Divisi dalla rete

Guest post di Giovanni Cancellieri

Ampi strati di popolazione non possono accedere ad Internet con la velocità di trasmissione che è oggi indispensabile per scambiare anche i più piccoli files, e partecipare ai servizi più comuni. Questo problema, per altro in via di soluzione, grazie a dorsali in fibra ottica e estensioni wireless, o penne Internet su sistemi radiomobili, viene definito Digital Divide Territoriale.

Esiste tuttavia un Digital Divide anche più insidioso e potenzialmente in grado di colpire strati ancora più ampi di popolazione, ed è il Digital Divide culturale/generazionale. Esso riguarda individui che, o per età, o per l’istruzione ricevuta, o per il lavoro che svolgono, nel quale non si è ancora diffuso l’impiego pervasivo di Internet, sono rimasti fuori da questo mondo.

Qui vogliamo trattare gli aspetti psicologici e sociali di questo fenomeno, cercando, se possibile, di individuare strade lungo le quali sia possibile contenerne gli effetti, almeno nel medio termine, fino a quando cioè gli appartenenti alla generazione che oggi non può fare a meno di Internet non siano divenuti anch’essi anziani. Inoltre gran parte delle considerazioni che saranno qui svolte riguardano un paese evoluto, come l’Italia, ma tra poco riguarderanno anche paesi in via di sviluppo, dove, al momento, bisogni ancora più primari attendono di poter essere soddisfatti per tutti gli abitanti.

Già nell’uso di un telefonino si possono notare diversi livelli di confidenza. Molti ancora fanno poco uso degli sms, molti non scattano foto con la fotocamera, né per inviarle, né per archiviarle, tranne forse qualche esperimento, soprattutto per curiosità, pochi giorni dopo l’acquisto. La diffusione di nuovi tipi di terminali, con interfacce touch-screen ha migliorato la situazione. In questi terminali, molte funzioni risultano immediatamente comprensibili. Tuttavia radiolocalizzazione, uso di mappe, accesso ad Internet da smart-phone rimangono servizi per pochi appassionati.

Riguardo all’impiego del PC e all’accesso alla rete da casa, il problema è ancora più complesso. Molti ritengono di non averne bisogno. Al contrario, le banche, il servizio sanitario pubblico, la maggioranza dei servizi di pubblica utilità contano su Internet per avere una interazione con i propri clienti possibilmente più efficace e per ridurre l’impegno di personale nelle operazioni front-office. La conseguenza è che anche coloro che (fingono di) non averne bisogno, prima o poi saranno costretti ad ammettere che si trovano in seria difficoltà.

L’intrattenimento domestico conta ancora molti fedelissimi della televisione, ma le IP-TV si stanno moltiplicando. E in queste ultime è possibile impiegare un canale di ritorno per partecipare al programma, in modo molto più efficace di quanto anche la TV digitale terrestre non potrà mai consentire.

Da ultimo, ma dirompente nell’impatto prodotto, vi è stato il fenomeno delle social networks. Sempre più spesso si sente affermare che si è ritrovato un vecchio compagno di scuola, o un conoscente dell’infanzia, in questi mondi virtuali. Certamente un simile richiamo induce anche i più renitenti a guardare ad Internet con un po’ più di interesse.

Tra gli elementi che più scoraggiano i non esperti, vi è quello di ritrovarsi in percorsi virtuali senza ritorno. I costruttori di siti, e gli organizzatori di interfacce uomo-macchina, dovrebbero sempre mettere ben in evidenza una freccia per tornare indietro, o una icona per tornare alla videata iniziale. Altro elemento di insicurezza è l’esposizione del proprio PC (ma ormai anche palmare o telefonino) all’attacco di virus, con la conseguente perdita di informazioni cumulate nel tempo. In questo, la scelta di un serio ISP, non basata solo sugli aspetti economici del contratto, può rivelarsi di notevole aiuto. La diffusione di Skype, o di forme simili di impiego di Internet per effettuare telefonate o anche videochiamate a basso costo, ha ulteriormente permesso di avvicinarsi al PC avendone concreti motivi.

Le persone che finora non si sono interessate al PC o ad Internet possono trovare aiuto presso i propri familiari, ma spesso si vergognano, o non riescono a superare un primo stadio, estremamente elementare, in cui ripetono gesti prestabiliti e imparati a memoria. Quasi sempre manca la curiosità di esplorare nuovi percorsi. Spesso si tratta di persone dotate di una certa cultura, o magari appassionate di viaggi. Se si imbattessero in Wikipedia o nelle mappe di Google-Earth sicuramente troverebbero spunti per alimentare la propria curiosità, senza la quale il continuo processo di apprendimento, a cui l’uso del PC e la navigazione su Internet ha abituato i più fortunati, non sarebbe iniziato mai.

In passato sono stati proposti sistemi idonei per facilitare l’avvicinamento ad Internet dei soggetti affetti da Digital Divide culturale/generazionale. Non hanno avuto grande successo. Tra questi tentativi, probabilmente, si salvano solo quelli basati su interfacce touch-screen, oggi divenute estremamente diffuse, tanto da mettere in crisi coloro che si erano abituati alla tradizionale tastiera. Ai costruttori di terminali, si potrebbe raccomandare, se mai, l’adozione di una organizzazione delle icone sullo schermo almeno un po’ standardizzata. Difficilmente questa raccomandazione sarà raccolta, tuttavia, poiché proprio in questa organizzazione sta ormai la caratteristica peculiare di un costruttore, e il modo più efficace per fidelizzare i propri clienti.

Giovanni Cancellieri

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