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Regole e libero mercato per il futuro di Internet

venerdì, 15 giugno 2012

Se ne parla a Roma il 18 giugno 2012 a NeutralAccess 2012, Palazzo Marini, ore 10:30

COMUNICATO STAMPA

Le consultazioni pubbliche sulla neutralità della rete che si sono svolte negli ultimi due anni sono servite ad abbattere tabù sui modelli di gestione della rete, a superare pregiudizi sulle posizioni assunte dai principali protagonisti, a censire i tanti legittimi interessi in gioco e ad individuare principi e valori condivisi nell’interesse comune. Ora che le carte sono tutte sul tavolo occorre giocarle al meglio per costruire il futuro della rete.

Le relazioni conclusive elaborate dalle Autorità nazionali e dagli organismi sovranazionali che hanno indetto le consultazioni pubbliche rendono conto efficacemente delle diverse posizioni espresse e della complessità del problema, ma non arrivano a delineare strategie univoche.

La stessa Commissione Europea invita gli stati membri alla cautela e al coordinamento e guarda con diffidenza ad interventi regolamentari ritenuti prematuri o eccessivi. Le decisioni recentemente assunte dal parlamento olandese in merito alla neutralità dell’accesso ad Internet hanno suscitato reazioni del mercato e della politica che offrono un interessante caso di studio.

E’ opinione ampiamente condivisa che l’intervento normativo debba essere ridotto al minimo e orientato a creare le condizioni per lasciare che sia il libero mercato a garantire lo sviluppo della rete, la convergenza tecnologica e la tutela di interessi e diritti delle parti coinvolte. Ma la strada per raggiungere questo equilibrio non è ancora stata tracciata.

L’equilibrio tra intervento normativo e libero mercato per lo sviluppo della rete è il tema dell’edizione 2012 di NeutralAccess, il convegno sulle reti di accesso che si svolgerà il 18 giugno 2012 a Roma, presso la Sala della Mercede di Palazzo Marini.

Si confronteranno sul tema Mario Frullone (Direttore delle Ricerche della Fondazione Ugo Bordoni), Salvatore Lombardo (Direttore Generale Infratel Italia), Paolo Alagia (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), Giovanni Battista Amendola (Public and Regulatory Affairs – Telecom Italia), Lisa Di Feliciantonio (Head of Regulatory and EU Policy Fastweb), Irene Pivetti (Presidente Associazione Italiana IPTV e LTBF onlus), Paolo Nuti (Presidente Associazione Italiana Internet Provider), Paolo Di Francesco (Consigliere AssoProvider), Alessandro Bogliolo (Prof. Universita’ di Urbino e Presidente NeuNet) e Gianluca Mazzini (Prof. Universita’ di Ferrara e Direttore Generale Lepida SpA).

NeutralAccess 2012 e’ organizzato dall’Università di Urbino nell’ambito del progetto ICT4University del Dipartimento per la Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Tecnologica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con l’Associazione Culturale NeuNet, con l’Associazione Italiana IPTV e con LTBF onlus.

La partecipazione al convegno è gratuita, ma la registrazione è necessaria per la limitata capienza della sala e per le regole di accesso ai palazzi della Camera dei Deputati. Il modulo di registrazione online deve essere compilato entro le ore 24 del 16 giugno 2012
http://blog.neutralaccess.net/NA12/registrazione.html

Per favorire l’incontro e il confronto con i relatori tutti gli iscritti potranno prendere parte al buffet organizzato all’interno di Palazzo Marini e al dibattito che si svolgerà nel primo pomeriggio.

Per informazioni
http://blog.neutralaccess.net/NA12/
info@neunet.it
0722 4475
comunicato stampa

Il penultimo miglio

lunedì, 20 dicembre 2010

Il collo di bottiglia delle reti è il penultimo miglio, quello che collega le centrali alle dorsali nelle reti degli operatori. E’ quanto affermava lo scorso ottobre Stefano Quintarelli su Nova24. Sono d’accordo con lui, a parte per il fatto che mi piace chiamare “penultimo miglio” quello che lui chiama “secondo”.

Condivido anche l’idea che la soluzione per superare il collo di bottiglia non vada ricercata in complesse politiche di priorità, ma nella rimozione della scarsità. Per arrivarci occorrono modelli di business che motivino e ripaghino gli investimenti necessari. Prima di arrivarci, non si può fare altro che usare al meglio la banda disponibile.

Gli operatori vogliolo le NAN

sabato, 11 dicembre 2010

France Telecom, Telecom Italia, Vodafone e altri operatori sentono il bisogno di nuovi modelli di business per sostenere il traffico generato sulle proprie reti dalla crescente offerta (e domanda) di contenuti e applicazioni a banda larga.

internet traffic

La situazione e’ ben spiegata negli articoli apparsi su Bloomberg ( Matthew Campbell and Jonathan Browning, 8 dicembre 2010) e su Repubblica.it (Alessandro Longo, 10 dicembre 2010).

In sostanza quello che chiedono gli operatori e’ che i fornitori di contenuti e servizi (Google, Apple, Facebook e gli altri) contribuiscano a pagare il traffico. Questo sovverte il modello di business orientato all’accesso e all’integrazione verticale e apre la strada ad un nuovo modello orientato ai servizi. Al momento la situazione sembra preludere ad uno scontro tra operatori e service provider, e riapre il dibattito sulla neutralita’.

Ma superando le polemiche e i contrasti apparenti quello che chiedono gli operatori sembra proprio l’adozione del modello di “neutral access network” (NAN) che e’ l’oggetto di questo blog. Forse i tempi sono maturi per approfondire il dibattito e per sperimentare sul campo il modello, conciliando le esigenze di operatori e fornitori di servizi a vantaggio dello sviluppo sostenibile delle reti e nel rispetto della neutralita’.

Alessandro Bogliolo

Riferimenti:

NeutralAccess10 – 6 – Modelli gestionali

sabato, 3 luglio 2010

La sessione conclusiva di NeutralAccess10, nel pomeriggio del 16 giugno, è stata dedicata ai modelli gestionali.

Gianluca Manzacca, dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha parlato delle prospettive nella regolamentazione delle NGN, prendendo atto dell’importanza del coordinamento tra approcci locali e approcci nazionali ed entrando nel merito dei motivi di intervento pubblico per risolvere situazioni di digital divide o per abilitare lo sviluppo economico. Manzacca ha parlato del ruolo del regolatore negli investimenti pubblici alla luce della legge 69 del 18 giugno 2009, del ruolo consultivo dell’Autorità, della funzione di coordinamento tra programmazione pubblica e privata, di Open Access e delle condizioni che rendono lecito il ricorso ad aiuti di stato.

Gianni Armetta, di New Deal Productions e Streamit.it, ha parlato di modelli di business e costi di diffusione per Internet TV professionali. In particolare ha parlato della difficoltà di conquistare la fiducia del cliente e di portarlo ad investire sull’utenza Internet, che ha un maggior valore rispetto q auella televisiva perchè consapevole e attiva. Ha inoltre illustrato i nuovi modelli di advertising e di business resi possibili dalla televisione in rete. Secondo Armetta le trasmissioni video su Internet subiscono oggi la stessa inerzia e la stessa diffidenza che il web ha vissuto negli anni novanta.

Francesco Russo, di WiTech SpA, ha parlato dei modelli di Business adottati dagli operatori Wireless. In particolare ha descritto la catena del valore e ha messo in evidenza il ruolo dei sistemi di Access management, presentando il sistema WROP di WiTech come strumento abilitante per la adozione di modelli di business ad alto valore aggiunto.

Rodolfo Rughi, di MilliWay, ha parlato delle possibili sinergie tra pubblico e privato per garantire la sostenibilita’ economica delle infrastrutture e il rientro degli investimenti.

NeutralAccess10 – 2 – Dibattito

mercoledì, 16 giugno 2010

E’ nato prima l’uovo o la gallina? Lo sviluppo della società dell’informazione parte dalle infrastrutture o dai servizi? Il tema è stato introdotto da un mio intervento intitolato “Le applicazioni che trasportano le reti”, che aveva lo scopo di stimolare il dibattito portando tre esempi di applicazioni che suggeriscono un uso della rete orientato al servizio piuttosto che all’accesso: skype su telefonino, il kindle di Amazon e la Internet TV multicast.

Alessandro Bogliolo dibattito

Il dibattito è stato moderato da Gianluca Mazzini, che ha sollecitato Maggiulli, Trigila, Denni, Di Francesco e me a rispondere a domande del tipo:

  • Lo sviluppo della società dell’informazione è trainato dalle infrastrutture o dai servizi?
  • Quali sono le killer application delle NGN?
  • Quali contenuti e applicazioni potrebbero essere distribuiti su reti aperte senza determinarne il collasso?
  • Esistono applicazioni o modelli in grado di aumentare la penetrazione di mercato delle reti?
  • Come si passa da digital divide a NGN?
  • Chi può/deve fare cosa?
  • Chi o cosa frena lo sviluppo?
  • Chi deve pagare le NGN?

Winners and losers 2010

mercoledì, 3 febbraio 2010

Tecnologie vincenti e perdenti nel 2010, secondo l’IEEE.

L’IEEE (Institute of Electrical and Electronic Engineers) è la più grande ed autorevole organizzazione professionale del mondo senza scopo di lucro, che promuove lo sviluppo tecnologico organizzando convegni internazionali, pubblicando riviste scientifiche, dettando standard tecnologici, promuovendo l’insegnamento dell’ICT.

Come ogni anno l’IEEE dedica il numero di gennaio di IEEE Spectrum, il suo magazine ad ampio spettro, a scommettere sulle principali tecnologie vincenti e perdenti dell’anno. Ecco i Winners and Loosers su cui scommettono gli esperti dell’IEEE per il 2010.

google chrome

Winner: Google Chrome OS. Google ha abituato il mondo al cloud computing: i dati, le applicazioni e le risorse di calcolo possono in buona misura stare in rete. Per l’utente medio è più importante avere una buona connessione ad Internet che un buon computer (prova ne è il successo dei netbook). L’unica applicazione davvero necessaria è il web browser. Google ha contribuito in modo significativo a diffondere questa idea lavorando dal lato dei servizi, mettendo cioè a disposizione memoria, applicazioni e servizi. Dal 2008 Google ha sviluppato anche un proprio browser gratuito e open source, Google Chrome, che rinuncia ai fronzoli per rendere più pratico e veloce l’accesso alla nuvola di dati, applicazioni e servizi. La promessa del 2010 su cui scommette Sally Adee, su Spectrum [1], è un sistema operativo a forma di browser, Google Chrome OS, che consentirà di arrivare in Internet in soli 7 secondi a partire da un computer spento.

Winner: Russian Railways’ IT infrastructure. La rete ferroviaria russa è la più grande del mondo, con 85500 Km di binari e 664600 carrozze che trasportano 1.3 miliardi di passeggeri ogni anno attraverso 11 fusi orari. Sandra Upson, per Spectrum [2], scommette sulla profonda ristrutturazione del sistema di gestione e trasmissione delle informazioni che le ferrovie russe hanno avviato con IBM.

pixel Qi

Pixel Qi (winner). La tecnologia su cui punta Joshua J. Romero per Spectrum [3] permette di realizzare schermi capaci di adattarsi a tutte le situazione e a tutte le esigenze d’uso, che vanno dalla visione di video in ambiente buio (come con un normale schermo LCD) fino alla lettura di un libro sotto il sole (come con un eBook reader ad inchiostro elettronico). Soddisfare le due esigenze non è semplice perchè gli schermi LCD sono basati su pixel transriflettenti retroilluminati in cui la luce che colpisce lo schermo deve attraversare due volte i filtri cromatici con un rendimento molto basso, mentre l’e-paper è basato su pixel riflettenti in bianco e nero senza retroilluminazione, a basso consumo e ad alto tempo di refresh. Pixel Qi ha brevettato (e già dimostrato) pixel che integrano il meglio delle due tecnologie.

Winner: NanoGaN. La tecnologia su cui scommette Richard Stevenson su Spectrum [4] ha poco di intuitivo: si tratta di un nuovo modo di produrre substrati al Nitrito di Gallio (GaN) economici e di alta qualità su cui “far crescere” i laser a semiconduttore che lavorano a lunghezze d’onda sufficientemente corte (luce violetta) da riuscire a leggere i dati ad alta densità dei dischi Blu-ray. Per riportare la portata dell’innovazione a qualcosa di tangibile, Stevenson attribuisce alla scarsa qualità dei substrati al Nitrito di Gallio i problemi che la Sony ha avuto tra il 2006 e il 2008 nella fabbricazione dei lettori Blu-ray per la PlayStation 3.

Humming birdWinner: HummingBird. Come per Google Chrome OS, anche per capire la portata di questa innovazione bisogna ricordare che gli smart phone e i netbook stanno soppiantando i PC e i laptop. A ricordarcelo su Spectrum è Mark Anderson [5], che punta sull’architettura di un nuovo microprocessore che promette di portare sugli smart phone le prestazioni tipiche dei PC. Il processore si chiama HummingBird, è stato annunciato a luglio 2009 da Samsung e Intrinsity ed è funzionalmente indentico all’ARM Cortex A8. Ma è stato interamente riprogettato utilizzando la logica proprietaria Fast14 1-of-N Domino (già utilizzata da Intrinsity per la famiglia Fast Cores) abbinata a scelte architetturali ad hoc (come il wave pilepining e la sintesi full custom di unità critiche) finalizzate ad aumentare le prestazioni e a contenere i consumi. Il nuovo processore della famiglia avrà un clock a 1 GHz e promette di superare i 2000DMIPS con consumi sotto i 750mW. Se le promesse verranno mantenute sarà il processore con le migliori prestazioni in grado di rimpiazzare in modo pressocchè trasparente tutti i core ARM Cortex su cui si basano buona parte degli smart phone.

Loser: Chevrolet Volt. Tra le tecnologie perdenti, secondo Philip E. Ross [6], c’è l’auto ibrida di General Motors Chevrolet Volt. Il giudizio negativo non è tanto legato alla tecnologia in sè, quanto allo specifico  prodotto e al suo piano industriale e commerciale. Secondo studi pubblicati sull’Energy Policy Journal e basati su stime realistiche dei costi del carburante e dell’energia elettrica, in 12 anni e 150.000 miglia di vita, la Volt potrebbe far risparmiare al più 3000 dollari, che non compenserebbero il prezzo d’acquisto previsto di 40.000 dollari. Quindi la tecnologia esiste, l’auto è tecnicamente fattibile, ma non conviene. A questo giudizio si aggiunge, pur senza riferimenti diretti, un’interessante analisi pubblicata sullo stesso numero di Spectrum [7] dalla quale risulta che l’eventuale adozione di massa di auto elettriche manderebbe in tilt le reti di distribuzione dell’energia elettrica. Infatti, chi volesse ricaricare la propria auto in un tempo ragionevole assrbirebbe più potenza di una normale utenza domestica. Limitando l’assorbimento di potenza diventerebbero inaccettabili i tempi di ricarica. Il difficile compromesso è ben rappresentato da due parametri introdotti dall’autore: l’autonomia per ora di carica e il numero di utenze domestiche equivalenti. Limitando il consumo a 1.4KW l’auto guadagnerebbe 6 Km di autonomia per ogni ora di carica e assorbirebbe 3/4 di un’utenza domestica. Portando il consumo tra 3.3KW si potrebbe raggiungere un’autonomia di 19 Km per ogni ora di carica, ma l’auto avrebbe un assorbimento di picco paragonabile a quella di 1.5 utenze domestiche. Le reti elettriche non sarebbero in grado di sopportare l’aumento di carico neppure se la ricarica avvenisse esclusivamente di notte.

Quantom computingLoser: D-Wave Systems’ quantum computer. Erico Guizzo [8] ritiene che siano premature ed ottimistiche le previsioni della start-up canadese D-Wave Systems sulla disponibilità immediata di computer quantistici di reale interesse pratico. L’informatica quantistica si basa sul concetto di qubit, componente fondamentale il cui comportamento è basato sui principi della meccanica quantistica. Sfruttando opportunamente tali proprietà, i computer quantistici offrirebbero una capacità di calcolo esponenziale nel numero di qubit da cui sono composti. D-Wave Systems ha realizzato un computer quantistico da 128 qubits che dice di essere pronta a mettere sul mercato, e ne ha annunciato uno da 1000 qubits per l’inizio del 2011. Guizzo esprime due ordini di dubbi: il primo è la mancanza di evidenza dell’effettiva natura quantistica del computer realizzato dalla D-Wave Systems, il secondo è la mancanza di evidenza dell’effettivo vantaggio prestazionale del calcolatore realizzato con una tecnica innovativa, chiamata adiabatic quantum computation.

Riferimenti:

  1. Sally Adee, “Chrome the Conqueror“, IEEE Spectrum, No. 1, pp. 30-35, January, 2010.
  2. Sandra Upson, “Russia Reinvents its Railroad“, IEEE Spectrum, No. 1, pp. 36-41, January, 2010.
  3. Joshua I. Romero, “The Take-Anywhere, Do-Anything Disaply“, IEEE Spectrum, No. 1, pp. 42-47, January, 2010.
  4. Richard Stevenson, “Crystal Method“, IEEE Spectrum, No. 1, pp. 48-53, January, 2010.
  5. Mark Anderson, “A More Cerebral Cortex“, IEEE Spectrum, No. 1, pp. 54-59, January, 2010.
  6. Philip E. Ross, “Discharged“, IEEE Spectrum, No. 1, pp.32-33, January, 2010.
  7. Peter Fairley, “Speed Bumps Ahead for Electric-Vehicle Charging”, IEEE Spectrum, No. 1, pp. 13-14, January, 2010.
  8. Erico Guizzo, “Does not Quantum Compute“, IEEE Spectrum, No. 1, pp. 38-39, January, 2010.

Un cavallo di Troia per le reti

venerdì, 22 gennaio 2010

In Italia solo una persona su 5 e meno di una famiglia su due hanno una connessione a banda larga residenziale (dati tratti dalle tabelle 1.19 e 1.22 della Relazione Annuale 2009 di AGCOM). Il resto della popolazione o non e’ raggiunto dalla rete, o non è  interessato alle offerte degli operatori di rete fissa.

Cavallo di troia

Chi usa Internet abitualmente sa che il suo vero valore sta nella capacità di soddisfare ogni esigenza e fa fatica a pensare che altri non ne percepiscano l’utilità, ma evidentemente è così. Del resto, dire che con Internet si può fare di tutto non aiuta a capire cosa farci realmente. E’ difficile stabilire se digital divide nasca dalla mancanza di offerta o dalla mancanza di domanda, ma è certo che se non cambia l’offerta non cambia la domanda, e se la domanda non cresce gli investimenti nelle infrastrutture di rete non sono remunerativi.

Perché allora non provare a ripartire dai servizi, magari dai più popolari come il telefono o la televisione, presi uno alla volta? In Internet si possono fare telefonate a costi ridotti, si possono ricevere canali televisivi gratuiti, si possono trovare milioni di libri … Non è difficile convincersi che questo è un bene, ma non è facile accettare che per godere di questi benefici si debba prima siglare un contratto pluriennale con un operatore impegnandosi a pagare un canone fisso di accesso.

Diverso sarebbe se l’utente potesse comperare direttamente i servizi online di cui realmente percepisce l’utilità, riuscendo a confrontarli per costo e qualità con quelli tangibili che già conosce. E’ chiaro che per comprare un servizio ogni utente avrebbe bisogno di una connessione e che questa gli sarebbe comunque offerta da un operatore che avrebbe bisogno del proprio utile, ma il ruolo strumentale dell’operatore non apparirebbe centrale e il costo fisso della connessione non costituirebbe una barriera d’accesso ai servizi.

In un modello commerciale orientato ai servizi, chi è interessato (solo) ad uno specifico servizio può rivolgersi direttamente al fornitore di quel servizio il cui prezzo comprenderà il compenso che il fornitore deve all’operatore di rete che garantisce il collegamento all’utente senza imporgli alcun canone fisso. Se la creazione del collegamento richiede anche l’installazione di un apparato a casa dell’utente (Router ADSL, CPE Hiperlan, CPE WiMAX, …) potrebbe essere l’utente a procurarselo una volta per tutte (rivolgendosi ad un rivenditore o a un installatore locale) esattamente come è l’utente ad acquistare consapevolmente l’antenna televisiva, l’apparecchio telefonico, il telefonino, il portatile o il palmare senza bisogno di un operatore che glielo offra apparentemente gratis in cambio di un contratto e di un canone.

In questo modello i servizi più popolari avrebbero la funzione di cavalli di troia per aumentare la penetrazione della banda larga. Non solo perché renderebbero evidenti e diversificate le motivazioni individuali per connettersi in rete, ma anche perché diversificando l’offerta e aumentando la penetrazione del mercato contribuirebbero a rendere remunerativi gli investimenti in infrastrutture di rete.

I modelli commerciali orientati ai servizi sono uno degli elementi distintivi delle reti di accesso neutrali.

Riferimenti:

Wireless broadband

sabato, 28 novembre 2009

Guest post di Giovanni cancellieri

Esistono due famiglie di prodotti nel settore wireless. Quelli che impiegano frequenze libere (come le bande intorno a 2.4 GHz e 5.4 GHz), e quelli che impiegano frequenze così dette licenziate, cioè per le quali l’operatore ha pagato una licenza al fine di poterle utilizzare, per un certo numero di anni in determinati territori. Sono del primo tipo i prodotti che aderiscono a tutti gli standard IEEE 802.11. Sono del secondo tipo il WiMAX (standard IEEE 802.16) e tutti i sistemi radiomobili. In Italia alla tecnologia WiMAX è per il momento stata riservata la banda intorno a 3.5 GHz

Nel corso del BBF (Broadband Business Forum), che si è svolto a Roma nei giorni 24 e 25 novembre scorsi, queste due tecnologie si sono fronteggiate.

wireless terminals

Entrambe mostrano una formidabile evoluzione. A vantaggio degli standard 802.11 ci sono i costi più contenuti, e anche una certa flessibilità di impiego. La versione 802.11n (deliberata nel corso del mese di ottobre 2009) prevede sia il MIMO, che il Beam Forming; due tecnologie destinate a rendere più affidabile la tratta in aria. Inoltre prevede sistemi destinati a risolvere il problema delle interferenze (inevitabili sulle frequenze libere), e organizzazioni mesh dei nodi di rete.

Sui sistemi che impiegano invece frequenze licenziate si deve rilevare uno scenario ambivalente: mentre il WiMAX sostanzialmente non registra la diffusione che ci si aspettava, stanno rapidamente evolvendo e diffondendosi le chiavette Internet negli standard HSDPA e HSDPA-plus. Al momento attuale, esse sono offerte con velocità di scarico di 7 o 14 Mbit/s, ma si prevede anche la versione a 21 Mbit/s.

Si tratta di velocità veramente molto alte; c’è però da chiedersi se la rete di back-bone sarà in grado di supportarle, soprattutto in presenza di una forte crescita della domanda, come ci si attende nei prossimi mesi.

WiMAX e UMTS convergeranno nel futuro standard LTE (Long Term Evolution), il primo portando l’esperienza di un quasi fallimento (le esperienze negative però sono sempre le più importanti), e il secondo invece l’enorme vantaggio di una infrastruttura territoriale capillare e consolidata. Inoltre i terminali stanno evolvendo con rapidità verso la capacità di svolgere le funzioni di un vero e proprio PC portatile. L’unico guaio rimane la permanenza di diversi sistemi operativi non aperti, che contraddistinguono i marchi più prestigiosi (ad esempio Symbian per Nokia, o Android per Google-phone), che non permettono facili migrazioni di applicativi da un mondo all’altro.

Esistono poi dei prodotti che, pur impiegando le frequenze di un sistema, adottano il protocollo dell’altro. Cioè prodotti in tecnologia 802.16e (WiMAX in mobilità) sulle frequenze libere; oppure prodotti HiperLan (802.11a ed equivalenti) che invece saranno impiegati da operatori con licenza nelle frequenze destinate al WiMAX. Quest’ultima opzione appare di interesse, soprattutto nella prospettiva di rendere meno costoso il dispiegamento di una infrastruttura capillare sulle frequenze della banda intorno a 3.5 GHz.

Antenna

Da questo punto di vista, una sorta di spartiacque che separa i due mondi può essere considerata la previsione di recupero dell’investimento fatto. Se si installa una rete HiperLan, ad esempio con la prospettiva di superare il problema del Digital Divide territoriale, automaticamente si dovrebbe scegliere un recupero dell’investimento in 3 o al massimo 5 anni. Se invece si opta per una rete WiMAX, con la prospettiva di confluire nel futuro standard LTE, assorbendo anche il mondo della telefonia radiomobile, con tutte le sue evoluzioni verso l’accesso ad Internet, si dovrebbe prevedere un recupero dell’investimento in almeno 10 anni.

A mitigare in parte questa dicotomia, vi sono due considerazioni che riguardano i terminali dell’utente. Le tradizionali CPE per utenze residenziali mostrano un sostanziale allineamento nei prezzi tra la soluzione HiperLan e la soluzione WiMAX. E’ inoltre disponibile, ormai da alcuni mesi, una chiavetta Internet in tecnologia WiMAX, che potrebbe risultare di interesse per gli utenti in mobilità veloce, o quanto meno in frequente nomadicità.

Da tutto quanto finora discusso appare chiaro che il panorama è ancora in divenire, ma ormai alcune tendenze si stanno delineando. Quello che resta terribilmente incerto è il mix tra finanziamento pubblico e finanziamento privato nella realizzazione delle reti che sarà indispensabile mettere in atto. Riguardo al primo, il ViceMinistro Paolo Romani, intervenuto al Convegno, ha riaffermato la disponibilità degli 800 milioni di Euro (probabilmente 400 milioni nel 2010, e 400 milioni nel 2011) ormai più volte dati e altrettante volte tolti. Riguardo al secondo, un problema in più è costituito dall’eventuale progetto di scorporo della rete di trasporto di Telecom Italia. Questo progetto, dopo un fax che sfuggì ad un consigliere del Governo Prodi, e sul quale molto si è discusso, oggi potrebbe essere quanto mai attuale, data la difficoltà in cui versano le casse dell’ex monopolista. Ma, ancora una volta, tutto dipenderà dalla valutazione economica che sarà fatta di questa infrastruttura.

Giovanni Cancellieri

NG-DD: Next Generation Digital Divide

giovedì, 26 novembre 2009

Si sa che il digital divide sfugge a definizioni quantitative statiche, perchè dipende dalla relazione tra le  esigenze degli utenti e la capacità delle infrastrutture di soddisfarle. Tanto le esigenze quanto le infrastrutture crescono nel tempo, ma le prime cambiano più in fretta. La banda che oggi ci soddisfa domani non ci basterà più, facendoci avvertire un digital divide qualitativo che viene detto di seconda generazione.

Nel frattempo anche le reti evolvono di generazione in generazione, e il termine NGN (Next Generation Networks) è entrato da tempo nel gergo del settore. Verrebbe da pensare che una rete di nuova generazione possa contribuire a risolvere problemi di digital divide o, quantomeno, far evolvere le infrastrutture al passo con le esigenze evitando l’insorgere di condizioni di digital divide di seconda generazione. Ma potrebbe esserci anche un legame più perverso tra NGN e digital divide, che è stato paventato da Achille De Tommaso (presidente di COLT Telecom e di ANFoV) intervenuto ieri al panel su NGN del BBF-2009.

Il ragionamento di De Tommaso è più o meno questo:

  1. le reti in rame hanno costi di gestione insostenibili se si pretende di usarle per erogare servizi a banda larga;
  2. la scelta naturale per le NGN è quindi la fibra;
  3. gli investimenti sulle reti in fibra saranno accompagnati dalla dismissione delle reti in rame;
  4. per avere tempi di ritorno ragionevoli (2 anni) gli operatori investiranno nella migrazione da rame a fibra nelle aree più densamente popolate;
  5. nelle regioni a fallimento di mercato, dove si deciderà di non investire (almeno in prima battuta) nelle NGN, non solo non verranno potenziate le reti e i servizi, ma c’e’ il rischio concreto che vengano dismesse anche le reti in rame, riducendo le attuali opportunità di connessione.

In questo scenario, il titolo del post non si riferisce ad un digital divide di seconda generazione dovuto alla mancanza di investimenti nelle NGN, ma ad una recrudescenza di digital divide di prima generazione indotta dall’opportunità di investire (altrove) in NGN.

NGN panel at BBF-09

Un’ultima nota poco rilevante: mentre si parlava di reti di nuova generazione ci sono stati dei problemi alla rete… elettrica. La foto coglie l’imbarazzo del panel NGN durante il black out. La luce che illumina la scena è quella del sole attraverso il soffitto (opportunamente vetrato) della fiera di Roma.

Il suono della banda

martedì, 10 novembre 2009

La banda è un’orchestra che cammina e il suono si muove con lei. Sentirla suonare vuol dire avvertirla in lontananza, attenderne l’arrivo con il volume che aumenta, vederla sfilare con clamore e poi seguirla mentre si allontana fino a sfumare via.

Corriere della Sera 8 novembre 2009

Anche la banda larga funziona così. Si avvertono voci che dicono che arriverà, poi le voci si ingrandiscono e acquistano la concretezza di rapporti, piani e finanziamenti. Per un attimo le voci sono assordanti e la banda larga sembra così vicina da poterla toccare. Poi piano piano le voci si attenuano e infine sfumano via insieme ai rapporti, ai piani e, soprattutto, ai finanziamenti.

Riferimenti: