Archivio di gennaio 2012

E se in rete si pagassero solo i pacchetti persi?

martedì, 31 gennaio 2012

Il dibattito sulla neutralità della rete ruota in buona misura attorno al problema di riallineare costi e ricavi e alla decisione di chi debba sostenere i costi del traffico. Ma prima di tutto occorre una metrica adeguata per quantificare i costi marginali del traffico generato da ogni utente.

Il volume complessivo dei pacchetti trasmessi e ricevuti, benchè semplice da definire e da misurare, non sembra essere adeguato poichè non tiene conto delle condizioni al contorno, che fanno la differenza. Lo stesso traffico che ha un costo di gestione trascurabile quando la rete è scarica, ha un costo elevato per il gestore (in termini di costi operativi, di disservizi e di dimensionamento della rete) negli orari di punta.

Il costo marginale di ogni utente dipende quindi dal suo contributo alla congestione della rete. Ma se in un determinato momento un utente contribuisce alla saturazione della banda disponibile, i nodi congestionati causano un aumento della percentuale di pacchetti persi che colpisce anche il traffico dell’utente in questione. Trattandosi di una perdita percentuale, il numero di pacchetti persi sarà tanto maggiore quanto maggiore è il contributo al traffico. Ne consegue che il numero di pacchetti persi da un utente offre una buona stima del suo contributo alla congestione della rete e, in ultima analisi, del costo marginale del suo traffico.

E’ proprio questo che afferma Bob Briscoe, keynote speaker al workshop SESERV di Atene.

Il risultato sembra paradossale, ma il ragionamento è convincente: se la metrica venisse effettivamente adottata e se le tariffe venissero allineate ai costi, allora gli utenti non pagherebbero per il traffico che viene loro consegnato, ma per i pacchetti che vengono persi! Tecnicamente la metrica potrebbe sfruttare la consapevolezza dei pacchetti persi propria del protocollo TCP.

Riferimenti: