Aeroporto di Shanghai, domenica 29 agosto 2010, ore 14:00. Dopo due ore di attesa a bordo del volo KL 0896 per amsterdam, l’orchestra d’archi “Amsterdam Sinfonietta” di ritorno da un tour in Cina prende gli strumenti e improvvisa un breve concerto in economy interrotto dalla partenza dell’aereo.
Il 16 e il 17 settembre 30 giovani programmatori avranno l’opportunità di essere i primi a mettere le mani sul codice di openBOXware, la nuova piattaforma aperta per lo sviluppo di decoder e box multimediali su rete IP. I due giorni di corso organizzato ad Urbino precederanno la presentazione della piattaforma al pubblico e alla stampa (prevista per l’8 ottobre) e la pubblicazione dei sorgenti del codice (prevista per il 10 ottobre).
OpenBOXware è un progetto open source promosso da un’associazione culturale (NeuNet), da un dipartimento universitario (il Dipartimento di Matematica Fisica e informatica dell’Università di Urbino, Sezione di Scienze e Tecnologie dell’Informazione) e da un Corso di Laurea (il CdL in Informatica Applicata dell’Università di Urbino).
Il corso è gratuito ed è rivolto a chiunque abbia compiuto 18 anni, abbia passione per l’informatica e interesse per le applicazioni multimediali: studenti universitari, studenti degli ultimi anni delle scuole superiori, sviluppatori professionisti, aziende del settore, appassionati in genere. La parte pratica richiede una precedente esperienza di programmazione ad oggetti. Agli studenti di Informatica Applicata dell’Università di Urbino (già iscritti o in procinto di iscriversi per il 2010/2011) verranno riconosciuti 2 CFU (crediti formativi universitari) per la frequenza del corso.
La presentazione di openBOXware ha molto a che vedere con le reti neutrali, per il ruolo trainante che la televisione via internet ha nello sviluppo delle reti di nuova generazione e per il legame tra openBOXware e l’esperimento di diffusione televisiva in multicast su rete IP condotto a Urbino lo scorso maggio.
Il titolo del post non è un giudizio su ciò che ho letto, ma un dato di fatto: sono stato una settimana al mare e in spiaggia ho letto o riletto.
Energia in rete. La diffusione di terminali mobili con risorse di memoria e di calcolo limitate rende sempre più popolare il ricorso ad application servers disponibili in rete a cui delegare ciò che i terminali mobili non riescono a fare. Ma delegare l’elaborazione ad un server consente anche di risparmiare energia aumentando l’autonomia del terminale mobile? I modeli e gli studi esistenti dicono che il risparmio dipende dalla banda disponibile, dalla quantità di elaborazione da delegare e dalla quantità di dati da scambiare tra client e server. L’ipotesi di caso peggiore è infatti quella in cui sia i dati che l’applicazione debbano essere passati al server per poter delegare l’elaborazione. Ma il vantaggio diventa ancora più evidente se le applicazione, e magari anche i dati, risiedono già sui server, come accade ad esempio con Google Apps.
Karthik Kumar and Yung.Hsiang Lu, “Cloud Computing for Mobile Users: Can Offloading Computation Save Energy?”, IEEE Computer, Vol. 43, No. 4, pp. 51-56, 2010.
Potenza quanto basta. I sistemi a microprocessore sono tipicamente progettati per offrire prestazioni elevate, tuttavia molte applicazioni dominate dai tempi di attesa di input e output hanno prestazioni indipendenti dalla frequenza di clock del microprocessore su cui girano. Se un computer lavora ad una frequenza superiore a quella minima richiesta dall’applicazione a cui è dedicato spreca potenza e quindi energia. Queste semplici considerazioni sono alla base del concetto di energy-proportional computing, un nuovo stile di progetto finalizzato a realizzare sistemi che offrono giusto le prestazioni necessarie all’uso che ne verrà fatto. A rendere plausibile questa visione è il cloud computing, che consente di organizzare reti di server dedicati a determinate tipologie di applicazioni e perfettamente dimensionati per ciascuna di esse. La novità sta proprio nel legame tra potenza e cloud computing, perchè per il resto i concetti sono noti: il consumo di potenza è diventato da decenni la principale metrica di progetto, i sistemi dedicati a specifici domini di applicazioni sono sempre esistiti (benche’ non abbiano avuto la meglio sui sistemi general purpose che consentono di realizzare economie di scala migliori) e il consumo di potenza di un sistema a microprocessore può essere adattato all’uso che ne viene fatto grazie a sofisticate tecniche di dynamic power management adottate da circa 20 anni a tutti i livelli. Passando dal mondo dei server a quello dei terminali mobili la tendenza è ancora più evidente: l’autonomia limitata è il maggior disagio degli smart phone, ma la maggior parte di noi preferisce avere uno smart phone capace di fare di tutto per poche ore piuttosto che un telefonino in grado di fare telefonate per diversi giorni. Come se non bastasse, le applicazioni più apprezzate sono quelle che spingono al limite le prestazioni e il consumo dei dispositivi, basti pensare agli smart phone usati come navigatori satellitari che devono spegnersi ogni tanto per non fondere.
Kirk W. Cameron, “The Challenges of Energy-Proportional computing”, IEEE Computer, Vol. 43, No. 5, pp. 82-83, 2010.
Elettronica ad acqua. L’acqua è talmente essenziale alla produzione di energia che c’è chi si è chiesto quanta acqua sia necessaria per ricaricare l’iPhone (mezzo litro), per fare una ricerca su Google (mezzo millilitro), o per far funzionare qualsiasi dispositivo elettronico. Tra l’altro l’acqua deve essere trasportata per kilometri per raggiungere gli impianti di produzione di energia, consumando altra energia la cui produzione richiede altra acqua. Negli Stati Uniti circa il 40% del consumo di acqua è legato alla produzione di energia. Un interessante rapporto mette a confronto la distribuzione di risorse (idriche e energetiche) e la crescita tendenziale dei fabbisogni di acqua e di energia.
Special report, “Trading Water for Watts: The Hard Choices Start Now”, IEEE Spectrum, July 2010.
TV in rete. Che la TV sia arrivata in rete è evidente, che la convergenza apra scenari intriganti e ponga sfide tecnologiche avvincenti è altrettanto evidente, ma l’attualità e l’importanza di queste riflessioni dipendono anche da dove sono scritte.
Karin Breitman, Markus Endler, Rafael Pereira, and Marcello Azambuja, “When TV Dies, Will It Go to the Cloud?”, IEEE Spectrum, pp. 81-83, July 2010.
Investigatore per caso. Un avvocato si trova suo malgrado ad investigare sulla scomparsa di una ragazza su incarico dei genitori, disperati per l’imminente chiusura delle indagini. La storia è avvincente, ben scritta e condita da numerosi ricordi di semplici episodi di vita vissuta dal protagonista nei quali è facile riconoscersi. L’unico inconveniente è che il protagonista (il Guido Guerrieri gia’ apprezzato da milioni di lettori) è un figo che si atteggia a sfigato. Questo non sarebbe di per sè un difetto, se il romanzo non fosse narrato in prima persona. Con la narrazione in prima persona l’autoironia del protagonista lascia in bocca il sapore sgradevole della falsa modestia e leggendo ci si sente un po’ ingannati da un protagonista che si atteggia nei confronti dei propri lettori.
Gianrico Carfoglio, Le perfezioni provvisorie, Sellerio, 2010.
Il bene e il male. Il visconte Medardo di Terralba partecipa alle Crociate e alla prima battaglia viene colpito da una palla di cannone che lo spezza esattamente a metà (per lungo). Le due metà vengono miracolosamente salvate, l’una dai crociati e l’altra da alcuni eremiti che le ritrovano sul campo di battaglia. Entrambe le metà, per diverse strade e in momenti diversi, faranno ritorno a Terralba rivelandosi l’una talmente perfida e l’altra talmente buona da divenire presto ugualmente insopportabili agli abitanti del luogo.
Italo Calvino, Il visconte dimezzato, Mondadori, 1993.
Straordinaria normalità. Due persone straordinarie per intelligenza, cultura e sensibilità si trovano a vivere nello stesso palazzo borghese di Parigi. Una è una portinaia di origini umili e senza istruzione, che decide di costruirsi un’esistenza da portinaia ignorante per coltivare segretamente e senza secondi fini la passione per la lettura, per l’arte e per il cinema. L’altra è un a ragazzina di 12 anni con un quoziente intellettivo straordinario che tiene per sè la propria intelligenza imitando i suoi compagni per apparire normale. Entrambe decidono di annotare le proprie riflessioni su un diario (o forse solo nella mente) e sono proprio le pagine dei loro diari, abilmente intrecciate, che ci raccontano da due angolazioni diverse la quotidianità che le porterà ad incontrarsi e a riconoscersi. Qui la sensazione è opposta a quella dell’”investigatore per caso” di cui sopra. Qui siamo di fronte a due persone straordinarie che, consapevoli di esserlo, decidono di nasconderlo al mondo ma di svelarlo senza inutili pudori ai propri appunti, e quindi al lettore. Le pagine non sono mai ovvie, le qualità delle protagoniste sono da subito evidenti al lettore senza ricorrere a ostentazioni o proclami, le loro riflessioni creano una tensione e un’attesa degne di un romanzo giallo, benchè non accada quasi nulla. Vorrei doverlo ancora leggere.
Barbery Muriel, L’eleganza del riccio, E/O, 2007.
Con gli occhi della misuca. Un bambino abbandonato su un transatlantico il primo gennaio del 1900 si chiamerà Novencento, vivrà tutta la vita su quella nave, imparerà miracolosamente a suonare il pianoforte, conoscerà il mondo attraverso gli occhi dei passeggeri che lo hanno visto, e si acconteterà di immaginarlo mentre suona musiche mai ascoltate. Il testo è un monologo, quindi si presta ad esser letto ad alta voce, ma se a leggerlo non è un bravo attore la retorica è un po’ stucchevole.
Alessandro Baricco, Novecento (un monologo), Feltrinelli, 1994.
La costituzione italiana.Il Presidente emerito della Corte Costituzionale spiega come leggere la Costituzione italiana illustrandone lo spirito, i principi, i valori, l’architettura e l’attualità. La lettura serve davvero a “farsi un’idea” (questo il titolo della collana) della legge fondamentale dello Stato, invogliando a leggerla e offrendo gli strumenti per comprenderla e apprezzarla. Quando finalmente si arriva a leggere la Costituzione, l’attesa non viene delusa.
La sessione conclusiva di NeutralAccess10, nel pomeriggio del 16 giugno, è stata dedicata ai modelli gestionali.
Gianluca Manzacca, dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha parlato delle prospettive nella regolamentazione delle NGN, prendendo atto dell’importanza del coordinamento tra approcci locali e approcci nazionali ed entrando nel merito dei motivi di intervento pubblico per risolvere situazioni di digital divide o per abilitare lo sviluppo economico. Manzacca ha parlato del ruolo del regolatore negli investimenti pubblici alla luce della legge 69 del 18 giugno 2009, del ruolo consultivo dell’Autorità, della funzione di coordinamento tra programmazione pubblica e privata, di Open Access e delle condizioni che rendono lecito il ricorso ad aiuti di stato.
Gianni Armetta, di New Deal Productions e Streamit.it, ha parlato di modelli di business e costi di diffusione per Internet TV professionali. In particolare ha parlato della difficoltà di conquistare la fiducia del cliente e di portarlo ad investire sull’utenza Internet, che ha un maggior valore rispetto q auella televisiva perchè consapevole e attiva. Ha inoltre illustrato i nuovi modelli di advertising e di business resi possibili dalla televisione in rete. Secondo Armetta le trasmissioni video su Internet subiscono oggi la stessa inerzia e la stessa diffidenza che il web ha vissuto negli anni novanta.
Francesco Russo, di WiTech SpA, ha parlato dei modelli di Business adottati dagli operatori Wireless. In particolare ha descritto la catena del valore e ha messo in evidenza il ruolo dei sistemi di Access management, presentando il sistema WROP di WiTech come strumento abilitante per la adozione di modelli di business ad alto valore aggiunto.
Rodolfo Rughi, di MilliWay, ha parlato delle possibili sinergie tra pubblico e privato per garantire la sostenibilita’ economica delle infrastrutture e il rientro degli investimenti.
La seconda sessione del 16 giugno di NeutralAccess10, gestita come la precedente da Giovanni Cancellieri (UnivPM e CReSM), ha ospitato 3 contributi dedicati alle applicazioni.
Sebastiano Trigila, vicepresidente di HD Forum Italia, ha parlato della diffusione dei futuri servizi di TV digitale (Interattività, HD, 3D, 4K e 8K) via etere e su rete IP, quantificando i requisiti di banda e fornendo elementi comparativi delle infrastrutture di diffusione. Trigila ha offerto numerosi spunti di riflessione: i costi (CAPEX e OPEX) per un multiplex DVB per 5 canali SD sono paragonabili a quelli di una CDN per decine di milioni di utenti, la prospettiva di flussi con requisiti superiori ai 100Mbps per canale (propri dell’8K) potrebbe rendere necessario ricorrere a trasmissioni su mezzo confinato (fibra) per non saturare i mezzi condivisi (etere), potrebbe essere necessario liberare le frequenze radio per i servizi mobili, lo spettro potrebbe essere neutrale rispetto ai servizi (come avviene in altri paesi) .
Lorenz Klopfenstein, di Neunet e Università degli Studi di Urbino, ha presentato una piattaforma modulare open source per la realizzazione di appliance per la diffusione e la ricezione di flussi multimediali multicast su rete IP. La piattaforma software presentata è l’evoluzione della piattafomra utilizzata per l’esperimento di wireless multicast TV condotto a Urbino lo scorso 5 maggio, ed è in grado: di accrescere le proprie funzionalità grazie a plugin sviluppati da terzi, di interfacciarsi a sorgenti multimediali di qualsiasi natura disponibili in Internet o in locale, di dialogare in modo trasparente con altri apparati disponibili sulla stessa rete con standard UPNP. La piattaforma puo’ funzionare sia da decoder (lato utente) sia da proxy in grado di rilanciare in multicast flussi ricevuti in unicast.
Maria Laura Mantovani, di Consortium GARR e Università di Modena e Reggio Emilia, ha parlato di autenticazione federata per il riuso delle identità digitali, presentandone i principi di funzionamenamento, i vantaggi per utenti e fornitori di servizi, e illustrando le soluzioni tecnologiche esistenti. Particolarmente utile è stato il confronto tra le soluzioni offerte da SAML e OpenID e il riferimento alle federazioni attualmente attive in italia che implementano lo standard SAML: ICAR e IDEM.
La sessione di NeutralAccess10 del 16 giugno, dedicata alle infrastrutture abilitanti, è stata guidata da Giovanni Cancellieri, presidente del Centro radioelettrico sperimentale Guglielmo Marconi e professore di Telecomunicazioni all’Università Politecnica delle Marche, che ha ricollegato gli interventi tecnici agli spunti emersi dal dibattito del 15 e ha stimolato l’approfondimento dei temi trattati dai relatori.
Sergio Pompei, della Fondazione Ugo Bordoni, ha riportato risultati originali ottenuti sul testbed in fibra realizzato a Roma dalla FUB e dal Ministero per lo Sviluppo Economico, utilizzato per sperimentare un’architettura di rete per IPTV basata su Content Delivery Network con supporto della Qualità del Servizio.
Roberto Spagnuolo, dei Laboratori Guglielmo Marconi, ha parlato della rete a banda Ultralarga del Comune di Venezia, dando elementi molto concreti ed esemplificando gli strumenti e le strategie che a livello municipale possono essere adottati per realizzare reti di nuova generazione che portino la fibra nelle case. A titolo di esempio, trovo molto interessante l’idea, adottata dal Comune di Venezia, di inserire i cavidotti per la fibra tra le opere di urbanizzazione di cui deve farsi carico chiunque costruisca nel territorio comunale.
Ferdinando Sabatino, di Essentia SpA, ha parlato delle soluzioni che possono essere adottate per spingere gli standard fino al limite, con particolare riferimento al multicast wireless, delle cui potenzialità è stata data dimostrazione a Urbino lo scorso 5 maggio nel contesto della Internet TV, e al MIMO.
Roberto Cianfriglia, di CITEC SpA, ha parlato di reti abilitanti e centri servizi VAS, spostando il focus sulla convergenza e sull’usabilità dei servizi erogati su reti a banda larga che, dovunque possibile, sfruttino i cablaggi esistenti (eventualmente anche in rame).
Paolo Di Francesco, di Teleinform srl, si è chiesto se sia arrivato il momento di IPv6 e si è risposto di no per i problemi di compatibilità con IPv4 e per la maggior complessità. Nella sua relazione ha riformulato il problema della scarsità di indirizzi IPv4 come un qualsiasi problema di gestione e distribuzione di risorse naturali limitate. Anche quando gli indirizzi finiranno (agosto 2011 per IANA, aprile 2012 per RIR), IPv4 non morirà, ma non ci saranno nuove assegnazioni di indirizzi, creando vantaggi per chi ne ha già e imponendo IPv6 agli altri (che saranno tipicamente oggetti piuttosto che persone o PC).
E’ nato prima l’uovo o la gallina? Lo sviluppo della società dell’informazione parte dalle infrastrutture o dai servizi? Il tema è stato introdotto da un mio intervento intitolato “Le applicazioni che trasportano le reti”, che aveva lo scopo di stimolare il dibattito portando tre esempi di applicazioni che suggeriscono un uso della rete orientato al servizio piuttosto che all’accesso: skype su telefonino, il kindle di Amazon e la Internet TV multicast.
Il dibattito è stato moderato da Gianluca Mazzini, che ha sollecitato Maggiulli, Trigila, Denni, Di Francesco e me a rispondere a domande del tipo:
Lo sviluppo della società dell’informazione è trainato dalle infrastrutture o dai servizi?
Quali sono le killer application delle NGN?
Quali contenuti e applicazioni potrebbero essere distribuiti su reti aperte senza determinarne il collasso?
Esistono applicazioni o modelli in grado di aumentare la penetrazione di mercato delle reti?
Le prospettive di sviluppo di reti e servizi a banda larga in Italia sono state discusse nella prima sessione di NeutralAccess10, condotta da Gianluca Mazzini, direttore di Lepida SpA e professore di Telecomunicazioni all’Università di Ferrara. Come di consueto, Gianluca non si è limitato a moderare la sessione, ma l’ha condotta animando il dibattito e “dando letteralmente i numeri” utili ad esemplificare e quantificare gli ordini di grandezza dei problemi e delle soluzioni di cui si parlava.
La sessione è stata aperta da un messaggio di Roberto Sambuco, Capo del Dipartimento delle Comunicazioni del Ministero per lo Sviluppo Economico, che ho ricevuto qualche minuto prima dell’inizio e che ho letto ai partecipanti.
Sono seguiti gli interventi istituzionali di Sebastiano Trigila, della Fondazione Ugo Bordoni, che ha parlato della trasformazione digitale in Italia e in Europa, e di Maria Laura Maggiulli, della Regione Marche, che ha parlato dello stato di avanzamento e delle prospettive di sviluppo del piano telematico regionale e nazionale.
La sessione si è chiusa con il punto di vista degli Internet provider, rappresentati da Dario Denni, dell’Associazione Italiana Internet Provider, che ha presentato in modo molto originale e provocatorio la situazione delle infrastrutture di rete con un contributo dal titolo “La knowledge economy dall’Encyclopedie a Wikipedia, dal rame alla fibra”, e da Paolo Di Francesco, di AssoProvider, che ha presentato la visione dell’assoziazione dei provider indipendenti sulle NGN con argomenti e proposte estremamente concreti.
Riporto il testo del messaggio che ho ricevuto questa mattina dal Dott. Roberto Sambuco, capo del Dipartimento per le Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico, per l’apertura del convegno.
Ringrazio il prof. Alessandro Bugliolo per aver organizzato queste due giornate di studio e approfondimento. Un tema importante e delicato, quello dell’accesso neutrale, al quale infatti l’Università di Urbino ha deciso di dedicare un ciclo di convegni che quest’anno è alla sua terza edizione.
Il problema della neutralità della rete deve essere trattato e analizzato insieme al tema della concorrenza per far fronte alle pratiche anticoncorrenziali che possano insorgere e alla capacità della rete stessa. Una sufficiente competitività tra gli operatori, abbinata al processo di semplificazione delle procedure amministrative necessarie per garantire agli utenti di cambiare agevolmente operatore di riferimento, confinerebbe questa tematica ad un dibattito strettamente tecnico sulla gestione della banda scarsa.
Il mercato europeo è tra i più competitivi al mondo e la volontà degli Stati membri, Italia in particolare, è quella di rafforzare questa qualità monitorando con attenzione le eventuali interferenze da parte di terzi sulla gestione del traffico on line.
In questi termini, come anche previsto nei criteri di recepimento del pacchetto regolamentare europeo, che pone l’accento sul concetto di trasparenza nei rapporti tra l’operatore e gli utenti, un requisito basilare nella società dell’informazione è garantire chiarezza dell’informazione stessa.
Un tema vasto che apre molte porte che lascio a voi esplorare in queste due giornate.