Convergeranno prima le reti o i terminali?

Guest post di Giovanni Cancellieri.

L’ONU ha suggerito ai governi di tutto il pianeta di mettere in atto azioni in grado di consentire alla totalità della popolazione terrestre di avere accesso ad Internet a banda larga entro il 2015. Questo bene è considerato alla stessa stregua dei beni primari, come la salute, l’alimentazione, l’istruzione.

Dati recentemente diffusi indicano che, a livello mondiale, il 16.6 % della popolazione è in grado di accedere ad Internet, con una banda che va da poche decine di kbit/s a molte decine di Mbit/s. Tra questi, il 9.5 % lo fa via radio, il 7.1 % lo fa tramite rete fissa.

Queste percentuali devono essere attentamente valutate.

Il costo di una infrastruttura fissa si giustifica solo se essa raggiunge un segmento di popolazione sufficientemente numeroso e in grado di accedere a servizi a pagamento. In pratica si tratta solo delle aree almeno un po’ urbanizzate (che tuttavia costituiscono ormai i luoghi dove la popolazione massimamente si addensa).

Per tutte le altre zone, si sta imponendo una filosofia che prevede un mix di tecnologie radio, considerate infrastrutture più agili e in grado di seguire con minori costi di investimento il rapidissimo progredire della tecnologia.

Nell’ambito della categoria dei sistemi radio, si deve poi distinguere tra sistemi denominati “wireless” e sistemi “radiomobili”. La differenza tra i due è più sottile, e spesso uno stesso operatore gestisce entrambi i servizi. Una rete wireless è nata per utenze fisse o nomadiche, e raramente garantisce il servizio in mobilità veloce. Una rete radiomobile, invece, in standard GSM-GPRS o UMTS, permette anche la mobilità veloce.

Sarebbe interessante sapere quali percentuali di diffusione, al momento attuale, i due sistemi hanno raggiunto separatamente. E’ vero che, con l’affermarsi del futuro standard LTE (Long Term Evolution), le differenze tra queste due impostazioni tenderanno a sfumare, ma si prevede che, ancora per almeno una decina di anni, esse rimarranno distinguibili.

Qui il discorso dovrebbe essere allargato all’evoluzione incredibile che si è manifestata nel settore dei terminali. E’ stato presentato un diagramma (riportato qui sotto) in cui tre settori merceologici (Computing, Consumer Electronics, e Mobile), partendo da terminali dedicati, stanno progressivamente convergendo.

cpnvergenza

Appartengono tradizionalmente al settore Computing i PC (fissi o portatili), le stampanti, le penne USB; al settore Consumer Electronics i riproduttori audio e video, i ricevitori radio e televisivi, le fotocamere e le videocamere; al settore Mobile telefonini, smart-phone, navigatori. Tuttavia un terminale i-phone, ad esempio, si pone a cavallo tra Consumer Electronics e Mobile; un palmare con radiolocalizzazione ed altre funzioni di interesse prevalentemente aziendale si pone a cavallo tra Computing e Mobile; una penna USB già da tempo è a cavallo tra Computing e Consumer Electronics. E’ probabile che, fra poco, assisteremo ad una convergenza ancora più completa di tutti i tre settori.

Ad esempio, nuovi standard di radiodiffusione prevedono una radio (DAB e DMB), con un segnale audio + video, sulle frequenze della radio o poco superiori.

L’evoluzione dei terminali radiomobili è un fatto continuo e irreversibile, i cui prodromi erano stati, anche se con scarso successo, il DVB-H e i sistemi portatili idonei per la TV digitale terrestre, con canale di ritorno in sms.

Un terminale radiomobile ha anche il vantaggio di essere personale. E gli utenti, sempre più, tenderanno a preferire l’uso di un solo terminale su cui effettuare la totalità delle loro attività lavorative, transazioni economiche, e operazioni dedicate all’intrattenimento.

Oggi, se dovessimo individuare un punto di convergenza di tutti i tre settori merceologici sopra elencati, lo troveremmo nella Internet Key, che può essere impiegata con diversi tipi di terminali (PC portatili, palmari, perfino PC fissi). Il calo delle domande di allaccio alla ADSL via cavo è divenuto più accentuato dopo la diffusione delle Internet Key, e dei contratti telefonici per il loro utilizzo a prezzi sempre più stracciati.

Solo un modello basato su accessi a larghissima banda (da 20 a 100 Mbit/s), che sembra per altro un obiettivo concreto in Giappone e Corea del Sud, potrebbe contrapporsi efficacemente alla diffusione di questo servizio, apparentemente inarrestabile.

Contro il successo finale delle tecnologie radio, ancora oggi si devono rilevare problemi legati alla limitazione delle frequenze disponibili, o alla congestione delle celle.

Al primo problema, sembrano tentare di trovare una soluzione le reiterate richieste degli operatori radiomobili per la concessione di frequenze al di sotto di 1 GHz, che avrebbero anche il vantaggio di una maggiore capacità di copertura, da impiegare con modulazioni ad altissima capacità (1024-QAM o perfino 2048 QAM). Esse, come già sulla ADSL via cavo, sono in grado di veicolare flussi a 100 Mbit/s su bande di 10 MHz. In molte nazioni le frequenze rese disponibili dalla conversione in digitale della radiodiffusione televisiva stanno per essere riassegnate con questo tipo di destinazione.

La soluzione del secondo problema, invece, dipende solo dalla capacità ad investire che un operatore radiomobile o wireless può mettere in campo, realizzando pico-celle sempre più capillarmente diffuse nel territorio, almeno all’interno delle zone urbane più densamente popolate.

Giovanni Cancellieri

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