Archivio di Gennaio 2009

Google misura la neutralità dei provider

Giovedì, 29 Gennaio 2009

Se ci fossero stati dubbi sull’interesse di Google a difendere la neutralita’ della rete, la notizia lanciata dalla Reuters dovrebbe averli dissipati: Google mette a disposizione degli utenti gli strumenti per verificare la neutralita’ dei loro provider.

Di strumenti software per la verifica della neutralita’ ne sono gia’ stati sviluppati diversi, tra i quali Switzerland, della Electronic Frontier Foundation, che prende il nome dalla nazione neutrale per eccellenza. Io stesso ho da poco coinvolto alcuni studenti in attivita’ di tirocinio e tesi sull’argomento. Ma il MeasurementLab (M-lab), frutto della collaborazione di Google con PlanetLab, non si limita a sviluppare strumenti software, ma si pone come promotore di un network globale di server che offrano supporto a questi strumenti di misura. Questo puo’ davvero fare la differenza, perche’ per effettuare misure attendibili occorre avere una sponda al di la’ della rete del provider di cui si vuole determinare la neutralita’. Sarebbe come chiedersi se il vetro di una finestra altera i colori del panorama senza poterla aprire per guardare oltre.

L’intento dell’M-lab (e delle altre iniziative simili) non e’ solo quello di tutelare la neutralita’ su cui Google basa il suo funzionamento e lo sviluppo dei nuovi servizi, ma anche quello di dare consapevolezza agli utenti del servizio che stanno effettivamente ricevendo dal proprio provider. In un certo senso questa e’ una risposta tecnologica al problema dell’asimmetria informativa che impedisce all’utente medio di scegliere consapevolmente il proprio provider anche qualora le condizioni del contratto siano correttamente espresse, ma con termini troppo tecnici. E’ questa l’osservazione alla base del recente provvedimento di AgCom contro Tele2.

Per concludere, non posso fare a meno di notare che al momento il sito M-lab e’ praticamente irraggiungibile. Dati i mezzi e l’esperienza di Google sembra difficile pensare che si tratti di un problema di congestione… Che sia il mio provider (il consorzio GARR) ad oscurarlo?

Riferimenti:

Bicing in Barcelona: Open access a pedali

Mercoledì, 28 Gennaio 2009

Sono stato a cena con Jorge Infante e Jaume Barcelò, due dei promotori del progetto Barcelona Open-Access Network, che prevede la realizzazione di una rete neutrale (open access network) che faccia da intermediario tra gestori di reti wireless aperte (chiamate wireless islands) e fornitori di servizi (ISPs). Gli utenti usano le reti wireless aperte per registrarsi presso i fornitori di servizi. Il modello economico prevede che gli utenti paghino solo gli ISPs, che pagano il gestore della rete neutrale, che paga i gestori delle wireless islands. Abbiamo mangiato bene e parlato a lungo delle opportunità e delle sfide delle reti di accesso neutrali e delle analogie e differenze tra Barcelona OAN e UWiC.

BicingTempo fa avevo intitolato “Internet a pedali” un post in cui raccontavo di aver trasportato in bicicletta dei file che un amico in digital divide non riusciva a spedire con il suo modem. Sono venuto a Barcellona per  parlare di reti e torno a parlare di biciclette. Si chiama Bicing il sistema di biciclette condivise ad uso gratuito che ha riempito la città di rastrelliere con biciclette bianche e rosse. I cittadini possono prenderle gratuitamente (con un limite di utilizzo continuativo di un’ora) per spostarsi da un posto all’altro. Se si accetta la metafora di Internet a pedali, il sistema Bicing diventa metafora di una rete aperta e condivisa.

Al momento a Barcellona il sistema Bicing ha avuto molto più successo della rete wireless neutrale.

Riferimenti:

  • J. Barceló, A. Sfairopoulou, M. Oliver, J. Infante, and C. Macián, “Barcelona’s Open Access Network Testbed”, IEEE TridentCom, 2006.
  • Bicing web site

Il consumo in rete: John Chambers lancia EnergyWise

Martedì, 27 Gennaio 2009

John ChambersJohn Chambers, CEO di Cisco, ha parlato questa mattina a Barcellona alla platea dei 3500 partecipanti a Networkers 2009 annunciando le nuove iniziative di Cisco. Tra queste: video communication, data centers e, soprattutto, energy management.

Con il programma EnergyWise il leader delle reti guarda al consumo. Non tanto (o non solo) al consumo dei suoi stessi apparati di rete, ma al consumo di tutto ciò che può essere colleagto alla rete. Si comincia con i dispositivi alimentati via ethernet (PoE), per passare ai PC entro l’estate, e arrivare entro il 2010 a tutto ciò che non ha ancora un’interfaccia di rete.

La demo (nella foto) non ha introdotto sostanziali novità funzionali rispetto alle tradizionali applicazioni domotiche, ma le novità sono almeno due: la prima è l’ingresso di Cisco in questo settore (che con buona probabilità porterà alla definizione di nuovi protocolli di monitoraggio e controllo che il mondo della domotica dovrà recepire), la seconda è l’opportunità sempre più concreta di disporre di strumenti in grado al tempo stesso di gestire l’accensione di una singola lampada in un qualsiasi ufficio e di offrire una visione globale della distribuzione di energia nel mondo.

In quest’ottica, sicuramente più interessante della demo dell’ufficio domotico è stata a mio avviso la simulazione di uno scenario in cui su un planisfero veniva mostrato in tempo reale l’effetto della decisione di un provider di ridistribuire il carico di lavoro dei propri server in modo da ridurre il consumo in un ipotetico data center americano  alimentato con energia non rinnovabile, aumentando il carico in un altrettanto ipotetico data center asiatico alimentato da fonti rinnovabili. Si trattava di una simulazione, ma la tecnologia esiste sia per riallocare dinamicamente server farm virtuali, dati e traffico, sia per monitorarne gli effetti sul bilancio energetico.

Prima degli anni 90 il consumo di potenza dei dispositivi elettronici non era un problema. Le priorità erano altre: affidabilità, dimensioni, costo. Poi si è posto il problema del consumo perchè i circuiti integrati, consumando potenza, si scaldavano troppo. Nel frattempo cominciavano ad esserci dispositivi portatili che finivano subito le batterie, e anche questo era un problema.

La comunità scientifica ha iniziato a progettare sistemi a basso consumo partendo dal basso: prima si è trattato di progettare porte logiche (i componenti elementari che svolgono la funzione di semplici operatori logici), poi di realizzare reti di porte logiche energeticamente efficienti, poi di realizzare blocchi funzionali complessi, come sommatori o moltiplicatori, poi di comporre questi blocchi in sistemi ancora più complessi fino ad arrivare ai processori a basso consumo. Quindi l’attenzione si è spostata ancora più in alto, cominciando a parlare di ottimizzazione del consumo a livello di sistema e di dynamic power management, per poi arrivare al consumo delle reti di calcolatori.

Con il planisfero della demo di John Chambers il problema dell’ottimizzazione del consumo di potenza dei sistemi digitali raggiunge la dimensione globale e l’opportunità di integrare tutto in rete trova la sua killer application.

Il garante della neutralità

Venerdì, 23 Gennaio 2009

La notizia è di questi giorni: “AgCom multa Opitel (Tele2) per 90.000 Euro per aver limitato il P2P senza averne dato chiara informazione agli utenti“.

Il provvedimento 19298 (intitolato “PS540 - TELE2-FILTRI DI UTILIZZO”) è stato pubblicato 2 giorni fa sul bollettino di AgCom alla sezione PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE, ma risale al 18 dicembre 2008 e si riferisce a fatti che risalgono a gennaio 2008.

A tutti gli effetti si tratta di una sentenza che punisce una violazione del principio di neutralità. Ma andando a leggere il testo del provvedimento si scopre che la sanzione è motivata dalla violazione degli articoli 20, 21 e 22 del Dlgs 206/05, che definiscono le forme di pubblicità (art. 20), fissano gli elementi di valutazione della pubblicità ingannevole (art. 21) e stabiliscono le condizioni di liceità della pubblicità comparativa (art. 22).

Si tratta quindi di un provvedimento di grande rilevanza per il tema della neutralità della rete, ma il termine “neutralità” non vi compare affatto per mancanza di riferimenti normativi specifici. A dire il vero non compare neppure il prefisso “neu”…

All’operatore non viene contestato il ricorso al traffic shaping, ma la mancanza di chiarezza sull’uso che ne fa e sulle conseguenze per gli utenti. Se da un lato questo denuncia la mancanza di tutele dirette della neutralità della rete, dall’altro riconosce implicitamente il valore del principio di neutralità, in quanto ammette che gli utenti, in assenza di indicazioni contrarie, possano lecitamente pretendere che tale principio sia rispettato. Come dire: la neutralità è la condizione di default.

Riferimenti: