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Un cavallo di Troia per le reti

Venerdì, 22 Gennaio 2010

In Italia solo una persona su 5 e meno di una famiglia su due hanno una connessione a banda larga residenziale (dati tratti dalle tabelle 1.19 e 1.22 della Relazione Annuale 2009 di AGCOM). Il resto della popolazione o non e’ raggiunto dalla rete, o non è  interessato alle offerte degli operatori di rete fissa.

Cavallo di troia

Chi usa Internet abitualmente sa che il suo vero valore sta nella capacità di soddisfare ogni esigenza e fa fatica a pensare che altri non ne percepiscano l’utilità, ma evidentemente è così. Del resto, dire che con Internet si può fare di tutto non aiuta a capire cosa farci realmente. E’ difficile stabilire se digital divide nasca dalla mancanza di offerta o dalla mancanza di domanda, ma è certo che se non cambia l’offerta non cambia la domanda, e se la domanda non cresce gli investimenti nelle infrastrutture di rete non sono remunerativi.

Perché allora non provare a ripartire dai servizi, magari dai più popolari come il telefono o la televisione, presi uno alla volta? In Internet si possono fare telefonate a costi ridotti, si possono ricevere canali televisivi gratuiti, si possono trovare milioni di libri … Non è difficile convincersi che questo è un bene, ma non è facile accettare che per godere di questi benefici si debba prima siglare un contratto pluriennale con un operatore impegnandosi a pagare un canone fisso di accesso.

Diverso sarebbe se l’utente potesse comperare direttamente i servizi online di cui realmente percepisce l’utilità, riuscendo a confrontarli per costo e qualità con quelli tangibili che già conosce. E’ chiaro che per comprare un servizio ogni utente avrebbe bisogno di una connessione e che questa gli sarebbe comunque offerta da un operatore che avrebbe bisogno del proprio utile, ma il ruolo strumentale dell’operatore non apparirebbe centrale e il costo fisso della connessione non costituirebbe una barriera d’accesso ai servizi.

In un modello commerciale orientato ai servizi, chi è interessato (solo) ad uno specifico servizio può rivolgersi direttamente al fornitore di quel servizio il cui prezzo comprenderà il compenso che il fornitore deve all’operatore di rete che garantisce il collegamento all’utente senza imporgli alcun canone fisso. Se la creazione del collegamento richiede anche l’installazione di un apparato a casa dell’utente (Router ADSL, CPE Hiperlan, CPE WiMAX, …) potrebbe essere l’utente a procurarselo una volta per tutte (rivolgendosi ad un rivenditore o a un installatore locale) esattamente come è l’utente ad acquistare consapevolmente l’antenna televisiva, l’apparecchio telefonico, il telefonino, il portatile o il palmare senza bisogno di un operatore che glielo offra apparentemente gratis in cambio di un contratto e di un canone.

In questo modello i servizi più popolari avrebbero la funzione di cavalli di troia per aumentare la penetrazione della banda larga. Non solo perché renderebbero evidenti e diversificate le motivazioni individuali per connettersi in rete, ma anche perché diversificando l’offerta e aumentando la penetrazione del mercato contribuirebbero a rendere remunerativi gli investimenti in infrastrutture di rete.

I modelli commerciali orientati ai servizi sono uno degli elementi distintivi delle reti di accesso neutrali.

Riferimenti:

Per(ché) cominciare

Mercoledì, 21 Maggio 2008

Malgrado le numerose sollecitazioni ho sempre resistito alla tentazione di aprire un blog, o meglio non l’ho mai neppure ritenuta una tentazione. Insegno e faccio ricerca in informatica ed elettronica. Esprimere opinioni online non fa parte del mio mestiere e non è mia abitudine, quindi senza una vera motivazione non sarei in grado di farlo con la dedizione e la continuità necessarie a far funzionare un blog.

Ma allora perché apro un blog?

Perché da qualche anno mi occupo di reti di accesso, cercando di affrontarne i problemi tecnici senza trascurare quelli sociali, legali ed economici, e di sviluppare e sperimentare sul campo ogni idea e soluzione. Apparentemente si tratta di un tema di ricerca come tanti altri, ma il laboratorio in cui lavoro è una vera rete di accesso che offre servizi a migliaia di utenti e il contesto in cui vanno cercati spunti e riscontri è molto più ampio, variegato e imprevedibile della comunità scientifica a cui appartengo.

Il valore che una rete ha per ogni utente cresce all’aumentare del numero di utenti. Si tratta di una retroazione positiva, di un circolo virtuoso che si innesca quando si raggiunge la massa critica di utenti. Da quel momento in poi il numero di utenti è destinato a crescere in modo naturale. Questo principio tipico delle reti e dei servizi di comunicazione, detto esternalità, si applica in senso lato anche alle idee che stanno alla base dello sviluppo e della gestione delle reti stesse. Le idee del singolo sono tanto più utili ed efficaci quanto più possono essere capite e condivise dagli altri.

Presentare e discutere in pubblico problemi, idee e risultati è diventato parte integrante della mia attività di ricerca in quest’ambito. Approfitto di ogni occasione in cui sono invitato a parlare in pubblico per spingere la discussione un po’ oltre al punto fermo a cui ritengo di essere già arrivato, imponendomi di fare in pubblico riflessioni più esplicite ed azzardate di quelle che farei tra me, o nel mio gruppo, per stimolare e raccogliere spunti inaspettati da parte di interlocutori sorprendentemente eterogenei.

Ogni volta però mi trovo a dover mediare tra il desiderio di fare un balzo (o almeno un piccolo passo) in avanti, e l’esigenza di raccontare la storia su cui quel balzo (o quel passo) si appoggia. Il valore delle idee e dei fatti non è indipendente dal modo in cui sono nati, dalle situazioni e dalle persone che li hanno stimolati. E’ difficile capire a fondo un’idea senza conoscerne la genesi.

Nel momento in cui ritengo che le idee maturate e gli esperimenti effettuati stiano portando allo sviluppo di un nuovo modello di rete di accesso, apro questo blog per ripensare a voce alta a quanto fatto e pensato fin qui e per condividere sul nascere ogni ulteriore riflessione. Spero in questo modo di costruire le basi per poter fare i prossimi passi nello sviluppo del modello con l’aiuto di chi avrà la voglia e la bontà di leggere e commentare questi post.

Forse sarebbe stato meglio che il blog lo avessi aperto due anni fa, la prima volta che Fabio me lo ha proposto, ma la motivazione non era ancora maturata e comunque non sarebbe stato lo stesso. Dove necessario cercherò di recuperare il tempo perduto con dei flash back sugli ultimi due anni.

Dimenticavo:

il modello di rete a cui sto lavorando, per ora si chiama “rete di accesso neutrale”, da cui il nome del blog;

il laboratorio a cielo aperto in cui le idee prendono forma si chiama “urbino wireless campus”, o più brevemente “UWiC”;

io sono Alessandro Bogliolo, o AB.