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Letture da spiaggia

Domenica, 11 Luglio 2010

Il titolo del post non è un giudizio su ciò che ho letto, ma un dato di fatto: sono stato una settimana al mare e in spiaggia ho letto o riletto.

  • Energia in rete. La diffusione di terminali mobili con risorse di memoria e di calcolo limitate rende sempre più popolare il ricorso ad application servers disponibili in rete a cui delegare ciò che i terminali mobili non riescono a fare. Ma delegare l’elaborazione ad un server consente anche di risparmiare energia aumentando l’autonomia del terminale mobile? I modeli e gli studi esistenti dicono che il risparmio dipende dalla banda disponibile, dalla quantità di elaborazione da delegare e dalla quantità di dati da scambiare tra client e server. L’ipotesi di caso peggiore è infatti quella in cui sia i dati che l’applicazione debbano essere passati al server per poter delegare l’elaborazione. Ma il vantaggio diventa ancora più evidente se le applicazione, e magari anche i dati, risiedono già sui server, come accade ad esempio con Google Apps.

Karthik Kumar and Yung.Hsiang Lu, “Cloud Computing for Mobile Users: Can Offloading Computation Save Energy?”, IEEE Computer, Vol. 43, No. 4, pp. 51-56, 2010.

  • Potenza quanto basta. I sistemi a microprocessore sono tipicamente progettati per offrire prestazioni elevate, tuttavia molte applicazioni dominate dai tempi di attesa di input e output hanno prestazioni indipendenti dalla frequenza di clock del microprocessore su cui girano. Se un computer lavora ad una frequenza superiore a quella minima richiesta dall’applicazione a cui è dedicato spreca potenza e quindi energia. Queste semplici considerazioni sono alla base del concetto di energy-proportional computing, un nuovo stile di progetto finalizzato a realizzare sistemi che offrono giusto le prestazioni necessarie all’uso che ne verrà fatto. A rendere plausibile questa visione è il cloud computing, che consente di organizzare reti di server dedicati a determinate tipologie di applicazioni e perfettamente dimensionati per ciascuna di esse. La novità sta proprio nel legame tra potenza e cloud computing, perchè per il resto i concetti sono noti: il consumo di potenza è diventato da decenni la principale metrica di progetto, i sistemi dedicati a specifici domini di applicazioni sono sempre esistiti (benche’ non abbiano avuto la meglio sui sistemi general purpose che consentono di realizzare economie di scala migliori) e il consumo di potenza di un sistema a microprocessore può essere adattato all’uso che ne viene fatto grazie a sofisticate tecniche di dynamic power management adottate da circa 20 anni a tutti i livelli. Passando dal mondo dei server a quello dei terminali mobili la tendenza è ancora più evidente: l’autonomia limitata è il maggior disagio degli smart phone, ma la maggior parte di noi preferisce avere uno smart phone capace di fare di tutto per poche ore piuttosto che un telefonino in grado di fare telefonate per diversi giorni. Come se non bastasse, le applicazioni più apprezzate sono quelle che spingono al limite le prestazioni e il consumo dei dispositivi, basti pensare agli smart phone usati come navigatori satellitari che devono spegnersi ogni tanto per non fondere.

Kirk W. Cameron, “The Challenges of Energy-Proportional computing”, IEEE Computer, Vol. 43, No. 5, pp. 82-83, 2010.

  • Elettronica ad acqua. L’acqua è talmente essenziale alla produzione di energia che c’è chi si è chiesto quanta acqua sia necessaria per ricaricare l’iPhone (mezzo litro), per fare una ricerca su Google (mezzo millilitro), o per far funzionare qualsiasi dispositivo elettronico. Tra l’altro l’acqua deve essere trasportata per kilometri per raggiungere gli impianti di produzione di energia, consumando altra energia la cui produzione richiede altra acqua. Negli Stati Uniti circa il 40% del consumo di acqua è legato alla produzione di energia. Un interessante rapporto mette a confronto la distribuzione di risorse (idriche e energetiche) e la crescita tendenziale dei fabbisogni di acqua e di energia.

