaborazione con RAI Radiotelevisione Italiana SpA, IMAB Group SpA e BAX srl, sono lieti di presentare

OPENBOXWARE & ANDROID
11.11.11.11 – THE DAY OF CONVERGENCE

ESPERIMENTI DI CONVERGENZA
TRA TELEVISIONE SMARTPHONE E TABLET

Urbino – Collegio Raffaello – Piazza della repubblica, 13
11 Novembre 2011, ore 11:00

OpenBOXware è una piattaforma open source modulare per la distribuzione di contenuti multimediali in rete. Android è il sistema operativo che sta conquistando il mercato dei dispositivi mobili e dei cosiddetti “connected devices”. La versione di openBOXware per Android segna la convergenza funzionale e tecnologica tra smartphone, tablet PC e televisori.

Nel corso dell’incontro verrà data dimostrazione pratica delle funzionalità di openBOXware su piattaforma Android e delle nuove modalità di utilizzo congiunto di telefoni cellulari, tablet e televisori, anticipando gli effetti che la convergenza tecnologica produrrà sul nostro modo di usare questi strumenti.

La partecipazione è aperta a tutti fino ad esaurimento dei posti disponibili. Per ragioni organizzative è richiesta la registrazione gratuita attraverso il modulo online.

A tutti i partecipanti verranno rilasciati attestati per ottenere il riconoscimento di crediti formativi universitari (CFU) nell’ambito del Corso di Laurea in Informatica Applicata dell’Università di Urbino.

Per informazioni
0722 4475
http://blog.neutralaccess.net/OBWandroid2011/
md@sti.uniurb.it

OTTA: la compagnia degli OTT

giovedì, 27 ottobre 2011

Skype ha piu’ utenti di China Mobile. Puo’ essere considerata la piu’ grande compagnia telefonica del mondo? Certo e’ che gli operatori mobili soffrono la concorrenza dei servizi di fonia e instant messaging over the top (OTT), come piu’ volte discusso con riferimento al dibattito sulla neutralita’ della rete.

rich commDurante il Rich Communication summit che si e’ concluso ieri a Monaco, gli operatori mobili hanno spinto i produttori di telefonini ad adottare nativamente RCS-e per offrire funzionalita’ evolute di instant messaging, interoperabilita’, video chat e scambio di file che possano comptere con quelle offerte OTT.

Il potere contrattuale degli operatori nei confronti dei produttori di dispositivi mobili e’ dato dai 5 miliardi di SIM in mano agli utenti a livello mondiale. Ma qual e’ il potere contrattuale degli OTT?

A questa domanda ha provato a rispondere Dean Bubley, in un post provocatorio che ipotizza la nascita di una OTT Association (OTTA) che contrasti la GSMA per esercitare una analoga pressione sui produttori di dispositivi. Bubley ha anche fatto qualche stima del numero di utenti che la OTTA potrebbe rappresentare, immaginando l’adesione di: Facebook (800M), QQ-China (800M), Skype (600M), MSN (500M), Sina Weibo (250M), Twitter (200M), Yahoo IM (200M), Renren (200M), LinkedIn (150M),  Orkut (60M), Nimbuzz (50M), RIM BBM (50M), Google+ (50M), WhatsApp (20M) e svariati altri. Non e’ difficile raggiungere anche in questo caso i 5 miliardi.

Va detto, ad onor del vero, che tanto i 5 miliardi di SIM quanto i 5 miliardi di utenti di servizi OTT non corrispondono a 5 miliardi di individui, perche’ ci sono molte sovrapposizione, ma il senso del discorso e’ chiaro: una ipotetica OTTA avrebbe un analogo potere contrattuale nei confronti dei produttori di smartphone e potrebbe spingerli in direzioni opposte a quelle indicate dalla GSMA.

Riferimenti:

NeutralAccess11 – messaggio di apertura di Roberto Sambuco

venerdì, 10 giugno 2011

Riporto il testo del messaggio che ho ricevuto questa mattina dal Dott. Roberto Sambuco, capo del Dipartimento per le Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico, per l’apertura del convegno.

Sono felice di aprire ogni anno questo convegno. Ormai è un rito: ogni anno a distanza. Anche se non riesco a intervenire personalmente le tecnologie di comunicazione ci permettono di essere sempre in contatto e di mantenere vivo il dibattito. La neutralità della rete è, anno dopo anno, un tema sempre più importante, uscendo dalle sedi istituzionali e dalle aule universitarie per entrare nella bocca di tutti.

Occasioni come questa sono fondamentali per condividere le posizioni degli stakeholders e fare cultura sul tema. Come ogni anno ci tengo a raccontarvi brevemente le posizioni sin qui maturate del Dipartimento Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico in tema di neutralità della rete.

Come saprete, la Commissione europea, nello scorso mese di aprile, ha pubblicato una Comunicazione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni, intitolata: “Apertura e neutralità della rete internet in Europa”.

Una Comunicazione che ribadisce l’impegno della Commissione sul tema in questione sottolineando la necessità di una riflessione sull’applicazione pratica delle norme già previste dal nuovo quadro regolamentare per le comunicazioni elettroniche: in particolare su trasparenza e qualità minima dei servizi offerti e sulle procedure di risoluzione dei contratti, prima di prendere provvedimenti specifici e adottare nuovi orientamenti comunitari.

Una riflessione che l’Italia condivide e a cui è necessario fare alcune premesse:

Sappiamo bene che in Italia e in tutto il mondo si verificano dei casi concreti di non neutralità della rete per ottimizzare lo sfruttamento della banda, il cosiddetto “network management”, ad esempio: il blocco del traffico per il servizio voice over IP su rete mobile, o l’ impiego di filtri a discapito dello scambio di dati peer to peer.

E sappiamo anche che il rischio di saturazione della rete legittima le scelte da parte degli operatori, che vorrebbero gestire anche contrattualmente la capacità di banda richiesta dai soggetti che sulla rete erogano i propri servizi commerciali, di significativo valore economico. D’altro canto è contro la natura della rete internet condizionare il business dei content e service providers.

Il collo di bottiglia, come vi ho sempre ribadito, è la capacità della banda. La soluzione deve essere ricercata nelle reti di nuova generazione, ovvero in reti a banda ultralarga. Senza la capacità adeguata a garantire una rete di qualità in grado di sostenere qualità nella navigazione sarà difficile trovare una mediazione tra i sostenitori e gli oppositori del principio di neutralità.

Se è vero che le limitazioni imposte alla rete dipendono esclusivamente dalla necessità di evitarne il collasso, per eccessiva domanda di traffico, queste perdono di significato allorché si possa migrare a reti di capacità molto più consistente.

Rispondendo alla recente consultazione pubblica, l’Italia ha fatto appello a due principi cardine:

  1. l’oggettività nella valutazione del rischio di saturazione della rete in base a criteri di effettiva necessità di limitazione/discriminazione del traffico
  2. la trasparenza nelle pratiche non neutrali da parte degli operatori

Quest’ultimo è un principio che ci sta sempre più stretto, ma è l’unico per ora percorribile ed è in linea con il nuovo pacchetto regolamentare TLC che l’Italia si appresta a recepire.

L’obbligo di trasparenza è una soluzione che favorisce la concorrenza. Gli utenti dovranno essere adeguatamente informati della possibilità di limitazione, sia preventivamente, in relazione a tale rischio nel momento della sottoscrizione del contratto con l’operatore, sia tempestivamente, quando la pratica sta per essere messa in atto. In tal modo essi potranno valutare le azioni dell’operatore come un elemento di qualità globale del servizio offerto e scegliere, ad esempio, quello che garantisca loro priorità per talune tipologie di traffico, a discapito di altre (per esempio traffico “conversazionale” piuttosto che “peer to peer”).

In particolare, dobbiamo valutare in sede europea criteri tecnici univoci, oggettivi e trasparenti, che consentano di valutare l’opportunità o meno di pratiche di gestione non neutrali.

L’acuirsi del dibattito sulla neutralità della rete dimostra l’importanza strategica di reti di nuova generazione, legittimando così anche gli investimenti richiesti, particolarmente onerosi, nonché il sostegno pubblico laddove tali infrastrutture sembrano non giustificarsi sulla base dei ritorni economici generati.

Gli Stati membri, in linea con la Strategia EU2020, hanno il dovere di incentivare il mercato a realizzare le infrastrutture capaci di ospitare reti neutrali, aperte e ad alta capacità, sviluppando cosi un mercato concorrenziale e aperto. Questo è lo spirito del progetto che il Governo italiano sta portando avanti, insieme a tutti gli operatori tlc e in coordinamento con gli enti locali: realizzare insieme un’infrastruttura per reti che non abbiano alcun bisogno di essere limitate.

Roberto Sambuco

Tabula rasa

mercoledì, 20 aprile 2011

C’e’ chi sta facendo tabula rasa per reinventare Internet da zero, senza condizionamenti derivati piu’ o meno consciamente dall’esperienza d’uso quotidiana e dai principi di funzionamento noti.

clean-slate-stanford

A farlo sono diversi gruppi di ricerca internazionali e interdisciplinari, tra i quali che partecipano in Europa al “Future Internet Assembly” (FIA) e quelli che si sono costituiti presso l’universita’ che piu’ di ogni altra ha influenzato l’evoluzione tecnologica degli ultimi 25 anni: la Stanford University.

Il progetto di Stanford si chiama “Clean Slate” (“tabula rasa”, per l’appunto) e si prefigge lo scopo di superare i limiti architetturali di Internet (con particolare riferimento a sicurezza e mobilita’), incorporare tecnologie emergenti come le reti di sensori, abilitare lo sviluppo di nuove classi di servizi, offrire supporto all’innovazione e allo sviluppo economico.

Il progetto Clean Slate comprende attivita’ di ricerca a medio e lungo termine intraprese fin dal 2006 allo scopo di creare modelli di rete orientati ai flussi (“Flow level models for the Internet“), creare piattaforme hardware aperte e programmabili (“The NetFPGA Platform“), creare una rete mobile aperta (“POMI 2020“), offrire supporto alla sperimentazione di protocolli di rete (“OpenFlow“).

L’approccio Clean Slate e’ anche alla base dell’iniziativa europea, che dal 2008 si occupa, tra gli altri temi, di cloud computing e di Internet of things.

Riferimenti:


Nuove nuvole nel cielo degli operatori

mercoledì, 29 dicembre 2010

MP3 clouds

Si chiama mSpot il portale che porta la musica sulle nuvole per seguire gli utenti ovunque, su piattaforma Apple, Android, o Microsoft. Ma quando dalle nuvole la musica ripiove sulla terra intasa le solite reti degli operatori (mobili e non) che non hanno modelli di business adeguati a sopportare questo nuovo tipo di traffico e a trarne vantaggio.

Il cloud computing non è una novità: è argomento di ricerca da più di 10 anni ed è entrato nell’uso comune grazie alla diffusione di applicazioni e servizi online di successo come quelli offerti da Amazon e, soprattutto, da Google (Google Apps). Se ce ne fosse bisogno, una conferma indiretta della diffusione del cloud computing viene dal recente successo dei netbook .

L’iniziativa di mSpot apre però uno scenario nuovo, perchè spinge gli utenti a depositare in Internet i propri file multimediali, indipendentemente dal desiderio di condividerli con altri o dall’esigenza di elaborarli. La motivazione principale è la comodità di averli sempre “a portata di mano”.

E’ questa la rivoluzione: pensare che ciò che sta in rete sia più a portata di mano di un file sulla memoria di massa del nostro smart phone o del nostro notebook.

Quando si sviluppano sistemi o applicazioni di rete si devono fare i conti con la capacità di elaborazione, lo spazio di archiviazione e la capacità di comunicazione. Di solito si ricorre alla rete quando la comunicazione è essenziale (applicazioni condivise) o quando servono capacità di elaborazione o spazio di storage tali da giustificare il costo della comunicazione. Fino ad ora ascoltare musica non era ritenuta un’attività che rendesse vantaggioso l’uso della rete se non per “scaricare” nuovi file. Infatti le capacità di elaborazione e di memoria dei dispsitivi ultraportatili sono più che adeguate allo scopo. Il fatto di ricorrere alla nuvola solo per comodità, presuppone che la comunicazione tra la nuvola e il proprio dispositivo abbia un costo trascurabile, al punto da riscaricare lo stesso file multimediale ogni volta che lo si vuole ascoltare. Al momento non è così: scaricare un file multimediale ha un costo. Se questo costo non è percepito dall’utente finale, qualcuno deve comunque farsene carico perchè il modello sia sostenibile.

Non escludo che il via-vai di file multimediali tra le nuvole e la terra possa essere un’applicazione vincente, nè che possa generare profitti e utilità, ma di due cose sono convinto. La prima è che tenere i file distanti da chi li deve usare è intrinsecamente antieconomico (la diseconomia è il prezzo da pagare per offrire agli utenti la comodità di cambiare smartphone senza trasferire i file), la seconda è che l’equilibrio tra gli interessi in gioco si può trovare solo con modelli che tengano conto dei costi. In una rete di accesso neutrale si può cercare di instaurare questo equilibrio senza che le nubi minaccino gli operatori.

Riferimenti

Wi-FI vs Wi-IT

martedì, 28 dicembre 2010

Wi-FI vs Wi-IT

Considerando la maturità della normativa finlandese sul wireless viene da pensare che non sia per una semplice coincidenza che la sigla del Wi-Fi termina con la sigla della Finlandia…

In particolare, per quanto ne so, la normativa finlandese è la prima a regolamentare le comunità wireless, fin dal 2007. Si veda il WLAN memorandum della Finnish Communications Regulatory Authority.

Nel frattempo in Italia vengono ancora visti come pionieri ignorati dalla  normativa i ragazzi di Ninux che da anni si organizzano spontaneamente per creare reti wireless comunitarie sui tetti di Roma a partire dalla costruzione dei nodi. E giustamente ne parla Nòva. Consiglio di visitare il sito e il blog di Ninux a chiunque voglia saperne di più sulle community networks.

Da qualche mese è partito un progetto europeo denominato ULOOP (user-centric wireless local loop) che studia i rapporti tra comunità wireless e reti di accesso ad Internet, per metterne in luce le potenzialità e abilitarne il pieno utilizzo. Il progetto tratterà non solo aspetti tecnologici, ma anche sociali, economici e legali.

Riferimenti

http://blog.ninux.org/

Gestione avanzata di flussi multimediali (2)

lunedì, 27 dicembre 2010

Il 21 dicembre si e’ svolto a Urbino un incontro di aggiornamento sulla gestione avanzata di flussi multimediali organizzato dal Corso di Laurea in Informatica Applicata e da NeuNet. Anche questa volta si è trattato di un esperimento condotto in pubblico dagli sviluppatori di openBOXware, la piattaforma open source per la gestione di flussi multimediali.

lorenz e saverio lorenz e saverio

In poco più di un’ora Lorenz e Saverio sono riusciti a programmare e ad illustrare ai partecipanti tutti i plugin per openBOXware necessari a dimostrare la fattibilità di innovative modalità di distribuzione di contenuti multimediali.

openBOXware-Flows-slides

Per capire il senso del’incontro potete dare un’occhiata alle slides proiettate nel corso della presentazione. La prima parte illustra sinteticamente l’architettura di openBOXware, la seconda parte discute i problemi di banda che affliggono le reti di accesso e le conseguenti esigenze di gestione dei flussi multimediali, la terza parte mostra la struttura della demo ed enumera i plugin di cui è stata data dimostrazione pratica.

Chi avesse già assistito a precedenti incontri su openBOXware o a presentazioni sul multicast wireless e sulle reti di accesso neutrali può risparmiarsi le prime due parti e passare direttamente alla terza, a cui è dedicato il resto di questo post.

L’esperimento

Lo schema dell’esperimento è illustrato di seguito. I blocchi azzurri rappresentano 5 computer sui quali è installato openBOXware. Tutti i computer appartengono alla stessa rete locale. I riquadri gialli rappresentano i plugin per openBOXware che consentono alle 5 istanze di scambiarsi flussi multimediali di diversa natura, rappresentanti dalle frecce. Le frecce nere rappresentano collegamenti unicast, mentre quelli rossi collegamenti multicast. Le frecce più spesse rappresentano flussi a banda larga (superiore a 1Mbps).

openBOXware-Flows

Hop 1:
Sulla macchina A gira un’istanza di openBOXware che implementa un server HTTP [1] che rende disponibile un filmato in un container Mp4 (video H.264 e audio AAC). Sulla macchina B openBOXware riceve il filmato attraverso un  media source HTTP [2] che si comporta da client.

Hop 2:
Sulla macchina B il flusso ricevuto dal media source HTTP è ridiretto da openBOXware senza transcodifica su un media target TCP [3] che si comporta da client mandando lo stream alla macchina C in modalità push. La macchina C riceve lo stream attraverso un media source TCP [4] configurato come server.

Hop 3:
L’istanzie di openBOXware che gira sulla macchina C rilancia il video H.264 in un container RTP in modalità multicast su UDP attraverso l’apposito plugin RTP media target [5]. Il descrittore SDP è reso disponibile dal server HTTP [1] che gira sulla macchina A. Sulla macchina E gira un media source SDP [6] che recupera il descrittore dal server HTTP e si collega al gruppo multicast a cui invia il flusso il media target RTP.

La macchina E emula il comportamento di un utente non autorizzato a ricevere il video. Per questo il flusso generato dalla macchina C è corrotto in modo da non poter essere fruito senza ulteriori informazioni trasmesse in unicast direttamente dalla macchina A ai soli utenti registrati. Nel nostro esempio il flusso multicast non contiene la traccia audio.

La macchina D rappresenta un utente registrato presso il server [1] e autorizzato a ricevere il video.  Il plugin per openBOXware che gira sulla macchina D non è un semplice media source, ma un’applicazione [7] che include un media source SDP per la ricezione di video in multicast, una custom pipeline UDP per la ricezione in unicast del flusso audio generato dal server [1] in modalità push a seguito della prima richiesta del video, e un widget srt per la riproduzione dei sottotitoli scaricati in unicast http dallo stesso server [1].

Scenari

L’esperimento condotto in laboratorio è esemplificativo della possibilità di implementare meccanismi evoluti per la distribuzione di flussi multimediali lavorando ad un livello di astrazione che massimizza la produttività e la portabilità del codice, e utilizzando la stessa piattaforma software in tutti gli elementi della catena. Nel caso specifico, la macchina A rappresenta un generico server disponibile in rete, la macchina B rappresenta un proxy, la macchina C rappresenta un gateway unicast-multicast, la macchina D rappresenta un client autorizzato alla fruizione di un contenuto on demand, la macchina E rappresenta un client non autorizzato. L’esempio mostra come sia possibile:

  • sfruttare il multicast per ottimizzare l’occupazione di banda sul penultimo miglio consentendo a più utenti (autorizzati) di ricevere lo stesso flusso,
  • implementare tecniche di protezione che consentano di limitare la fruizione dei contenuti ai soli utenti registrati,
  • personalizzare/localizzare l’audio e/o i sottotitoli attraverso flussi unicast sincronizzati al flusso video multicast,
  • rendere trasparente all’utente il rilancio locale in multicast attraverso descrittori SDP.

openBOXware-Xmas

Gestione avanzata di flussi multimediali

martedì, 14 dicembre 2010

flows

Il corso di laurea di Informatica Applicata dell’Università di Urbino organizza un incontro di aggiornamento tecnico su openBOXware 1.0.

openBOXware
gestione avanzata di flussi multimediali
Urbino, Collegio Raffaello, Piazza della Repubblica 13
Martedi’ 21 dicembre 2010, ore 14:00 – 18:00
http://www.openboxware.net/

L’incontro sara’ interamente dedicato alla gestione avanzata di flussi multimediali. Verra’ data dimostrazione pratica delle potenzialita’ di openBOXware nella gestione di: streaming http, streming UDP, streaming multicast, flussi multipli, place shifting, controllo remoto, applicazioni multimediali distribuite.

La registrazione gratuita puo’ essere effattuata utilizzando l’apposito modulo online.

Segnalo il sito su questo blog sia perchè sono direttamente coinvolto insieme a Lorenz Klopfenstein e Saverio Delpriori, sia perchè le modalità di gestione di flussi multimediali di cui verrà data dimostrazione sono condizioni abilitanti per lo sviluppo di applicazioni innovative su reti di accesso neutrali.