Aziende senza fili

Guest post di Giovanni Cancellieri.

Molte aziende si trovano in zone non servite dalla ADSL. Anche quando il servizio ci sarebbe, a causa la lunghezza della connessione in doppino, ottenere velocità superiori a 2 Mbit/s non è semplice.
D’altra parte, le necessità di traffico dati che una moderna azienda esprime sono in continuo aumento, spinte dalle applicazioni della Unified Communication. Oggi Confindustria stima che una connessione a 10 Mbit/s sia un target minimo per gli accessi business, e la mancata disponibilità di questo servizio costituisca una forte penalizzazione.

Esistono tuttavia varie alternative. Tra esse: l’uso di penne Internet, con connettività in HSDPA fino a 28 Mbit/s (ma prevalentemente nelle grandi città); il ricorso a connessioni satellitari (che però soffrono del lungo tempo di latenza introdotto dalla tratta via satellite); infine lo sfruttamento di collegamenti wireless.

In molte regioni italiane, le amministrazioni pubbliche hanno installato reti wireless pubbliche, per il superamento del Digital Divide territoriale, dandone spesso la gestione ad enti terzi. Dove anche queste soluzioni non sono disponibili, un’azienda può considerare l’eventualità di installare per proprio conto un collegamento a microonde, in grado di connetterla al più vicino punto di accesso a larga banda.

Oggi sono disponibili soluzioni relativamente a buon mercato, con capacità fino a 300 Mbit/s, pertanto in grado di supportare le necessità di intere zone industriali. Esse sono offerte da diversi produttori, in concorrenza tra loro. Sfruttano accorgimenti tecnologici d’avanguardia, come il MIMO (Multiple Input Multiple Output), tra le due polarizzazioni, e eventualmente tra più antenne. Utilizzano la banda libera di 5.4 GHz, con buona resilienza contro le possibili interferenze (favorita anche dalla forte direttività delle antenne), oppure bande licenziate (tipicamente a frequenze superiori), il cui costo di licenza annuo risulta accettabile, se condiviso tra una pluralità di utenti.

L’obsolescenza delle apparecchiature è lenta, poiché si tratta ormai di prodotti tecnologicamente maturi; la loro affidabilità è elevata, con il conseguente costo di manutenzione ridotto al minimo; la riconfigurabilità è semplice, qualora si presentino esigenze di modifica dei tracciati. Tutto ciò permette di spalmare l’ammortamento dell’investimento nell’arco di almeno un decennio.

Occorrerebbe che su queste infrastrutture insistessero dei servizi orientati alle aziende, e alla loro fruizione sia in modo residente, sia in mobilità. Tali servizi dovrebbero essere capaci cioè di riconoscere l’utente in una pluralità di modalità di accesso.

Questa prospettiva dovrebbe coinvolgere necessariamente un operatore, il quale intraveda nella possibilità di aumentare il proprio pacchetto di clienti business, una opportunità di mercato capace di contraddistinguerlo dagli altri. In tal caso, Confindustria e gli Enti Locali potrebbero trovare gli strumenti più idonei per favorire la costituzione di consorzi territoriali tra le aziende che ancora soffrono del problema di un difficile accesso a larga banda, nella prospettiva di beneficiare di una offerta con notevole valore aggiunto.

Giovanni Cancellieri

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