Special report, “Trading Water for Watts: The Hard Choices Start Now”, IEEE Spectrum, July 2010.

  • TV in rete. Che la TV sia arrivata in rete è evidente, che la convergenza apra scenari intriganti e ponga sfide tecnologiche avvincenti è altrettanto evidente, ma l’attualità e l’importanza di queste riflessioni dipendono anche da dove sono scritte.

Karin Breitman, Markus Endler, Rafael Pereira, and Marcello Azambuja, “When TV Dies, Will It Go to the Cloud?”, IEEE Spectrum, pp. 81-83, July 2010.

  • Investigatore per caso. Un avvocato si trova suo malgrado ad investigare sulla scomparsa di una ragazza su incarico dei genitori, disperati per l’imminente chiusura delle indagini. La storia è avvincente, ben scritta e condita da numerosi ricordi di semplici episodi di vita vissuta dal protagonista nei quali è facile riconoscersi. L’unico inconveniente è che il protagonista (il Guido Guerrieri gia’ apprezzato da milioni di lettori) è un figo che si atteggia a sfigato. Questo non sarebbe di per sè un difetto, se il romanzo non fosse narrato in prima persona. Con la narrazione in prima persona l’autoironia del protagonista lascia in bocca il sapore sgradevole della falsa modestia e leggendo ci si sente un po’ ingannati da un protagonista che si atteggia nei confronti dei propri lettori.

Gianrico Carfoglio, Le perfezioni provvisorie, Sellerio, 2010.

  • Il bene e il male. Il visconte Medardo di Terralba partecipa alle Crociate e alla prima battaglia viene colpito da una palla di cannone che lo spezza esattamente a metà (per lungo). Le due metà vengono miracolosamente salvate, l’una dai crociati e l’altra da alcuni eremiti che le ritrovano sul campo di battaglia. Entrambe le metà, per diverse strade e in momenti diversi, faranno ritorno a Terralba rivelandosi l’una talmente perfida e l’altra talmente buona da divenire presto ugualmente insopportabili agli abitanti del luogo.

Italo Calvino, Il visconte dimezzato, Mondadori, 1993.

  • Straordinaria normalità. Due persone straordinarie per intelligenza, cultura e sensibilità si trovano a vivere nello stesso palazzo borghese di Parigi. Una è una portinaia di origini umili e senza istruzione, che decide di costruirsi un’esistenza da portinaia ignorante per coltivare segretamente e senza secondi fini la passione per la lettura, per l’arte e per il cinema. L’altra è un a ragazzina di 12 anni con un quoziente intellettivo straordinario che tiene per sè la propria intelligenza imitando i suoi compagni per apparire normale. Entrambe decidono di annotare le proprie riflessioni su un diario (o forse solo nella mente) e sono proprio le pagine dei loro diari, abilmente intrecciate, che ci raccontano da due angolazioni diverse la quotidianità che le porterà ad incontrarsi e a riconoscersi. Qui la sensazione è opposta a quella dell’”investigatore per caso” di cui sopra. Qui siamo di fronte a due persone straordinarie che, consapevoli di esserlo, decidono di nasconderlo al mondo ma di svelarlo senza inutili pudori ai propri appunti, e quindi al lettore. Le pagine non sono mai ovvie, le qualità delle protagoniste sono da subito evidenti al lettore senza ricorrere a ostentazioni o proclami, le loro riflessioni creano una tensione e un’attesa degne di un romanzo giallo, benchè non accada quasi nulla. Vorrei doverlo ancora leggere.

Barbery Muriel, L’eleganza del riccio, E/O, 2007.

  • Con gli occhi della misuca. Un bambino abbandonato su un transatlantico il primo gennaio del 1900 si chiamerà Novencento, vivrà tutta la vita su quella nave, imparerà miracolosamente a suonare il pianoforte, conoscerà il mondo attraverso gli occhi dei passeggeri che lo hanno visto, e si acconteterà di immaginarlo mentre suona musiche mai ascoltate. Il testo è un monologo, quindi si presta ad esser letto ad alta voce, ma se a leggerlo non è un bravo attore la retorica è un po’ stucchevole.

Alessandro Baricco, Novecento (un monologo), Feltrinelli, 1994.

  • La costituzione italiana. Il Presidente emerito della Corte Costituzionale spiega come leggere la Costituzione italiana illustrandone lo spirito, i principi, i valori, l’architettura e l’attualità. La lettura serve davvero a “farsi un’idea” (questo il titolo della collana) della legge fondamentale dello Stato, invogliando a leggerla e offrendo gli strumenti per comprenderla e apprezzarla. Quando finalmente si arriva a leggere la Costituzione, l’attesa non viene delusa.

Valerio Onida, La Costituzione, Il Mulino, 2004.

NeutralAccess10 - 6 - Modelli gestionali

Sabato, 3 Luglio 2010

La sessione conclusiva di NeutralAccess10, nel pomeriggio del 16 giugno, è stata dedicata ai modelli gestionali.

Gianluca Manzacca, dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha parlato delle prospettive nella regolamentazione delle NGN, prendendo atto dell’importanza del coordinamento tra approcci locali e approcci nazionali ed entrando nel merito dei motivi di intervento pubblico per risolvere situazioni di digital divide o per abilitare lo sviluppo economico. Manzacca ha parlato del ruolo del regolatore negli investimenti pubblici alla luce della legge 69 del 18 giugno 2009, del ruolo consultivo dell’Autorità, della funzione di coordinamento tra programmazione pubblica e privata, di Open Access e delle condizioni che rendono lecito il ricorso ad aiuti di stato.

Gianni Armetta, di New Deal Productions e Streamit.it, ha parlato di modelli di business e costi di diffusione per Internet TV professionali. In particolare ha parlato della difficoltà di conquistare la fiducia del cliente e di portarlo ad investire sull’utenza Internet, che ha un maggior valore rispetto q auella televisiva perchè consapevole e attiva. Ha inoltre illustrato i nuovi modelli di advertising e di business resi possibili dalla televisione in rete. Secondo Armetta le trasmissioni video su Internet subiscono oggi la stessa inerzia e la stessa diffidenza che il web ha vissuto negli anni novanta.

Francesco Russo, di WiTech SpA, ha parlato dei modelli di Business adottati dagli operatori Wireless. In particolare ha descritto la catena del valore e ha messo in evidenza il ruolo dei sistemi di Access management, presentando il sistema WROP di WiTech come strumento abilitante per la adozione di modelli di business ad alto valore aggiunto.

Rodolfo Rughi, di MilliWay, ha parlato delle possibili sinergie tra pubblico e privato per garantire la sostenibilita’ economica delle infrastrutture e il rientro degli investimenti.

NeutralAccess10 - 5 - Applicazioni trainanti

Giovedì, 1 Luglio 2010

La seconda sessione del 16 giugno di NeutralAccess10, gestita come la precedente da Giovanni Cancellieri (UnivPM e CReSM), ha ospitato 3 contributi dedicati alle applicazioni.

Sebastiano Trigila, vicepresidente di HD Forum Italia, ha parlato della diffusione dei futuri servizi di TV digitale (Interattività, HD, 3D, 4K e 8K) via etere e su rete IP, quantificando i requisiti di banda e fornendo elementi comparativi delle infrastrutture di diffusione. Trigila ha offerto numerosi spunti di riflessione: i costi (CAPEX e OPEX) per un multiplex DVB per 5 canali SD sono paragonabili a quelli di una CDN per decine di milioni di utenti, la prospettiva di flussi con requisiti superiori ai 100Mbps per canale (propri dell’8K) potrebbe rendere necessario ricorrere a trasmissioni su mezzo confinato (fibra) per non saturare i mezzi condivisi (etere), potrebbe essere necessario liberare le frequenze radio per i servizi mobili, lo spettro potrebbe essere neutrale rispetto ai servizi (come avviene in altri paesi) .

Lorenz Klopfenstein, di Neunet e Università degli Studi di Urbino, ha presentato una piattaforma modulare open source per la realizzazione di appliance per la diffusione e la ricezione di flussi multimediali multicast su rete IP. La piattaforma software presentata è l’evoluzione della piattafomra utilizzata per l’esperimento di wireless multicast TV condotto a Urbino lo scorso 5 maggio, ed è in grado: di accrescere le proprie funzionalità grazie a plugin sviluppati da terzi, di interfacciarsi a sorgenti multimediali di qualsiasi natura disponibili in Internet o in locale, di dialogare in modo trasparente con altri apparati disponibili sulla stessa rete con standard UPNP. La piattaforma puo’ funzionare sia da decoder (lato utente) sia da proxy in grado di rilanciare in multicast flussi ricevuti in unicast.

Maria Laura Mantovani, di Consortium GARR e Università di Modena e Reggio Emilia, ha parlato di autenticazione federata per il riuso delle identità digitali, presentandone i principi di funzionamenamento, i vantaggi per utenti e fornitori di servizi, e illustrando le soluzioni tecnologiche esistenti. Particolarmente utile è stato il confronto tra le soluzioni offerte da SAML e OpenID e il riferimento alle federazioni attualmente attive in italia che implementano lo standard SAML: ICAR e IDEM.

NeutralAccess10 - 2 - Dibattito

Mercoledì, 16 Giugno 2010

E’ nato prima l’uovo o la gallina? Lo sviluppo della società dell’informazione parte dalle infrastrutture o dai servizi? Il tema è stato introdotto da un mio intervento intitolato “Le applicazioni che trasportano le reti”, che aveva lo scopo di stimolare il dibattito portando tre esempi di applicazioni che suggeriscono un uso della rete orientato al servizio piuttosto che all’accesso: skype su telefonino, il kindle di Amazon e la Internet TV multicast.

Alessandro Bogliolo dibattito

Il dibattito è stato moderato da Gianluca Mazzini, che ha sollecitato Maggiulli, Trigila, Denni, Di Francesco e me a rispondere a domande del tipo:

  • Lo sviluppo della società dell’informazione è trainato dalle infrastrutture o dai servizi?
  • Quali sono le killer application delle NGN?
  • Quali contenuti e applicazioni potrebbero essere distribuiti su reti aperte senza determinarne il collasso?
  • Esistono applicazioni o modelli in grado di aumentare la penetrazione di mercato delle reti?
  • Come si passa da digital divide a NGN?
  • Chi può/deve fare cosa?
  • Chi o cosa frena lo sviluppo?
  • Chi deve pagare le NGN?

NeutralAccess10 - 1 - Prospettive di sviluppo della banda larga

Mercoledì, 16 Giugno 2010

Le prospettive di sviluppo di reti e servizi a banda larga in Italia sono state discusse nella prima sessione di NeutralAccess10, condotta da Gianluca Mazzini, direttore di Lepida SpA e professore di Telecomunicazioni all’Università di Ferrara. Come di consueto, Gianluca non si è limitato a moderare la sessione, ma l’ha condotta animando il dibattito e “dando letteralmente i numeri” utili ad esemplificare e quantificare gli ordini di grandezza dei problemi e delle soluzioni di cui si parlava.

Gianluca Mazzini Alessandro Bogliolo

La sessione è stata aperta da un messaggio di Roberto Sambuco, Capo del Dipartimento delle Comunicazioni del Ministero per lo Sviluppo Economico, che ho ricevuto qualche minuto prima dell’inizio e che ho letto ai partecipanti.

Sebastiano trigila Maria Laura Maggiulli

Sono seguiti gli interventi istituzionali di Sebastiano Trigila, della Fondazione Ugo Bordoni, che ha parlato della trasformazione digitale in Italia e in Europa, e di Maria Laura Maggiulli, della Regione Marche, che ha parlato dello stato di avanzamento e delle prospettive di sviluppo del piano telematico regionale e nazionale.

Dario denni Paolo di Francesco

La sessione si è chiusa con il punto di vista degli Internet provider, rappresentati da Dario Denni, dell’Associazione Italiana Internet Provider, che ha presentato in modo molto originale e provocatorio la situazione delle infrastrutture di rete con un contributo dal titolo “La knowledge economy dall’Encyclopedie a Wikipedia, dal rame alla fibra”, e da Paolo Di Francesco, di AssoProvider, che ha presentato la visione dell’assoziazione dei provider indipendenti sulle NGN con argomenti e proposte estremamente concreti.

NeutralAccess10 - Messaggio di apertura di Roberto Sambuco

Martedì, 15 Giugno 2010

Riporto il testo del messaggio che ho ricevuto questa mattina dal Dott. Roberto Sambuco, capo del Dipartimento per le Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico, per l’apertura del convegno.

Ringrazio il prof. Alessandro Bugliolo per aver organizzato queste due giornate di studio e approfondimento. Un tema importante e delicato, quello dell’accesso neutrale, al quale infatti l’Università di Urbino ha deciso di dedicare un ciclo di convegni che quest’anno è alla sua terza edizione.

Il problema della neutralità della rete deve essere trattato e analizzato insieme al tema della concorrenza per far fronte alle pratiche anticoncorrenziali che possano insorgere e alla capacità della rete stessa. Una sufficiente competitività tra gli operatori, abbinata al processo di semplificazione delle procedure amministrative necessarie per garantire agli utenti di cambiare agevolmente operatore di riferimento, confinerebbe questa tematica ad un dibattito strettamente tecnico sulla gestione della banda scarsa.
Il mercato europeo è tra i più competitivi al mondo e la volontà degli Stati membri, Italia in particolare, è quella di rafforzare questa qualità monitorando con attenzione le eventuali interferenze da parte di terzi sulla gestione del traffico on line.

In questi termini, come anche previsto nei criteri di recepimento del pacchetto regolamentare europeo, che pone l’accento sul concetto di trasparenza nei rapporti tra l’operatore e gli utenti, un requisito basilare nella società dell’informazione è garantire chiarezza dell’informazione stessa.

Un tema vasto che apre molte porte che lascio a voi esplorare in queste due giornate.

Il Capo Dipartimento
dott. Roberto Sambuco

La Neutralità come principio regolativo - 3

Domenica, 21 Marzo 2010

Guest post di Gabriele Marra.

(… segue dal 19 marzo 2010)

Il rilievo del NNP deve ora essere discusso sotto il profilo della prevenzione delle attività illecite commesse in rete [1].

Ovviamente il contributo che detto principio può offrire in questa direzione ha portata settoriale. Sarebbe infatti del tutto fuor di luogo ipotizzare che il principio in parola possa offrire indicazioni di una qualche utilità in relazione ai comportamenti illeciti, quali il furto su larga scala di identità, la cui realizzazione risponde ad incentivi “economici” neutralizzabili soltanto attraverso l’efficace ricorso alle più classiche e consolidate modalità di enforcement penalistico. Tuttavia il contributo che il NNP può offrire non dovrebbe essere trascurato perché si colloca in contesti dove più acuto è il conflitto tra libertà individuali ed interessi collettivi: si pensi, ad esempio, alle condotte illecite nell’ambio dei social network. Settore nel quale, nella maggior parte dei casi, lo spessore offensivo delle condotte è assai sfumato – tanto da confondersi, spesso, con l’esercizio di un diritto - soggetto ad una varietà di interpretazioni e assai spesso riconducibile ad una fisiologica incertezza in merito ai parametri di giudizio da impiegare nella valutazione delle singole condotte. In siffatti contesti il NNP può offrire il suo contributo al disegno di efficaci politiche di prevenzione dell’illecito sotto almeno due distinti profili: i) stimolare l’autoregolazione dei fornitori di servizi e degli utenti; ii) innescare virtuosi meccanismi di cooperazione tra i partecipanti al network, sufficienti ad influenzare la dinamica delle norme sociali proprie degli utenti di detti servizi e, per questa via, ad esempio, ad implementare l’efficacia dei controlli diffusi sulla circolazione di contenuti illeciti in rete (segnalazioni) strumentali alla realizzazione di un effettivo controllo successivo da parte degli ISP.

Senza poter qui entrare in dettagli in ordine al primo dei profili indicati [2] è sufficiente ricordare che le recenti polemiche riguardanti l’utilizzo dei social network per alimentare “le campagne di odio politico” hanno prodotto l’impegno ufficiale, da parte dei gestori di questi servizi, a formulare appropriate regole di condotta, anche in sinergia con gli apparati dell’amministrazione centrale preposti alla cura della sicurezza interna. Esito da considerarsi affatto scontato se si riflette sul fatto che i minacciati interventi repressivi – che riprendevano più generali proposte già formulate in sede parlamentare - riguardavano il comportamento degli utenti e non, invece, la posizione degli ISP.

Lette in una prospettiva che assegna al NNP il ruolo di architrave dell’architettura della rete queste vicende assumono però ben definiti contorni. Da un punto di vista simbolico/comunicativo la minaccia, da parte degli organi statuali, di violare una condizione di funzionamento della rete di riconosciuta utilità sociale ha infatti trasmesso agli operatori l’esatta consapevolezza in ordine alla importanza della posta in gioco e la necessità di mettere in campo interventi capaci di correggere la dinamica comportamentale critica. Questi ultimi, con la dimostrata disponibilità ad intervenire in tal senso, hanno invece convinto il legislatore circa la praticabilità di interventi disciplinari diversi da quelli prospettati. Si è così evitato un intervento punitivo di dubbia efficacia attivando, al contempo, un processo di elaborazione di strumenti regolativi più rispettosi della pluralità di interessi in gioco e tendenzialmente più effettivi nella prevenzione delle condotte devianti.

La riflessione su questi profili è così ben lungi da potersi considerare conclusa. Fornisce, tuttavia, spunti sufficienti per considerare opportuna una più ampia discussione.

Gabriele Marra

Riferimenti:

  1. N. K. Kytal, “Digital Architecture as Crime Control”, Yale Law Journal, 2003
  2. G. Marra, “Network Neutrality Principle as a Regulatory Tool: Implications for Crime Prevention and Criminal Law Enforcement”, International Conference on Evolving Internet (INTERNET-09), 2009.

Convergeranno prima le reti o i terminali?

Venerdì, 8 Gennaio 2010

Guest post di Giovanni Cancellieri.

L’ONU ha suggerito ai governi di tutto il pianeta di mettere in atto azioni in grado di consentire alla totalità della popolazione terrestre di avere accesso ad Internet a banda larga entro il 2015. Questo bene è considerato alla stessa stregua dei beni primari, come la salute, l’alimentazione, l’istruzione.

Dati recentemente diffusi indicano che, a livello mondiale, il 16.6 % della popolazione è in grado di accedere ad Internet, con una banda che va da poche decine di kbit/s a molte decine di Mbit/s. Tra questi, il 9.5 % lo fa via radio, il 7.1 % lo fa tramite rete fissa.

Queste percentuali devono essere attentamente valutate.

Il costo di una infrastruttura fissa si giustifica solo se essa raggiunge un segmento di popolazione sufficientemente numeroso e in grado di accedere a servizi a pagamento. In pratica si tratta solo delle aree almeno un po’ urbanizzate (che tuttavia costituiscono ormai i luoghi dove la popolazione massimamente si addensa).

Per tutte le altre zone, si sta imponendo una filosofia che prevede un mix di tecnologie radio, considerate infrastrutture più agili e in grado di seguire con minori costi di investimento il rapidissimo progredire della tecnologia.

Nell’ambito della categoria dei sistemi radio, si deve poi distinguere tra sistemi denominati “wireless” e sistemi “radiomobili”. La differenza tra i due è più sottile, e spesso uno stesso operatore gestisce entrambi i servizi. Una rete wireless è nata per utenze fisse o nomadiche, e raramente garantisce il servizio in mobilità veloce. Una rete radiomobile, invece, in standard GSM-GPRS o UMTS, permette anche la mobilità veloce.

Sarebbe interessante sapere quali percentuali di diffusione, al momento attuale, i due sistemi hanno raggiunto separatamente. E’ vero che, con l’affermarsi del futuro standard LTE (Long Term Evolution), le differenze tra queste due impostazioni tenderanno a sfumare, ma si prevede che, ancora per almeno una decina di anni, esse rimarranno distinguibili.

Qui il discorso dovrebbe essere allargato all’evoluzione incredibile che si è manifestata nel settore dei terminali. E’ stato presentato un diagramma (riportato qui sotto) in cui tre settori merceologici (Computing, Consumer Electronics, e Mobile), partendo da terminali dedicati, stanno progressivamente convergendo.

cpnvergenza

Appartengono tradizionalmente al settore Computing i PC (fissi o portatili), le stampanti, le penne USB; al settore Consumer Electronics i riproduttori audio e video, i ricevitori radio e televisivi, le fotocamere e le videocamere; al settore Mobile telefonini, smart-phone, navigatori. Tuttavia un terminale i-phone, ad esempio, si pone a cavallo tra Consumer Electronics e Mobile; un palmare con radiolocalizzazione ed altre funzioni di interesse prevalentemente aziendale si pone a cavallo tra Computing e Mobile; una penna USB già da tempo è a cavallo tra Computing e Consumer Electronics. E’ probabile che, fra poco, assisteremo ad una convergenza ancora più completa di tutti i tre settori.

Ad esempio, nuovi standard di radiodiffusione prevedono una radio (DAB e DMB), con un segnale audio + video, sulle frequenze della radio o poco superiori.

L’evoluzione dei terminali radiomobili è un fatto continuo e irreversibile, i cui prodromi erano stati, anche se con scarso successo, il DVB-H e i sistemi portatili idonei per la TV digitale terrestre, con canale di ritorno in sms.

Un terminale radiomobile ha anche il vantaggio di essere personale. E gli utenti, sempre più, tenderanno a preferire l’uso di un solo terminale su cui effettuare la totalità delle loro attività lavorative, transazioni economiche, e operazioni dedicate all’intrattenimento.

Oggi, se dovessimo individuare un punto di convergenza di tutti i tre settori merceologici sopra elencati, lo troveremmo nella Internet Key, che può essere impiegata con diversi tipi di terminali (PC portatili, palmari, perfino PC fissi). Il calo delle domande di allaccio alla ADSL via cavo è divenuto più accentuato dopo la diffusione delle Internet Key, e dei contratti telefonici per il loro utilizzo a prezzi sempre più stracciati.

Solo un modello basato su accessi a larghissima banda (da 20 a 100 Mbit/s), che sembra per altro un obiettivo concreto in Giappone e Corea del Sud, potrebbe contrapporsi efficacemente alla diffusione di questo servizio, apparentemente inarrestabile.

Contro il successo finale delle tecnologie radio, ancora oggi si devono rilevare problemi legati alla limitazione delle frequenze disponibili, o alla congestione delle celle.

Al primo problema, sembrano tentare di trovare una soluzione le reiterate richieste degli operatori radiomobili per la concessione di frequenze al di sotto di 1 GHz, che avrebbero anche il vantaggio di una maggiore capacità di copertura, da impiegare con modulazioni ad altissima capacità (1024-QAM o perfino 2048 QAM). Esse, come già sulla ADSL via cavo, sono in grado di veicolare flussi a 100 Mbit/s su bande di 10 MHz. In molte nazioni le frequenze rese disponibili dalla conversione in digitale della radiodiffusione televisiva stanno per essere riassegnate con questo tipo di destinazione.

La soluzione del secondo problema, invece, dipende solo dalla capacità ad investire che un operatore radiomobile o wireless può mettere in campo, realizzando pico-celle sempre più capillarmente diffuse nel territorio, almeno all’interno delle zone urbane più densamente popolate.

Giovanni Cancellieri

Guest post

Lunedì, 9 Novembre 2009

Ho invitato alcuni amici e colleghi a scrivere su questo blog per arricchirlo con punti di vista, competenze e informazioni complementari alle mie. Hanno già accettato l’invito Giovanni Cancellieri, professore di Telecomunicazioni all’Università Politecnica delle Marche e Presidente del Centro Radioelettrico Sperimentale Guglielmo Marconi,  e Gabriele Marra, professore di Diritto Penale all’Università di Urbino.

Giovanni Cancellieri ha accettato di seguire per noi i fatti di cronaca nel campo delle telecomunicazioni con particolare attenzione alle tecnologie di comunicazione multimediale.

Gabriele Marra ci parlerà della rete e delle sue leggi, prendendo spunto dalla cronaca per riflettere sulle implicazioni legali e normative del principio di neutralità.

Li ringrazio molto per aver accettato l’invito e aspetto i loro contributi, che pubblicherò a loro nome e inserirò in categorie dedicate per facilitarne la consultazione.

Roch Guerin: Servono reti di nuova generazione?

Giovedì, 2 Luglio 2009

Servono davvero reti di nuova generazione? La risposta non è ovvia e non è unanime, ma è interessante che a porsi la domanda sia stato Roch Guerin (professore di comunicazioni alla University of Pennsylvania e Fellow ACM e IEEE) nella relazione di apertura del convegno Next Generation Internet Networks (NGI-09, Aveiro, Portogallo), il cui titolo sembrerebbe sottointendere una risposta affermativa.

aveiro

La relazione ha offerto spunti interessanti e vicini a quanto discusso a Urbino in giugno, e poichè la presentazione non è ancora stata pubblicata in web ne riassumo il contenuto, che parte da tre premesse apparentemente ovvie:

  1. prima di introdurre una nuova tecnologia/rete occorre assicurarsi che serva e …
  2. che venga adottata dagli utenti;
  3. quando la nuova tecnologia/rete c’è occorre utilizzarla.

Espandendo il primo punto (necessità del cambiamento) Guerin ha analizzato i potenziali limiti di Internet:

  • Best effort non è il supporto ideale per tutte le applicazioni… ma le molte ingegnose soluzioni che sono state sviluppate per garantire QoS non vengono quasi mai applicate;
  • una rete globale a controllo distribuito pone problemi di sicurezza… ma gli attacchi crescono molto meno velocemente del traffico;
  • il traffico cresce esponenzialmente… ma il fattore di crescita si riduce, la rete non è prossima alla saturazione e in ogni caso all’aumento del traffico in una rete dovrebbe corrispondere un aumento delle risorse disponibili per potenziarla;
  • gli indirizzi (IPv4) sono limitati… ma la soluzione al problema (IPv6) è stata standardizzata da 15 anni e ancora non si è affermata.

Espandendo il secondo punto (successo di una nuova tecnologia nei confronti di una esistente) ha trattato il problema della migrazione prendendo proprio IPv6 come esempio:

  • IPv6 affronta un problema effettivo, ma malgrado questo la sua penetrazione a 15 anni dalla standardizzazione è di circa lo 0.2% e la sua crescita è più lenta di quella delle reti IPv4;
  • l’esternalità è un fattore determinante;
  • un semplice modello dinamico mostra che il processo di adozione di una nuova tecnologia (o di una nuova rete) ha due attrattori (successo o fallimento) verso cui convergono tutte le traiettorie in base alle condizioni iniziali. I due bacini di attrazione sono contigui e pertanto a condizioni iniziali molto simili possono corrispondere esiti opposti, rendendo molto difficile una previsione attendibile;
  • nessuna nuova tecnologia/rete potrà avere successo senza gateway verso Internet;
  • la presenza di gateway è necessaria alla diffusione di nuove tecnologie, ma può anche favorire la permanenza di quelle dominanti.

Sull’ultimo punto (utilizzo delle reti) ha detto che:

  • l’utilizzo delle reti merita almeno tanta attenzione quanto la loro costruzione;
  • la disponibilità di contenuti/applicazioni è fondamentale per l’affermazione di nuove reti;
  • sviluppando applicazioni caratterizzate da forte esternalità occorre adottare strategie di seeding (distribuzione sottocosto per creare massa critica) per evitare il problema dell’uovo e la gallina.