NeutralAccess08 – relazione di Paolo Lupi – AGCom

Paolo Lupi, dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha aperto la panel session di neutralAccess08, moderata da Alessandro Longo, con una relazione dal titolo “La network neutrality: profili regolamentari e concorrenziali“, che discute in modo chiaro e schematico gli aspetti regolamentari del complesso rapporto tra neutralità e concorrenza.


Paolo Lupi ha acconsentito alla pubblicazione delle slides e del video (qui sopra, in due parti) della presentazione. Inoltre ha dato la propria disponibilità a partecipare al dibattito online rispondendo agli eventuali commenti a questo articolo.

Lo ringrazio personalmente per il contributo al convegno e per la disponibilità al dibattito.

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3 Commenti a “NeutralAccess08 – relazione di Paolo Lupi – AGCom”

  1. spagnuolof Scrive:

    Putroppo, visto il gran numero dei partecipanti, non si è potuto dibattere ampiamente, ma adesso mi piacerebbe dsicutere alcune tesi espresse in questo intervento.

    Ovviamante non siamo d’accordo che il mercato Italiano sia al riparo da alcune pratiche di discriminazione, sia per quanto riguarda di degrado che di accesso.

    La presnza di un operatre “dominnte” può discriminare, ed è già capitato in alcuni casi (vedi denuncia di WIND vs TI), mediante:
    - ritardi delle attiviazioni di utenze (e priprio sfortunatamente casa mia ne è l’esempio)
    - ritardi di attivazioni di comuni
    - utilizzo di apparati come MUX e UCR che bloccano l’accesso alla banda larga
    - imposizione di canoni per utente Naked
    - richiesta si providers e clienti il mesedimo prezzo per connessioni, che per problemi tecnici, hanno prestazioni inferiori (vedi distanza dalle centrali e similari)
    - Operatore Triple-Play (o più).

    e di questo non s’è n’è parlato….

    Non vorrei poi aprire la problematica 3G e demando a chi ne sa più di me di agevolare tale discorso. (traiffe di navigazione Flat insistenti, comparazione della copertura 3G con la futura Wi-Max, wolledgarden, etc. etc.)

    Putroppo non si sono menzionati alcuni temi che stanno molto a cuore a noi utenti:
    - Multe CERTE e proporzionali al guadagno (vedi blog dello scentifico di Quintarelli ) per disincentivare le pratiche discriminatorie.
    - Serivizio universale
    - Accesso trasparente alle informazioni di rete (se centrali realmenete senza ULL e varie sulla rivendita)

    Temo purtroppo che invece, al contratrio dell’intervento del Sig. Lupi, l’attuale quadro delinea chiaramente la “debolezza” delle autorità nel rendere il mercato delle TLC un vero “libero mercato” e che se le pratiche di discriminazioni si facessero più “pesanti” non avremmo possibilità di scampo.

    beh.. avrei chiesto questo..
    un po’ articolato e scuate la sintesi.
    ;)

  2. p_lupi Scrive:

    Con il mio intervento non intendevo dire che sul mercato italiano non si verificano pratiche discriminatorie. Altrimenti non si spiegherebbe né l’esistenza di un ufficio per il contenzioso fra Operatori presso l’AGCOM, nè perchè l’incumbent sostiene ogni anno centinaia di milioni di spese legali per difendersi presso le Autorità e la giustizia ordinaria ed amministrativa.

    Mi scuso con i presenti e con i frequentari del Blog se ho dato da intendere che il nostro mercato delle telecomunicazioni sia al riparo da pratiche discriminatorie (e del resto il tema era quello della network neutrality e non l’intero universo delle pratiche discriminatorie).

    Ciò che intendevo dire, invece, è che in Italia – e più in generale in Europa – vi sono gli strumenti legislativi e regolamentari per difendersi da tali pratiche.

    In Italia, infatti, il mercato della banda larga all’ingrosso è un mercato regolamentato e finché l’operatore incumbent deterrà un significativo potere di mercato su di esso, gli operatori alternativi potranno continuare ad avere accesso alla sua rete, e quindi ad essere messi in condizione di competere sul mercato finale, e ad essere tutelati da obblighi di non discriminazione.

    Se gli Operatori riterranno di subire pratiche discriminatorie, potranno portare il caso all’attenzione dell’Autorità di settore (l’AGCOM), dell’Autorità per la concorrenza (l’AGCM) e della giustizia ordinaria.

    Questa è una situazione che fornisce molte garanzie agli Operatori ed è ben differente da quella USA dove la Federal Communication Commission (FCC) ha relegato i servizi a banda larga al rango di servizi di informazione ed ha pertanto eliminato l’obbligo di fornitura di servizi bitstream che gravava sugli incumbent.
    Ciò ha portato ad una forte concentrazione del mercato che è il presupposto delle pratiche discriminatorie. Inoltre, gli operatori che ritengono di essere discriminati non possono neanche rivolgersi alle autorità Antitrust perchè la Corte Suprema USA, nella c.d sentenza Trinko, ha sostanzialemnte detto che di telecomunicazioni si occupa solo la FCC.

    Tutto questo spiega anche perchè di network neutrality se ne parla soprattutto negli USA e non tanto in Italia ed in Europa.

    Per concludere, la situazione italiana non è certo rosea, le Autorità non sono poi così “forti”, il mercato non è “libero” (se lo fosse avremmo un solo operatore: Telecom Italia), ma almeno nel mercato della banda larga, quello potenzialmente più interessato da fenomeni di network neutrality, il “peso dell’incumbent” si è ridotto notevolmente negli ultimi tre anni (siamo ad una quota di mercato poco sopra il 60%) e le pratiche discriminatorie non devono essere così forti se questi risultati, certo ancora parziali, sono stati ottenuti.

    Paolo L

  3. spagnuolof Scrive:

    Vede, io le ho presentato anche se in maniera frettolosa una serie di pratiche ormai “note” che malauguratamente rientrano nella sfera della net neutrality.
    Infatti anche il mancato accesso, per impossibilità fisica o discriminazione di attivazione, può considerarsi, a nostro modo di vedere, come una pratica che mina la neutralità proprio nella sua base.

    Sulla questione che la giustizia e le regole italiane siano migliori di quelle di altri paesi non è una giustificazione valida per cercare di ovviare i problemi che ad oggi esistono e premono sull’intero paese.
    Il nostro modello di paragone, con la mira di superarlo, deve essere il migliore al mondo, non basarci sul fatto che siamo meglio di qualcuno.

    Con questo suo intervento, questo sul Blog, ha leggermente deviato dalle mie considerazioni..

    Inoltre, come le ho detto di persona, sarebbe interessante valutare il perchè non si è ancora messo mano al servizio universale, visto che da quasi tutte le fonti si discute della validità di introdurre un “minimo garantito” (a pagamento cmq).

    Che abbia dichiarato che le Autorità italiane non siono “così forti” è per noi una ammissione sincera di ciò che da tempo sosteniamo e le ringrazio.
    Rilancio con il fatto che siamo a vostra disposizione, noi come associazione ADD, per ovviare ai temi qui segalati in breve.

    afferma che:
    “nel mercato della banda larga, quello potenzialmente più interessato da fenomeni di network neutrality, il “peso dell’incumbent” si è ridotto notevolmente negli ultimi tre anni (siamo ad una quota di mercato poco sopra il 60%) e le pratiche discriminatorie non devono essere così forti se questi risultati, certo ancora parziali, sono stati ottenuti.

    beh.. fino a che praticamente l’unica rete d’accesso alle abitazioni è di proprità dell’incumbet o non ha “paletti” molto netti, le pratiche di discriminazione e le multe cominate, ribadisco vedi blog di Quintarelli, non sono paragonabili ai guadagni sostenuti da dette pratiche.. in sostanza son inutili nella forma attuale.

    Nell’ottica della rete di nuova generazione, non si è ancora delienato il nodo che ad oggi ci blocca! La rete d’accesso.

    Secondo noi, come dal tema, “Neutral Access” significa che bisogna avere la possibilità di accedere alla rete e non avere degradamenti e/o “danneggiamenti”.
    Su questo fronte l’Autorità deve lavorare ancora molto prima di potersi dare “pacche sulle spalle” paragonandosi agli Stati Uniti.

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