Archivio di maggio 2008

Internet a pedali: digital divide di prima generazione

sabato, 31 maggio 2008

Questa mattina ho trasportato in bici 8MB di un amico e collega.

Sui 7Km ch separano la sua casa in campagna dalla banda larga più vicina ho battuto il suo modem e soprattutto non ho mandato in timeout l’applicazione. Mettendo in conto anche la doccia sono andato a 35Kbps, ma se l’allegato fosse stato più grande avrei potuto fare molto di meglio!

Con un pò di flash al posto del kit per la foratura in quanto a banda potrei competere anche con un collegamento in fibra, ma il mio limite è la latenza. Anche allenandomi e rinunciando alla doccia non riuscirei a scendere sotto i 20 minuti…

Flashback UWiC – Il progetto (marzo 2006)

sabato, 31 maggio 2008

Dei presupposti ho già detto, e anche dell’idea di wireless campus che ne è derivata. Siamo alla fine di febbraio del 2006 e c’e’ un bando del MIUR e del Dipartimento dell’Innovazione e delle Tecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri che co-finanzia (fino a 50.000 Euro) progetti per il potenziamento o la realizzazione di infrastrutture wireless negli Atenei. Mancano 15 giorni alla scadenza del bando e si decide di cogliere l’occasione per accelerare l’iter di formalizzazione del progetto (che mi viene affidato) e per consolidare la partnership.

Il progetto è “Urbino Wireless Campus”, abbreviato in “UWiC”, e prevede la creazione di una rete di accesso che sia innanzitutto una rete in sé, indipendente da Internet e dalla rete di Ateneo.

Questa è la scelta progettuale più importante, che risulterà essere il fattore abilitante per il conseguimento di tutti gli obiettivi del progetto e per i successivi sviluppi.

Rete aperta. UWiC è una rete aperta multigateway, a cui chiunque si potrà collegare senza compromettere la sicurezza della rete di Ateneo e senza violare le leggi che regolano l’accesso ad Internet. La rete offrirà tre tipi di servizi:

  • navigazione in siti web locali (aperta a tutti),
  • accesso alla rete di Ateneo e navigazione Internet attraverso il gateway dell’Università (per studenti e dipendenti universitari),
  • accesso a servizi erogati da terzi (per utenti registrati presso il fornitore di ciascun servizio).

L’apertura della rete a servizi esterni (e-government, informazioni turistiche, navigazione Internet a pagamento, …) serve a creare le economie di scopo necessarie a rendere sostenibile la gestione della rete e a favorirne lo sviluppo.

Infrastruttura wireless. Dal punto di vista tecnologico, la rete avrà una dorsale Hiperlan, ripetitori punto multipunto Hiperlan e ripetitori WiFi, e sfrutterà ovunque possibile i collegamenti cablati della rete di Ateneo (con separazione logica tramite VLAN e tunnel VPN).

Rete di reti. Il progetto prevede inoltre lo sviluppo di meccanismi di integrazione di reti che consentano al wireless campus di estendersi a costo nullo sui territori già coperti da reti wireless i cui gestori condividono le finalità del progetto. Per garantire la massima scalabilità, la rete di reti sarà gestita a livello 3 e il collegamento tra gli utenti e i gateway che conducono alle reti private o ad Internet sarà garantito dalla creazione di tunnel VPN.

Le dichiarazioni d’intenti. In meno di 15 giorni al progetto aderiscono l’ERSU, il Comune, 4 Comunità Montane, una Fondazione, le Municipalizzate della zona, l’ASUR, e persino Curia e Soprintendenza.

I costi. Il costo stimato del progetto è di circa 300.000 Euro, di cui 50.000 richiesti come cofinanziamento, quasi 50.000 offerti dai partner, e i restanti recuperati sul budget già allocato dall’Ateneo per far fronte ad esigenze del sistema informatico (tra cui connettività wireless, servizi online e gestione centralizzata delle identità) che diventano parte integrante del progetto.

La proposta. La proposta viene formalizzata l’8 marzo, in giugno l’Università deciderà di avviare il progetto indipendentemente dal cofinanziamento, e in settembre apprenderà che UWiC è al primo posto nella graduatoria degli 82 progetti presentati alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

La neutralità di Internet… cercando di essere neutrali

venerdì, 30 maggio 2008

Della neutralità di Internet hanno parlato in molti e alcuni lo hanno fatto molto bene. L’argomento è molto dibattuto in quanto riguarda i principi fondanti di Internet e i suoi sviluppi. Quindi molti hanno opinioni nette al riguardo e le difendono con forza. Anch’io ho le mie, ma vorrei iniziare a parlare di neutralità in modo neutrale…

E siccome di materiale ce n’è anche troppo non aggiungero’ niente, limitandomi a consigliare riferimenti minimi che considero sufficientemente sintetici e neutrali, e a riassumere alcuni punti che ritengo fondamentali per le finalità di questo blog. Tutto il resto (approfondimenti, discussioni e prese di posizione) lo lascio ai commenti e agli articoli che seguiranno.

Un buon punto di partenza è la pagina del sito di Tim Wu, il teorico del principio di neutralità della rete (Tim Wu “Network Neutrality, Broadband Discrimination”, 2003).

Un altro buon inizio è Wikipedia, alla voce “Network neutrality” nella versione inglese, che tratta l’argomento in modo equilibrato ed esauriente, offre molti approfondimenti ed introduce i termini del dibattito tra sostenitori e detrattori del principio di neutralità. Se questa voce ha un difetto, è che dice troppo e offre troppi spunti a chi cerca solo un’introduzione.

La versione italiana di Wikipedia offre al momento pagine molto più scarne, ma per questo forse più efficaci per farsi una prima idea del significato di neutralità della rete: Neutralità della rete e anche Network neutrality (in italiano malgrado il titolo).

In parole povere: la neutralita’ della rete e’ il principio in base al quale ogni utente paga il proprio provider per accedere ad Internet con una certa velocita’ di collegamento (banda) che puo’ utilizzare per comunicare con qualsiasi altro nodo della rete e per usufruire di qualsiasi servizio online, senza alcun tipo di discriminazione e senza dover ulteriormente negoziare il trasporto del traffico attraverso la rete. Lo stesso principio consente a chi offre servizi online o pubblica un sito web di rivolgersi a tutti gli utenti in rete.

Internet e’ neutrale? Il principio di neutralita’ risulta cosi’ intuitivo e naturale che chiunque navighi in Internet tende a darlo per scontato. Ma in realta’ scontato non e’. Per essere garantito ha bisogno di presupposti tecnici (la stratificazione dei protocolli), di ulteriori principi (quali la connettivita’ end-to-end), di condivisione di intenti (tra gestori e operatori) e di regolamentazione adeguata.

La neutralita’ e’ un bene o un male? Se la risposta fosse unanime non se ne discuterebbe e non ci sarebbe bisogno di regolamentazione. In realta’, come per molte cose, dipende dai punti di vista. La neutralita’ e’ stata alla base dello sviluppo di Internet, garantisce il funzionamento della maggior parte delle applicazioni di rete che utilizziamo (web in primis) e soprattutto offre i presupposti per lo sviluppo incondizionato di nuove applicazioni che possono accontentarsi di una rete che fa del suo meglio per trasportare il traffico (best effort). D’altro canto la neutralita’ non ammette discriminazioni, e quindi ostacola lo sviluppo di applicazioni con particolari esigenze di qualita’ del servizio (QoS), rallentando o impedendo la completa convergenza delle reti di comunicazione.

Flashback UWiC – I presupposti (febbraio 2006)

mercoledì, 28 maggio 2008

I presupposti sono semplici, e sono dati di fatto:

  • Urbino è una città-campus (ha più studenti che abitanti)
  • Si comincia a sentir parlare di città-wireless
  • Il territorio provinciale è pesantemente colpito da digital divide di prima generazione
  • Le reti possono essere separate dal punto di vista logico pur condividendo la stessa infrastruttura fisica.

L’idea è altrettanto semplice: promuovere la creazione di un’infrastruttura wireless condivisa che copra la città (e magari vada oltre) estendendo il campus universitario e creando i presupposti per l’erogazione di altri servizi.

Gli ingredienti, oltre al wireless, sono il campus, l’innovazione, la condivisione di infrastrutture, l’integrazione di reti e servizi, le economie di scopo.

L’idea di campus si rivela subito una carta vincente. Una rete wireless che propaghi un campus universitario porta un doppio valore aggiunto (di immagine e di sostanza) ai territori che raggiunge, rendendoli di fatto parte del campus.

L’innovazione è l’elemento propulsore che motiva chi lavora al progetto (soprattutto studenti) e consente all’Università di svolgere a pieno titolo la sua funzione.

La condivisione di infrastrutture consente di riutilizzare ciò che c’è, evitare duplicazioni, creare valore aggiunto a costi marginali trascurabili, giustificare e remunerare gli investimenti, rendere sostenibile la gestione.

L’integrazione di reti e servizi è l’elemento centrale dell’idea, che garantisce scalabilità al wireless campus integrando reti esistenti e propagando servizi erogati da terzi.

Le economie di scopo nascono dalla condivisione e dall’integrazione. Se l’infrastruttura è condivisa e può crescere integrando reti e servizi fino a raggiungere la massa critica che conferisce valore alla rete, diventa interesse di tutti contribuire ad estenderla e a potenziarne i servizi.

Ubiquità dell’informazione

sabato, 24 maggio 2008

Locandina

L’argomento è in tema con il blog, ma non è la prima cosa di cui avrei voluto parlare. Lo faccio ora perché ieri sono stato invitato a tenere una relazione su questo argomento ad un incontro intitolato “Chi ha ucciso il quotidiano? La tecnologia che cambia l’informazione” organizzato dalla Provincia nell’ambito dell’Urbino Press Award, e ne ho approfittato per fare qualche prima riflessione su informazioni dal basso, digital divide e diritto di informazione.

L’organizzazione non è stata impeccabile ed è stata giustamente contestata l’assenza di giornalisti ed esperti di media tra i relatori. In compenso sono intervenuti l’Ambasciatore Americano in Italia Ronald P. Spogli, che si è mostrato estremamente attento e sensibile all’argomento (se, come credo, il testo della sua relazione verrà pubblicato sul sito dell’Ambasciata lo segnalerò), e Apple Italia (presente con Enzo Biagini, Amministratore delegato, e con Alessandro Daprà), che ha fatto una lunga presentazione/demo sul ruolo di Apple e sul podcast.

Venendo al punto.

Informazione è riduzione di incertezza. Quindi l’informazione è dovunque ci sia qualcosa che qualcuno non sa già e che potrebbe essere interessato a sapere. Se il qualcosa non è direttamente accessibile al qualcuno, l’informazione merita di essere veicolata/mediata.

La facilità di produzione e distribuzione di contenuti in web, consente a chiunque di contribuire attivamente alla mediazione, e consente di veicolare informazioni che non necessariamente soddisfano curiosità di massa.

La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (Art. 18 e 19), e le costituzioni di tutte le democrazie del mondo, sanciscono il diritto di informazione passiva (il diritto di avere accesso ad informazioni plurali) e il diritto di informazione attiva (il diritto di esprimere e divulgare le proprie opinioni).

Apparentemente Internet tutela intrinsecamente questi diritti, offrendo mezzi di pubblicazione e distribuzione economici ed efficienti a disposizione di tutti e permettendo a chiunque di accedere ai contenuti prodotti da altri. Tuttavia:

  1. non tutti sono in Internet
  2. nessuno si assume il dovere di informare

Primo problema: l’effetto del digital divide.

Se un individuo è escluso, vengono lesi (o limitati) i suoi diritti di informazione attiva e passiva.

Se la ragione dell’esclusione riguarda un’intera categoria di persone, che sarebbero potenziali autori di contenuti, anche la comunità online ne riceve un danno, in quanto l’assenza di una voce riduce la pluralità dell’informazione, che è un valore in ogni democrazia. Quindi in parte viene leso anche il diritto di informazione passiva di chi è in rete.

Secondo problema: il dovere di informazione.

Perché tutti possano esercitare il diritto di informazione passiva occorre che qualcuno eserciti il dovere di informazione attiva. In rete ci sono meccanismi per far ricadere sui singoli la responsabilità di ciò che affermano (ne parleremo in un altro post), ma non ci sono meccanismi per attribuire responsabilità di omissione… Questo è un problema che la libera informazione dal basso non credo possa risolvere, se non su base statistica. Per il resto non resta che affidarsi, in rete come nei media tradizionali, alla deontologia e all’etica degli “organi di stampa” e dei “giornalisti”.

Per(ché) cominciare

mercoledì, 21 maggio 2008

Malgrado le numerose sollecitazioni ho sempre resistito alla tentazione di aprire un blog, o meglio non l’ho mai neppure ritenuta una tentazione. Insegno e faccio ricerca in informatica ed elettronica. Esprimere opinioni online non fa parte del mio mestiere e non è mia abitudine, quindi senza una vera motivazione non sarei in grado di farlo con la dedizione e la continuità necessarie a far funzionare un blog.

Ma allora perché apro un blog?

Perché da qualche anno mi occupo di reti di accesso, cercando di affrontarne i problemi tecnici senza trascurare quelli sociali, legali ed economici, e di sviluppare e sperimentare sul campo ogni idea e soluzione. Apparentemente si tratta di un tema di ricerca come tanti altri, ma il laboratorio in cui lavoro è una vera rete di accesso che offre servizi a migliaia di utenti e il contesto in cui vanno cercati spunti e riscontri è molto più ampio, variegato e imprevedibile della comunità scientifica a cui appartengo.

Il valore che una rete ha per ogni utente cresce all’aumentare del numero di utenti. Si tratta di una retroazione positiva, di un circolo virtuoso che si innesca quando si raggiunge la massa critica di utenti. Da quel momento in poi il numero di utenti è destinato a crescere in modo naturale. Questo principio tipico delle reti e dei servizi di comunicazione, detto esternalità, si applica in senso lato anche alle idee che stanno alla base dello sviluppo e della gestione delle reti stesse. Le idee del singolo sono tanto più utili ed efficaci quanto più possono essere capite e condivise dagli altri.

Presentare e discutere in pubblico problemi, idee e risultati è diventato parte integrante della mia attività di ricerca in quest’ambito. Approfitto di ogni occasione in cui sono invitato a parlare in pubblico per spingere la discussione un po’ oltre al punto fermo a cui ritengo di essere già arrivato, imponendomi di fare in pubblico riflessioni più esplicite ed azzardate di quelle che farei tra me, o nel mio gruppo, per stimolare e raccogliere spunti inaspettati da parte di interlocutori sorprendentemente eterogenei.

Ogni volta però mi trovo a dover mediare tra il desiderio di fare un balzo (o almeno un piccolo passo) in avanti, e l’esigenza di raccontare la storia su cui quel balzo (o quel passo) si appoggia. Il valore delle idee e dei fatti non è indipendente dal modo in cui sono nati, dalle situazioni e dalle persone che li hanno stimolati. E’ difficile capire a fondo un’idea senza conoscerne la genesi.

Nel momento in cui ritengo che le idee maturate e gli esperimenti effettuati stiano portando allo sviluppo di un nuovo modello di rete di accesso, apro questo blog per ripensare a voce alta a quanto fatto e pensato fin qui e per condividere sul nascere ogni ulteriore riflessione. Spero in questo modo di costruire le basi per poter fare i prossimi passi nello sviluppo del modello con l’aiuto di chi avrà la voglia e la bontà di leggere e commentare questi post.

Forse sarebbe stato meglio che il blog lo avessi aperto due anni fa, la prima volta che Fabio me lo ha proposto, ma la motivazione non era ancora maturata e comunque non sarebbe stato lo stesso. Dove necessario cercherò di recuperare il tempo perduto con dei flash back sugli ultimi due anni.

Dimenticavo:

il modello di rete a cui sto lavorando, per ora si chiama “rete di accesso neutrale”, da cui il nome del blog;

il laboratorio a cielo aperto in cui le idee prendono forma si chiama “urbino wireless campus”, o più brevemente “UWiC”;

io sono Alessandro Bogliolo, o AB.