Ubiquità dell’informazione

Locandina

L’argomento è in tema con il blog, ma non è la prima cosa di cui avrei voluto parlare. Lo faccio ora perché ieri sono stato invitato a tenere una relazione su questo argomento ad un incontro intitolato “Chi ha ucciso il quotidiano? La tecnologia che cambia l’informazione” organizzato dalla Provincia nell’ambito dell’Urbino Press Award, e ne ho approfittato per fare qualche prima riflessione su informazioni dal basso, digital divide e diritto di informazione.

L’organizzazione non è stata impeccabile ed è stata giustamente contestata l’assenza di giornalisti ed esperti di media tra i relatori. In compenso sono intervenuti l’Ambasciatore Americano in Italia Ronald P. Spogli, che si è mostrato estremamente attento e sensibile all’argomento (se, come credo, il testo della sua relazione verrà pubblicato sul sito dell’Ambasciata lo segnalerò), e Apple Italia (presente con Enzo Biagini, Amministratore delegato, e con Alessandro Daprà), che ha fatto una lunga presentazione/demo sul ruolo di Apple e sul podcast.

Venendo al punto.

Informazione è riduzione di incertezza. Quindi l’informazione è dovunque ci sia qualcosa che qualcuno non sa già e che potrebbe essere interessato a sapere. Se il qualcosa non è direttamente accessibile al qualcuno, l’informazione merita di essere veicolata/mediata.

La facilità di produzione e distribuzione di contenuti in web, consente a chiunque di contribuire attivamente alla mediazione, e consente di veicolare informazioni che non necessariamente soddisfano curiosità di massa.

La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (Art. 18 e 19), e le costituzioni di tutte le democrazie del mondo, sanciscono il diritto di informazione passiva (il diritto di avere accesso ad informazioni plurali) e il diritto di informazione attiva (il diritto di esprimere e divulgare le proprie opinioni).

Apparentemente Internet tutela intrinsecamente questi diritti, offrendo mezzi di pubblicazione e distribuzione economici ed efficienti a disposizione di tutti e permettendo a chiunque di accedere ai contenuti prodotti da altri. Tuttavia:

  1. non tutti sono in Internet
  2. nessuno si assume il dovere di informare

Primo problema: l’effetto del digital divide.

Se un individuo è escluso, vengono lesi (o limitati) i suoi diritti di informazione attiva e passiva.

Se la ragione dell’esclusione riguarda un’intera categoria di persone, che sarebbero potenziali autori di contenuti, anche la comunità online ne riceve un danno, in quanto l’assenza di una voce riduce la pluralità dell’informazione, che è un valore in ogni democrazia. Quindi in parte viene leso anche il diritto di informazione passiva di chi è in rete.

Secondo problema: il dovere di informazione.

Perché tutti possano esercitare il diritto di informazione passiva occorre che qualcuno eserciti il dovere di informazione attiva. In rete ci sono meccanismi per far ricadere sui singoli la responsabilità di ciò che affermano (ne parleremo in un altro post), ma non ci sono meccanismi per attribuire responsabilità di omissione… Questo è un problema che la libera informazione dal basso non credo possa risolvere, se non su base statistica. Per il resto non resta che affidarsi, in rete come nei media tradizionali, alla deontologia e all’etica degli “organi di stampa” e dei “giornalisti”.

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2 Commenti a “Ubiquità dell’informazione”

  1. AB Scrive:

    Le slides che ho presentato sono disponibili all’indirizzo:
    http://www.wireless-campus.it/common/docs/uwic_23_05_08_slides.pdf

  2. Laura Corazza Scrive:

    Internet incarna lo spirito democratico, ovvero lo spirito della democrazia intesa come una concezione del mondo, che crede in un insieme di valori, primo fra tutti l’uguaglianza, che assicurano l’autonomia, la libertà e la crescita dei singoli cittadini.
    Internet ha reso possibile l’affermazione della nuova economia della conoscenza, condivisa e interconnessa, così come la strutturazione di una nuova società, altrettanto interconnessa a livello mondiale.
    Mai come nell’attuale “società dell’apprendimento” o “societa’ conoscitiva” l’educazione informale e l’auto-apprendimento giocano un ruolo così determinante nella crescita culturale e professionale degli individui. Molte pero’ sono le sfide: garantire a tutti un accesso agevole a Internet, lottare contro la creazione di monopoli, ma anche contro un uso distorto della libertà d’informazione e di partecipazione.
    La mia tesi di dottorato (in Pedagogia all’Univesita’ di Bologna) ha avuto come oggetto la societa’ della conoscenza e le sfide educative. Ne e’ nato un libro, che esce il 4 settembre pubblicato da Erickson, intitolato “Internet e la societa’ conoscitiva. Cyberdemocrazia e sfide educative”. I contenuti sono i seguenti:
    - il primo capitolo si propone di essere un quadro definitorio dello sviluppo del concetto di learning society;
    - il secondo capitolo tratta dei modelli di conoscenza e di produzione della conoscenza, che si stanno sviluppando in Internet;
    - il terzo capitolo delinea i punti di raccordo tra i nuovi scenari tecnologici ed epistemologici e le concrete sfide educative della società dell’apprendimento;
    - la seconda parte del libro è dedicata ai principali interrogativi collegati al cyberspazio, all’attuale discussione riguardante i diritti e i doveri di chi opera in Internet e, infine, alle esigenze di un’educazione all’uso della Rete (cap. 4), con l’analisi di alcune applicazioni, che testimoniano il possibile uso di Internet in senso democratico e, quindi, l’attuabilità del concetto di “cyberdemocrazia” (cap.5).

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