Archivi per la categoria ‘Digital divide’

NeutralAccess10 - 6 - Modelli gestionali

Sabato, 3 Luglio 2010

La sessione conclusiva di NeutralAccess10, nel pomeriggio del 16 giugno, è stata dedicata ai modelli gestionali.

Gianluca Manzacca, dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha parlato delle prospettive nella regolamentazione delle NGN, prendendo atto dell’importanza del coordinamento tra approcci locali e approcci nazionali ed entrando nel merito dei motivi di intervento pubblico per risolvere situazioni di digital divide o per abilitare lo sviluppo economico. Manzacca ha parlato del ruolo del regolatore negli investimenti pubblici alla luce della legge 69 del 18 giugno 2009, del ruolo consultivo dell’Autorità, della funzione di coordinamento tra programmazione pubblica e privata, di Open Access e delle condizioni che rendono lecito il ricorso ad aiuti di stato.

Gianni Armetta, di New Deal Productions e Streamit.it, ha parlato di modelli di business e costi di diffusione per Internet TV professionali. In particolare ha parlato della difficoltà di conquistare la fiducia del cliente e di portarlo ad investire sull’utenza Internet, che ha un maggior valore rispetto q auella televisiva perchè consapevole e attiva. Ha inoltre illustrato i nuovi modelli di advertising e di business resi possibili dalla televisione in rete. Secondo Armetta le trasmissioni video su Internet subiscono oggi la stessa inerzia e la stessa diffidenza che il web ha vissuto negli anni novanta.

Francesco Russo, di WiTech SpA, ha parlato dei modelli di Business adottati dagli operatori Wireless. In particolare ha descritto la catena del valore e ha messo in evidenza il ruolo dei sistemi di Access management, presentando il sistema WROP di WiTech come strumento abilitante per la adozione di modelli di business ad alto valore aggiunto.

Rodolfo Rughi, di MilliWay, ha parlato delle possibili sinergie tra pubblico e privato per garantire la sostenibilita’ economica delle infrastrutture e il rientro degli investimenti.

NeutralAccess10 - 4 - Tecnologie abilitanti

Mercoledì, 23 Giugno 2010

cancellieri

La sessione di NeutralAccess10 del 16 giugno, dedicata alle infrastrutture abilitanti, è stata guidata da Giovanni Cancellieri, presidente del Centro radioelettrico sperimentale Guglielmo Marconi e professore di Telecomunicazioni all’Università Politecnica delle Marche, che ha ricollegato gli interventi tecnici agli spunti emersi dal dibattito del 15 e ha stimolato l’approfondimento dei temi trattati dai relatori.

pompei

Sergio Pompei, della Fondazione Ugo Bordoni, ha riportato risultati originali ottenuti sul testbed in fibra realizzato a Roma dalla FUB e dal Ministero per lo Sviluppo Economico, utilizzato per sperimentare un’architettura di rete per IPTV basata su Content Delivery Network con supporto della Qualità del Servizio.

Roberto Spagnuolo, dei Laboratori Guglielmo Marconi, ha parlato della rete a banda Ultralarga del Comune di Venezia, dando elementi molto concreti ed esemplificando gli strumenti e le strategie che a livello municipale possono essere adottati per realizzare reti di nuova generazione che portino la fibra nelle case. A titolo di esempio, trovo molto interessante l’idea, adottata dal Comune di Venezia, di inserire i cavidotti per la fibra tra le opere di urbanizzazione di cui deve farsi carico chiunque costruisca nel territorio comunale.

sabatino

Ferdinando Sabatino, di Essentia SpA, ha parlato delle soluzioni che possono essere adottate per spingere gli standard fino al limite, con particolare riferimento al multicast wireless, delle cui potenzialità è stata data dimostrazione a Urbino lo scorso 5 maggio nel contesto della Internet TV, e al MIMO.

cianfriglia

Roberto Cianfriglia, di CITEC SpA, ha parlato di reti abilitanti e centri servizi VAS, spostando il focus sulla convergenza e sull’usabilità dei servizi erogati su reti a banda larga che, dovunque possibile, sfruttino i cablaggi esistenti (eventualmente anche in rame).

di francesco

Paolo Di Francesco, di Teleinform srl, si è chiesto se sia arrivato il momento di IPv6 e si è risposto di no per i problemi di compatibilità con IPv4 e per la maggior complessità. Nella sua relazione ha riformulato il problema della scarsità di indirizzi IPv4 come un qualsiasi problema di gestione e distribuzione di risorse naturali limitate. Anche quando gli indirizzi finiranno (agosto 2011 per IANA, aprile 2012 per RIR), IPv4 non morirà, ma non ci saranno nuove assegnazioni di indirizzi, creando vantaggi per chi ne ha già e imponendo IPv6 agli altri (che saranno tipicamente oggetti piuttosto che persone o PC).

Aziende senza fili

Mercoledì, 12 Maggio 2010

Guest post di Giovanni Cancellieri.

Molte aziende si trovano in zone non servite dalla ADSL. Anche quando il servizio ci sarebbe, a causa la lunghezza della connessione in doppino, ottenere velocità superiori a 2 Mbit/s non è semplice.
D’altra parte, le necessità di traffico dati che una moderna azienda esprime sono in continuo aumento, spinte dalle applicazioni della Unified Communication. Oggi Confindustria stima che una connessione a 10 Mbit/s sia un target minimo per gli accessi business, e la mancata disponibilità di questo servizio costituisca una forte penalizzazione.

Esistono tuttavia varie alternative. Tra esse: l’uso di penne Internet, con connettività in HSDPA fino a 28 Mbit/s (ma prevalentemente nelle grandi città); il ricorso a connessioni satellitari (che però soffrono del lungo tempo di latenza introdotto dalla tratta via satellite); infine lo sfruttamento di collegamenti wireless.

In molte regioni italiane, le amministrazioni pubbliche hanno installato reti wireless pubbliche, per il superamento del Digital Divide territoriale, dandone spesso la gestione ad enti terzi. Dove anche queste soluzioni non sono disponibili, un’azienda può considerare l’eventualità di installare per proprio conto un collegamento a microonde, in grado di connetterla al più vicino punto di accesso a larga banda.

Oggi sono disponibili soluzioni relativamente a buon mercato, con capacità fino a 300 Mbit/s, pertanto in grado di supportare le necessità di intere zone industriali. Esse sono offerte da diversi produttori, in concorrenza tra loro. Sfruttano accorgimenti tecnologici d’avanguardia, come il MIMO (Multiple Input Multiple Output), tra le due polarizzazioni, e eventualmente tra più antenne. Utilizzano la banda libera di 5.4 GHz, con buona resilienza contro le possibili interferenze (favorita anche dalla forte direttività delle antenne), oppure bande licenziate (tipicamente a frequenze superiori), il cui costo di licenza annuo risulta accettabile, se condiviso tra una pluralità di utenti.

L’obsolescenza delle apparecchiature è lenta, poiché si tratta ormai di prodotti tecnologicamente maturi; la loro affidabilità è elevata, con il conseguente costo di manutenzione ridotto al minimo; la riconfigurabilità è semplice, qualora si presentino esigenze di modifica dei tracciati. Tutto ciò permette di spalmare l’ammortamento dell’investimento nell’arco di almeno un decennio.

Occorrerebbe che su queste infrastrutture insistessero dei servizi orientati alle aziende, e alla loro fruizione sia in modo residente, sia in mobilità. Tali servizi dovrebbero essere capaci cioè di riconoscere l’utente in una pluralità di modalità di accesso.

Questa prospettiva dovrebbe coinvolgere necessariamente un operatore, il quale intraveda nella possibilità di aumentare il proprio pacchetto di clienti business, una opportunità di mercato capace di contraddistinguerlo dagli altri. In tal caso, Confindustria e gli Enti Locali potrebbero trovare gli strumenti più idonei per favorire la costituzione di consorzi territoriali tra le aziende che ancora soffrono del problema di un difficile accesso a larga banda, nella prospettiva di beneficiare di una offerta con notevole valore aggiunto.

Giovanni Cancellieri

Un cavallo di Troia per le reti

Venerdì, 22 Gennaio 2010

In Italia solo una persona su 5 e meno di una famiglia su due hanno una connessione a banda larga residenziale (dati tratti dalle tabelle 1.19 e 1.22 della Relazione Annuale 2009 di AGCOM). Il resto della popolazione o non e’ raggiunto dalla rete, o non è  interessato alle offerte degli operatori di rete fissa.

Cavallo di troia

Chi usa Internet abitualmente sa che il suo vero valore sta nella capacità di soddisfare ogni esigenza e fa fatica a pensare che altri non ne percepiscano l’utilità, ma evidentemente è così. Del resto, dire che con Internet si può fare di tutto non aiuta a capire cosa farci realmente. E’ difficile stabilire se digital divide nasca dalla mancanza di offerta o dalla mancanza di domanda, ma è certo che se non cambia l’offerta non cambia la domanda, e se la domanda non cresce gli investimenti nelle infrastrutture di rete non sono remunerativi.

Perché allora non provare a ripartire dai servizi, magari dai più popolari come il telefono o la televisione, presi uno alla volta? In Internet si possono fare telefonate a costi ridotti, si possono ricevere canali televisivi gratuiti, si possono trovare milioni di libri … Non è difficile convincersi che questo è un bene, ma non è facile accettare che per godere di questi benefici si debba prima siglare un contratto pluriennale con un operatore impegnandosi a pagare un canone fisso di accesso.

Diverso sarebbe se l’utente potesse comperare direttamente i servizi online di cui realmente percepisce l’utilità, riuscendo a confrontarli per costo e qualità con quelli tangibili che già conosce. E’ chiaro che per comprare un servizio ogni utente avrebbe bisogno di una connessione e che questa gli sarebbe comunque offerta da un operatore che avrebbe bisogno del proprio utile, ma il ruolo strumentale dell’operatore non apparirebbe centrale e il costo fisso della connessione non costituirebbe una barriera d’accesso ai servizi.

In un modello commerciale orientato ai servizi, chi è interessato (solo) ad uno specifico servizio può rivolgersi direttamente al fornitore di quel servizio il cui prezzo comprenderà il compenso che il fornitore deve all’operatore di rete che garantisce il collegamento all’utente senza imporgli alcun canone fisso. Se la creazione del collegamento richiede anche l’installazione di un apparato a casa dell’utente (Router ADSL, CPE Hiperlan, CPE WiMAX, …) potrebbe essere l’utente a procurarselo una volta per tutte (rivolgendosi ad un rivenditore o a un installatore locale) esattamente come è l’utente ad acquistare consapevolmente l’antenna televisiva, l’apparecchio telefonico, il telefonino, il portatile o il palmare senza bisogno di un operatore che glielo offra apparentemente gratis in cambio di un contratto e di un canone.

In questo modello i servizi più popolari avrebbero la funzione di cavalli di troia per aumentare la penetrazione della banda larga. Non solo perché renderebbero evidenti e diversificate le motivazioni individuali per connettersi in rete, ma anche perché diversificando l’offerta e aumentando la penetrazione del mercato contribuirebbero a rendere remunerativi gli investimenti in infrastrutture di rete.

I modelli commerciali orientati ai servizi sono uno degli elementi distintivi delle reti di accesso neutrali.

Riferimenti:

Convergeranno prima le reti o i terminali?

Venerdì, 8 Gennaio 2010

Guest post di Giovanni Cancellieri.

L’ONU ha suggerito ai governi di tutto il pianeta di mettere in atto azioni in grado di consentire alla totalità della popolazione terrestre di avere accesso ad Internet a banda larga entro il 2015. Questo bene è considerato alla stessa stregua dei beni primari, come la salute, l’alimentazione, l’istruzione.

Dati recentemente diffusi indicano che, a livello mondiale, il 16.6 % della popolazione è in grado di accedere ad Internet, con una banda che va da poche decine di kbit/s a molte decine di Mbit/s. Tra questi, il 9.5 % lo fa via radio, il 7.1 % lo fa tramite rete fissa.

Queste percentuali devono essere attentamente valutate.

Il costo di una infrastruttura fissa si giustifica solo se essa raggiunge un segmento di popolazione sufficientemente numeroso e in grado di accedere a servizi a pagamento. In pratica si tratta solo delle aree almeno un po’ urbanizzate (che tuttavia costituiscono ormai i luoghi dove la popolazione massimamente si addensa).

Per tutte le altre zone, si sta imponendo una filosofia che prevede un mix di tecnologie radio, considerate infrastrutture più agili e in grado di seguire con minori costi di investimento il rapidissimo progredire della tecnologia.

Nell’ambito della categoria dei sistemi radio, si deve poi distinguere tra sistemi denominati “wireless” e sistemi “radiomobili”. La differenza tra i due è più sottile, e spesso uno stesso operatore gestisce entrambi i servizi. Una rete wireless è nata per utenze fisse o nomadiche, e raramente garantisce il servizio in mobilità veloce. Una rete radiomobile, invece, in standard GSM-GPRS o UMTS, permette anche la mobilità veloce.

Sarebbe interessante sapere quali percentuali di diffusione, al momento attuale, i due sistemi hanno raggiunto separatamente. E’ vero che, con l’affermarsi del futuro standard LTE (Long Term Evolution), le differenze tra queste due impostazioni tenderanno a sfumare, ma si prevede che, ancora per almeno una decina di anni, esse rimarranno distinguibili.

Qui il discorso dovrebbe essere allargato all’evoluzione incredibile che si è manifestata nel settore dei terminali. E’ stato presentato un diagramma (riportato qui sotto) in cui tre settori merceologici (Computing, Consumer Electronics, e Mobile), partendo da terminali dedicati, stanno progressivamente convergendo.

cpnvergenza

Appartengono tradizionalmente al settore Computing i PC (fissi o portatili), le stampanti, le penne USB; al settore Consumer Electronics i riproduttori audio e video, i ricevitori radio e televisivi, le fotocamere e le videocamere; al settore Mobile telefonini, smart-phone, navigatori. Tuttavia un terminale i-phone, ad esempio, si pone a cavallo tra Consumer Electronics e Mobile; un palmare con radiolocalizzazione ed altre funzioni di interesse prevalentemente aziendale si pone a cavallo tra Computing e Mobile; una penna USB già da tempo è a cavallo tra Computing e Consumer Electronics. E’ probabile che, fra poco, assisteremo ad una convergenza ancora più completa di tutti i tre settori.

Ad esempio, nuovi standard di radiodiffusione prevedono una radio (DAB e DMB), con un segnale audio + video, sulle frequenze della radio o poco superiori.

L’evoluzione dei terminali radiomobili è un fatto continuo e irreversibile, i cui prodromi erano stati, anche se con scarso successo, il DVB-H e i sistemi portatili idonei per la TV digitale terrestre, con canale di ritorno in sms.

Un terminale radiomobile ha anche il vantaggio di essere personale. E gli utenti, sempre più, tenderanno a preferire l’uso di un solo terminale su cui effettuare la totalità delle loro attività lavorative, transazioni economiche, e operazioni dedicate all’intrattenimento.

Oggi, se dovessimo individuare un punto di convergenza di tutti i tre settori merceologici sopra elencati, lo troveremmo nella Internet Key, che può essere impiegata con diversi tipi di terminali (PC portatili, palmari, perfino PC fissi). Il calo delle domande di allaccio alla ADSL via cavo è divenuto più accentuato dopo la diffusione delle Internet Key, e dei contratti telefonici per il loro utilizzo a prezzi sempre più stracciati.

Solo un modello basato su accessi a larghissima banda (da 20 a 100 Mbit/s), che sembra per altro un obiettivo concreto in Giappone e Corea del Sud, potrebbe contrapporsi efficacemente alla diffusione di questo servizio, apparentemente inarrestabile.

Contro il successo finale delle tecnologie radio, ancora oggi si devono rilevare problemi legati alla limitazione delle frequenze disponibili, o alla congestione delle celle.

Al primo problema, sembrano tentare di trovare una soluzione le reiterate richieste degli operatori radiomobili per la concessione di frequenze al di sotto di 1 GHz, che avrebbero anche il vantaggio di una maggiore capacità di copertura, da impiegare con modulazioni ad altissima capacità (1024-QAM o perfino 2048 QAM). Esse, come già sulla ADSL via cavo, sono in grado di veicolare flussi a 100 Mbit/s su bande di 10 MHz. In molte nazioni le frequenze rese disponibili dalla conversione in digitale della radiodiffusione televisiva stanno per essere riassegnate con questo tipo di destinazione.

La soluzione del secondo problema, invece, dipende solo dalla capacità ad investire che un operatore radiomobile o wireless può mettere in campo, realizzando pico-celle sempre più capillarmente diffuse nel territorio, almeno all’interno delle zone urbane più densamente popolate.

Giovanni Cancellieri

NG-DD: Next Generation Digital Divide

Giovedì, 26 Novembre 2009

Si sa che il digital divide sfugge a definizioni quantitative statiche, perchè dipende dalla relazione tra le  esigenze degli utenti e la capacità delle infrastrutture di soddisfarle. Tanto le esigenze quanto le infrastrutture crescono nel tempo, ma le prime cambiano più in fretta. La banda che oggi ci soddisfa domani non ci basterà più, facendoci avvertire un digital divide qualitativo che viene detto di seconda generazione.

Nel frattempo anche le reti evolvono di generazione in generazione, e il termine NGN (Next Generation Networks) è entrato da tempo nel gergo del settore. Verrebbe da pensare che una rete di nuova generazione possa contribuire a risolvere problemi di digital divide o, quantomeno, far evolvere le infrastrutture al passo con le esigenze evitando l’insorgere di condizioni di digital divide di seconda generazione. Ma potrebbe esserci anche un legame più perverso tra NGN e digital divide, che è stato paventato da Achille De Tommaso (presidente di COLT Telecom e di ANFoV) intervenuto ieri al panel su NGN del BBF-2009.

Il ragionamento di De Tommaso è più o meno questo:

  1. le reti in rame hanno costi di gestione insostenibili se si pretende di usarle per erogare servizi a banda larga;
  2. la scelta naturale per le NGN è quindi la fibra;
  3. gli investimenti sulle reti in fibra saranno accompagnati dalla dismissione delle reti in rame;
  4. per avere tempi di ritorno ragionevoli (2 anni) gli operatori investiranno nella migrazione da rame a fibra nelle aree più densamente popolate;
  5. nelle regioni a fallimento di mercato, dove si deciderà di non investire (almeno in prima battuta) nelle NGN, non solo non verranno potenziate le reti e i servizi, ma c’e’ il rischio concreto che vengano dismesse anche le reti in rame, riducendo le attuali opportunità di connessione.

In questo scenario, il titolo del post non si riferisce ad un digital divide di seconda generazione dovuto alla mancanza di investimenti nelle NGN, ma ad una recrudescenza di digital divide di prima generazione indotta dall’opportunità di investire (altrove) in NGN.

NGN panel at BBF-09

Un’ultima nota poco rilevante: mentre si parlava di reti di nuova generazione ci sono stati dei problemi alla rete… elettrica. La foto coglie l’imbarazzo del panel NGN durante il black out. La luce che illumina la scena è quella del sole attraverso il soffitto (opportunamente vetrato) della fiera di Roma.

Il suono della banda

Martedì, 10 Novembre 2009

La banda è un’orchestra che cammina e il suono si muove con lei. Sentirla suonare vuol dire avvertirla in lontananza, attenderne l’arrivo con il volume che aumenta, vederla sfilare con clamore e poi seguirla mentre si allontana fino a sfumare via.

Corriere della Sera 8 novembre 2009

Anche la banda larga funziona così. Si avvertono voci che dicono che arriverà, poi le voci si ingrandiscono e acquistano la concretezza di rapporti, piani e finanziamenti. Per un attimo le voci sono assordanti e la banda larga sembra così vicina da poterla toccare. Poi piano piano le voci si attenuano e infine sfumano via insieme ai rapporti, ai piani e, soprattutto, ai finanziamenti.

Riferimenti:

Divisi dalla rete

Lunedì, 9 Novembre 2009

Guest post di Giovanni Cancellieri

Ampi strati di popolazione non possono accedere ad Internet con la velocità di trasmissione che è oggi indispensabile per scambiare anche i più piccoli files, e partecipare ai servizi più comuni. Questo problema, per altro in via di soluzione, grazie a dorsali in fibra ottica e estensioni wireless, o penne Internet su sistemi radiomobili, viene definito Digital Divide Territoriale.

Esiste tuttavia un Digital Divide anche più insidioso e potenzialmente in grado di colpire strati ancora più ampi di popolazione, ed è il Digital Divide culturale/generazionale. Esso riguarda individui che, o per età, o per l’istruzione ricevuta, o per il lavoro che svolgono, nel quale non si è ancora diffuso l’impiego pervasivo di Internet, sono rimasti fuori da questo mondo.

Qui vogliamo trattare gli aspetti psicologici e sociali di questo fenomeno, cercando, se possibile, di individuare strade lungo le quali sia possibile contenerne gli effetti, almeno nel medio termine, fino a quando cioè gli appartenenti alla generazione che oggi non può fare a meno di Internet non siano divenuti anch’essi anziani. Inoltre gran parte delle considerazioni che saranno qui svolte riguardano un paese evoluto, come l’Italia, ma tra poco riguarderanno anche paesi in via di sviluppo, dove, al momento, bisogni ancora più primari attendono di poter essere soddisfatti per tutti gli abitanti.

Già nell’uso di un telefonino si possono notare diversi livelli di confidenza. Molti ancora fanno poco uso degli sms, molti non scattano foto con la fotocamera, né per inviarle, né per archiviarle, tranne forse qualche esperimento, soprattutto per curiosità, pochi giorni dopo l’acquisto. La diffusione di nuovi tipi di terminali, con interfacce touch-screen ha migliorato la situazione. In questi terminali, molte funzioni risultano immediatamente comprensibili. Tuttavia radiolocalizzazione, uso di mappe, accesso ad Internet da smart-phone rimangono servizi per pochi appassionati.

Riguardo all’impiego del PC e all’accesso alla rete da casa, il problema è ancora più complesso. Molti ritengono di non averne bisogno. Al contrario, le banche, il servizio sanitario pubblico, la maggioranza dei servizi di pubblica utilità contano su Internet per avere una interazione con i propri clienti possibilmente più efficace e per ridurre l’impegno di personale nelle operazioni front-office. La conseguenza è che anche coloro che (fingono di) non averne bisogno, prima o poi saranno costretti ad ammettere che si trovano in seria difficoltà.

L’intrattenimento domestico conta ancora molti fedelissimi della televisione, ma le IP-TV si stanno moltiplicando. E in queste ultime è possibile impiegare un canale di ritorno per partecipare al programma, in modo molto più efficace di quanto anche la TV digitale terrestre non potrà mai consentire.

Da ultimo, ma dirompente nell’impatto prodotto, vi è stato il fenomeno delle social networks. Sempre più spesso si sente affermare che si è ritrovato un vecchio compagno di scuola, o un conoscente dell’infanzia, in questi mondi virtuali. Certamente un simile richiamo induce anche i più renitenti a guardare ad Internet con un po’ più di interesse.

Tra gli elementi che più scoraggiano i non esperti, vi è quello di ritrovarsi in percorsi virtuali senza ritorno. I costruttori di siti, e gli organizzatori di interfacce uomo-macchina, dovrebbero sempre mettere ben in evidenza una freccia per tornare indietro, o una icona per tornare alla videata iniziale. Altro elemento di insicurezza è l’esposizione del proprio PC (ma ormai anche palmare o telefonino) all’attacco di virus, con la conseguente perdita di informazioni cumulate nel tempo. In questo, la scelta di un serio ISP, non basata solo sugli aspetti economici del contratto, può rivelarsi di notevole aiuto. La diffusione di Skype, o di forme simili di impiego di Internet per effettuare telefonate o anche videochiamate a basso costo, ha ulteriormente permesso di avvicinarsi al PC avendone concreti motivi.

Le persone che finora non si sono interessate al PC o ad Internet possono trovare aiuto presso i propri familiari, ma spesso si vergognano, o non riescono a superare un primo stadio, estremamente elementare, in cui ripetono gesti prestabiliti e imparati a memoria. Quasi sempre manca la curiosità di esplorare nuovi percorsi. Spesso si tratta di persone dotate di una certa cultura, o magari appassionate di viaggi. Se si imbattessero in Wikipedia o nelle mappe di Google-Earth sicuramente troverebbero spunti per alimentare la propria curiosità, senza la quale il continuo processo di apprendimento, a cui l’uso del PC e la navigazione su Internet ha abituato i più fortunati, non sarebbe iniziato mai.

In passato sono stati proposti sistemi idonei per facilitare l’avvicinamento ad Internet dei soggetti affetti da Digital Divide culturale/generazionale. Non hanno avuto grande successo. Tra questi tentativi, probabilmente, si salvano solo quelli basati su interfacce touch-screen, oggi divenute estremamente diffuse, tanto da mettere in crisi coloro che si erano abituati alla tradizionale tastiera. Ai costruttori di terminali, si potrebbe raccomandare, se mai, l’adozione di una organizzazione delle icone sullo schermo almeno un po’ standardizzata. Difficilmente questa raccomandazione sarà raccolta, tuttavia, poiché proprio in questa organizzazione sta ormai la caratteristica peculiare di un costruttore, e il modo più efficace per fidelizzare i propri clienti.

Giovanni Cancellieri

Banda larga: rapporto Caio e piano nazionale

Giovedì, 11 Giugno 2009

Il rapporto dell’OECD (OCSE) sulla banda larga mette in evidenza il ritardo dell’Italia.

broadband penetration

Il rapporto Caio delinea un quadro non meno impietoso e parla di strategie per perseguire due obiettivi: universalita’ di accesso e di qualita’ della rete. Per il primo prospetta un investimento di 1.2 Miliardi di euro entro il 2011 per portare almeno 2Mbs al 99% della popolazione (contro l’88% attuale). Per il secondo prospetta tre scenari di sviluppo di reti di nuova generazione per:

  1. ottenere al leadership europea (investimenti di 10 miliardi in 5 anni, costituzione azienda rete nazionale integrata, rete in fibra e in rame, 10 milioni di famiglie raggiunte con FTTH)
  2. non arretrare in europa (investimenti di 5.4 miliardi in 4 anni, costituzione azienda rete nazionale in fibra, rete in fibra parallela a quella in rame, 4.3 milioni di famiglie raggiunte con FTTH)
  3. sfruttare la flessibilita’ sul territorio (sinergie con enti locali, costituzione di aziende di rete locali, investimenti su rete in fibra)

Due giorni fa il Viceministro Romani, con Francesco Caio, ha presentato in Parlamento (e alla stampa) il piano sulla banda larga che persegue il primo obiettivo del rapporto Caio: l’universalita’ dell’accesso. Il piano prevede la copertura del 100% della popolazione entro il 2012 con almeno 2Mbs. Lo stanziamento previsto e’ di 1.47 miliardi che, applicando il moltiplicatore di 1.45 fornito dall’OECD per il settore comunicazioni, dovrebbero comportare un incremento del PIL di 2 miliardi.

Domani a Urbino si parlera’ anche di questo (http://blog.neutralaccess.net/NA09/).

Riferimenti:

NeutralAccess08 - conclusioni

Martedì, 30 Dicembre 2008

Il mio intervento pomeridiano sulla neutralità delle reti di accesso ha suscitato un dibattito vivace e ricco di spunti sapientemente condotto da Laura Rovizzi, di cui non riporto la registrazione perchè dura quasi due ore e perchè ha coinvolto persone del pubblico alle quali non ho chiesto il consenso alla pubblicazione.

Mi permetto di sintetizzare brutalmente gli spunti offerti dai partecipanti al dibattito, chiedendo loro di perdonare l’incompletezza e gli eventuali fraintendimenti e invitandoli a commentare questo post per presentare in modo più articolato il proprio punto di vista.

Sono intervenuti, nell’ordine: Joy Marino (confronto con walled garden proprietari, costo della banda trascurabile rispetto al costo fisso dell’infrastruttura, dubbi sulla neutralità del modello, preoccupazione per qualità e neutralità dell’accesso ad Internet), Gianluca Mazzini (favorevole alla sperimentazione del modello di rete di accesso neutrale, successo di mercato dei protocolli best effort rispetto ai protocolli QoS), Mario Frullone (preoccupazioni su scalabilità e qualità del servizio, favorevole ad investimenti su tecnologie a banda larga), Dario Denni (preoccupazione per comportamenti anti-competitivi da parte del gestore della rete, provocazione su gestore monopolista e dittatura in Internet), Adriano Gattoni (interesse al modello, difficoltà di gestione integrata di reti federate, problema del digital divide culturale), Fabio Spagnuolo (problema dell’esternalità della rete di accesso, provocazioni su servizio universale, operatore unico, e WiMax come risposta al digital divide), Alessandro Bogliolo (indipendenza del modello proposto dalle tecnologie di trasporto e di accesso, pluralità di gestori, di operatori e di fornitori di servizi), Laura Maggiulli (ruolo delle pubbliche amministrazioni nella realizzazione e gestione di reti di accesso fino a livello 2), Antonio Toci (attenzione all’utente finale e alla percezione dell’utilità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione), Paolo Giardini (utilità del modello per il superamento del digital divide), Fabio Giglietto (neutralità delle reti di accesso come condizione necessaria ma non sufficiente allo sviluppo della e-democracy, problema del gap della partecipazione attiva).

Riporto di seguito le brevissime conclusioni che ho tratto in presenza dei protagonisti del dibattito, che ringrazio nuovamente per la partecipazione e per la ricchezza degli spunti offerti.